16 May, 2026 - 17:00

Ternana, dopo la "provocazione" social del sindaco Bandecchi riparte il refrain del PD sul conflitto d'interessi

Ternana, dopo la "provocazione" social del sindaco Bandecchi riparte il refrain del PD sul conflitto d'interessi

A sei giorni dall'asta del 22 maggio per il futuro della Ternana Calcio, il sindaco Stefano Bandecchi ha rotto gli indugi con un post social destinato a lasciare il segno. “Ho fondato la Ternana Bandecchi 1925. Sarà una storia bella”, ha scritto nella notte tra venerdì e sabato su Instagram e Facebook, corredando il messaggio con le effigi di tre gorilla. Una iperbole piuttosto evidente, ma che ha immediatamente innescato una reazione a catena: da un lato il Partito Democratico di Terni, che parla di “enorme problema politico, istituzionale e amministrativo”; dall'altro la piazza virtuale dei tifosi, spaccati tra chi rifiuta l'idea di una squadra-marchio e chi teme il baratro dell'asta.

Sullo sfondo, lo scenario più temuto: nessun acquirente per il titolo rossoverde. Bandecchi risponde con la nascita di un nuovo soggetto sportivo che, secondo le indiscrezioni, potrebbe ripartire dalla Serie D attraverso il titolo dell'Orvietana. Il pallone, insomma, è tornato nel campo della politica

L'annuncio di Bandecchi non è un fulmine a ciel sereno. È la risposta a giorni di fuoco incrociato con il Patto Avanti e una parte consistente dell'opposizione anche di centrodestra, che aveva più volte cercato di ascrivergli la responsabilità del fallimento del club e dell'incertezza sulla gestione dello stadio Liberati. Ma la forma, stavolta, è tutto. Lo stile è quello del leader alternativo: diretto, spigoloso, volutamente sopra le righe. A un tifoso che su Facebook gli scrive di non voler seguire una squadra che porta il nome del fondatore, Bandecchi replica: “La Ternana sarà mia e non più sua. Se ne faccia una ragione e non venga allo stadio dato che in serie B al massimo si incassavano 600.000 euro in un anno su trenta milioni spesi. Stia a casa”. A un altro che gli chiede dove giocherà questa nuova Ternana, il sindaco risponde lapidario: “Allo stadio Liberati di Terni”.

Due risposte, due pietre d'inciampo. La prima perché cristallizza il conflitto con una parte del tifo organizzato. La seconda perché rilancia il nodo della convenzione sull'impianto comunale, che il PD considera un “errore gravissimo” già denunciato in Consiglio comunale.

La reazione del Partito Democratico: “Non è una favola, è un rischio istituzionale”

La risposta del Partito Democratico di Terni non si è fatta attendere. In un comunicato diffuso nella mattinata di sabato, i democratici hanno preso d'assalto pezzo per pezzo la narrazione bandecchiana“Bandecchi punta di nuovo ad essere il salvatore della patria e ad entrare nella ‘storia’ della Ternana”, si legge. “Ha annunciato sui suoi canali social la nascita della ‘Ternana Bandecchi 1925’: perfino il suo cognome unito al nome della società. Una scelta che dice molto. Fatto mai accaduto prima”.

Ma il cuore politico dell'attacco è altrove. I democratici richiamano un documento del 2023, quando la Segreteria generale del Comune di Terni aveva già espresso un parere netto sull'incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di presidente della Ternana Calcio“Un documento chiarissimo, che richiamava il rischio di sovrapposizione tra funzione pubblica, interessi privati e rapporti con l'amministrazione comunale”, scrive il PD“Da allora il nodo non si è sciolto. Anzi, è diventato ancora più evidente”.

Secondo i dem, il problema non è solo sportivo. È politico, e grave. “La convenzione del Liberati, il progetto stadio-clinica, il ruolo della Ternana, i terreni su cui erigere la clinica privata, i rapporti con il Comune: tutto continua a intrecciarsi in modo opaco”. E ancora: “Bandecchi sembra interessato a tutto tranne che a fare il sindaco. A investire, acquistare, trattare, costruire operazioni economiche e mediatiche, spesso ignorando i confini dell'opportunità. Ma amministrare una città è un'altra cosa”.

La domanda finale dei democratici è una usata come una lama contro il sindaco. “Ora Bandecchi annuncia una nuova Ternana con il proprio nome dentro. Allora la domanda diventa inevitabile: davanti a questo scenario, chi dovrebbe investire davvero nell'asta del 22 maggio?”. Il messaggio è chiaro: chiunque metta soldi sul piatto per il vecchio titolo rossoverde rischia di trovarsi in mezzo a una partita politica già scritta.

Lo scenario dell'asta e l'ipotesi Orvietana: cosa può accadere il 22 maggio

Per capire la posta in gioco bisogna guardare al calendario. Il 22 maggio è la data dell'asta per il titolo sportivo della Ternana. Se dovesse andare deserta – ipotesi che gli addetti ai lavori non scartano, viste le poche manifestazioni d'interesse concrete – Bandecchi non avrebbe bisogno di “fondare” nulla. Esisterebbe già una strada tracciata: l'acquisizione formale dell'Orvietana, club di Eccellenza umbra, e la successiva fusione con una società sportiva cittadina affiliata alla FIGC da almeno due anni. Il meccanismo è noto nel calcio minore: si compra un titolo, si cambia nome, si riparte.

Secondo quanto circola negli ambienti vicini all'imprenditore, la nuova squadra sarebbe allestita per vincere subito la D e tornare in fretta tra i professionisti. Ma è proprio qui che il Partito Democratico vede il cortocircuito“Non siamo coinvolti in una favola sportiva”, ripetono. “Siamo davanti a un enorme problema politico”.

Perché il punto non è solo la Serie D o la Serie C. È che, in questo schema, secondo l'opposizione il sindaco di Terni diventerebbe a tutti gli effetti il proprietario dell'inquilino del Comune. Il Liberati è di proprietà pubblica. La convenzione per il suo utilizzo, la manutenzione, le eventuali esclusive commerciali: tutto tornerebbe a passare per la scrivania di Bandecchi o della sua giunta, dicono quelli del PD. Un conflitto di interessi che il parere del 2023 già segnalava come insanabile.

Nel frattempo, i tifosi si interrogano. Una parte del tifo organizzato ha già fatto sapere di non voler seguire una squadra che porti il nome del fondatore. Ma un'altra parte, la più disperata, teme solo il vuoto. Perché senza l'asta e senza Bandecchi, oggi, non sembra esserci un terzo soggetto credibile. L'unica certezza, per ora, è la data del 22 maggio. E l'improvvisa, fragorosa riapertura di una partita che non è più solo di calcio.

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