Quella che doveva essere la stagione della rinascita, del "sole in tasca" dopo il tormentato passaggio di consegne estivo da Stefano D’Alessandro alla famiglia Rizzo, si è trasformata in un thriller d'alta quota che sta togliendo il sonno ai tifosi della Ternana. Il baricentro del mondo rossoverde è tornato a tremare, e non per colpa di un legno colpito o di una parata mancata.
Nell’ultima settimana, il mondo rossoverde è stato travolto da un doppio sisma: prima l’esonero di Fabio Liverani, poi l’addio lampo al direttore tecnico Diego Foresti, l'uomo della provvidenza richiamato dalla nuova proprietà solo pochi mesi fa e già giunto al capolinea. In panchina, nel freddo di un anticipo della 33ª giornata di Serie C, ha esordito Pasquale Fazio, ma il campo ha restituito solo un pareggio che sa di beffa atroce. Il rigore di Panico aveva illuso tutti, poi la zuccata di Zini per la Sambenedettese ha gelato il "Liberati". Ma il vero match, quello più duro, si sta giocando sugli spalti e nelle stanze del potere.
Il clima a Terni è diventato elettrico ben prima del fischio d'inizio. Il tifo organizzato, stanco di un’incertezza che sembra diventata una sgradevole consuetudine, ha rotto gli indugi con un comunicato che non lascia spazio a interpretazioni. È un attacco frontale, durissimo, verso la gestione della famiglia Rizzo, definita senza troppi giri di parole come l'ennesimo "circo imprenditoriale".
“La nostra mentalità ci ha sempre spinto a difendere i nostri colori, mettendo il bene della Ternana al primo posto. Senza compromessi, senza interessi, senza guadagni. Ma ci troviamo di fronte a dipendenti non pagati, debiti su debiti, esoneri lampo senza motivi e senza alternative”.
Le parole dei sostenitori rossoverdi pesano come macigni. Il riferimento ai "fantasmi" che non rispondono alle richieste di chiarimento è un dito puntato contro una proprietà percepita come distante, quasi eterea, se non fosse per le decisioni drastiche che stanno smantellando l'area tecnica. Durante la gara, la Curva Nord ha ribadito il concetto con uno striscione lapidario: "Che sia chiaro ai nostri 'imprenditori': non si gioca con i nostri colori".
Il timore, neanche troppo velato, è che la Ternana sia finita in mano a chi non ha la forza - o la volontà - di garantirne il futuro a lungo termine. Il fantasma di un'altra estate passata a caccia di acquirenti aleggia prepotentemente sui tifosi.
Se la società piange, il campo di certo non ride. Il pareggio interno contro la Sambenedettese blocca le Fere a quota 43 punti. La classifica, a cinque giornate dal termine, è un rebus: il quarto posto dista due lunghezze, ma Pineto e Campobasso (entrambe a 45) devono ancora giocare e potrebbero allungare il solco.
Il vero nodo gordiano, quello che deciderà se la famiglia Rizzo resterà al comando o se il progetto naufragherà definitivamente, è legato al progetto Stadio-Clinica. Il verdetto del Tar sulla questione è atteso come una sentenza definitiva.
“Le voci che girano intorno ai Rizzo non sono le migliori. Siamo stufi di non trovare un imprenditore degno e serio. La Ternana è la nostra vita e non staremo a guardare e a lasciarla morire”, dichiara il tifo rossoverde.
La sensazione è che senza il via libera alla clinica, l'impegno dei Rizzo possa evaporare con la stessa velocità con cui è apparso. Il futuro della Ternana è dunque a un bivio: o un consolidamento serio, con il pagamento regolare delle pendenze e una struttura tecnica stabile, o l'ennesimo salto nel vuoto. La finestra è aperta, e i tifosi stanno guardando bene cosa succede dentro casa.