C'è un lungo filo che storicamente unisce Terni ad Alfonsine. Nel Comune ravennate il 10 aprile del 1945 si compì uno dei passi decisivi per la liberazione dell'Italia dall'oppressione nazifascista. A liberare la città, stremati dopo la battaglia sul Senio, fu il gruppo di combattimento 'Cremona' dove si arruolarono un migliaio di volontari provenienti da Umbria, Marche e Toscana: più di 300 erano giovani ternani. Lo scontro con le truppe tedesche fu tremendo e provocò 78 feriti, 8 dispersi e 13 morti. Di questi otto erano ragazzi di Terni che da allora, ogni anno vengono solennemente ricordati. Così è accaduto anche ieri, 10 aprile 2026, quando ad Alfonsine in rappresentanza del Comune di Terni si è recato il consigliere Claudio Batini (AP) con il Gonfalone. Un momento di memoria, unità e commozione che è stato anche l'occasione per una riflessione sul valore della libertà, della pace e della giustizia.
"Quello che abbiamo commemorato oggi ad Alfonsine - queste le parole di Batini - non è stata solo la memoria di una guerra devastatrice o della lotta partigiana contro la dittatura nazifascista. Oltre alle parole di pace, giustizia e libertà che ho sentito ripetere dalle autorità che, come me, rappresentavano i territori del Gruppo 'Cremona', sento il dovere di aggiungerne una fondamentale: valore".
Il consigliere ternano ha ricordato l'inscalfibile esempio dei giovani ternani che si sacrificarono per il bene collettivo. "Il mio pensiero - ha affermato - va all'esigenza civica di quegli oltre trecento partigiani ternani partiti da questa terra per liberare il territorio romagnolo ancora ostaggio dell'occupante. È un valore - ha sottolineato - che va oltre ogni interpretazione moderna, specialmente oggi che facciamo fatica ad alzarci dalla poltrona per i piccoli gesti quotidiani verso un familiare. Quei trecento civili — non militari di professione — hanno messo a rischio la propria vita per un bene supremo: la libertà della nazione".
Il 1945 in un'Europa dilaniata da anni di conflitto, rappresentò il momento dello sforzo supremo per portare a compimento il processo di liberazione. Chi si mise al servizio della causa, proprio come i 300 giovani ternani, aveva già affrontato privazioni e prove inenarrabili e nonostante questo scelse di servire ancora i valori in cui credeva.
"Fa rabbrividire pensare che questi uomini, dopo anni di battaglie per liberare i propri territori e i propri cari a Terni - ha detto ancora il consigliere Batini - abbiano sentito il richiamo di una nazione ancora ferita. Seppur stanchi, sfiniti e provati da anni di guerra in casa, hanno scelto di tornare a combattere per sostenere altri concittadini in Romagna. Erano distrutti, ma finalmente liberi; e proprio in quella libertà hanno trovato la forza di non fermarsi. A loro va il mio grazie più profondo e il mio impegno a non dimenticare mai questo esempio di altissimo valore civile".
Alfonsine, medaglia d'argento al Valore civile e medaglia d'argento al Valore militare, celebra ogni 10 aprile con intensità. Ieri, 81 anni dopo, in quella data emblematica nella città si è svolta la cerimonia al Sacrario dei Caduti di Camerlona e tra le iniziative è stata promossa anche una mostra al Museo della Battaglia del Senio a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e l'Età Contemporanea di Ravenna.
Numerose le personalità del mondo istituzionale, combattentistico e civile intervenute per l'occasione. Come ha ricordato l'assessore regionale alla Cultura dell'Emilia-Romagna, Gessica Allegni, "quanto accaduto 81 anni fa ci riguarda ancora, perché quella libertà conquistata con lotta e sacrifici di donne e uomini è stata costruita ogni giorno con le leggi, le istituzioni e con la partecipazione civile. Con la Costituzione che ne è figlia diretta".