Non è una panchina per deboli di cuore. Lo sa bene mister Fazio, chiamato a guidare la Ternana in una delle acque più agitate della sua storia recente. Tra nubi sul futuro societario e il peso di una piazza che respira calcio e pretende chiarezza, il rettangolo verde rischia di diventare un dettaglio. Invece, deve tornare a essere l’unico centro di gravità permanente. Dopo il rinvio forzato della gara contro la Juventus Next Gen (ora fissata per mercoledì 8 aprile), le Fere hanno avuto il tempo di ricaricare le pile, ma soprattutto di chiudersi a riccio.
Se ieri l’antistadio "Taddei" ha riabbracciato i tifosi in una seduta a porte aperte, da stamattina è scattato il coprifuoco tattico. Cancelli chiusi, telefoni spenti e focus totale sulla trasferta di Guidonia Montecelio. Isolare il gruppo dal "rumore" esterno è il compito più arduo per un tecnico alla sua seconda panchina tra i professionisti, ma è l’unica via per non veder naufragare i sogni playoff. La vittoria manca da quasi un mese: troppi per chi vuole recitare un ruolo da protagonista in post-season.
Mister Fazio ha scelto la via della concretezza. In un momento così delicato, stravolgere l’assetto sarebbe un azzardo non calcolato. La base di partenza resta quel 3-5-2 visto contro la Sambenedettese, un modulo che sembra aver ridonato quell'equilibrio che era svanito nelle ultime uscite della gestione Liverani. Se il precedente tecnico prediligeva un centrocampo con il doppio mediano e un trequartista (l'uomo tra le linee), Fazio ha optato per una mediana a tre, più densa e capace di schermare meglio la difesa.
Il vero rebus riguarda l’attacco, ma le scelte sembrano quasi obbligate. Con la squalifica di Dubickas e un Pettinari ancora lontano dalla condizione ottimale, le chiavi del reparto saranno affidate a Alexis Ferrante. Il "Tigre" avrà il compito di fare a sportellate con i centrali laziali, ma l'uomo copertina è senza dubbio Giuseppe Panico. Dal suo arrivo a gennaio, l'attaccante ha vissuto di alti e bassi, ma contro la Sambenedettese ha sfoderato la sua miglior versione: freddo dal dischetto, ma soprattutto preziosissimo nel lavoro di raccordo. Il 3-5-2 esalta la sua capacità di abbassarsi per dialogare con i centrocampisti, creando quegli spazi vitali per gli inserimenti senza palla delle mezzali. Panico non è solo un finalizzatore, ma il primo costruttore di gioco offensivo, capace di dettare i tempi della manovra e occupare l'area di rigore con intelligenza.
A centrocampo, la solidità è garantita dal trio Majer-Vallocchia-McJannet. È un reparto che mixa muscoli, geometrie e tempi di inserimento. In questa configurazione, il "sacrificato" d'eccellenza rischia di essere Orellana: il talento del trequartista è indiscutibile, ma in una trasferta spigolosa come quella di Guidonia, l'equilibrio viene prima della fantasia. Tuttavia, Fazio sa che l'ex Vis Pesaro rappresenta la "freccia" da scoccare a gara in corso, l'asso nella manica capace di variare il tema tattico se il match dovesse incanalarsi su binari sfavorevoli. L'obiettivo è minimizzare le sbavature difensive - come quella costata il pareggio al tramonto della sfida con i marchigiani - e massimizzare la produzione offensiva di un centrocampo che, per qualità, ha pochi eguali nella categoria.
La gara di Guidonia non è solo una questione di punti, ma di mentalità. Giocare contro i laziali sul loro terreno (sintetico) significa affrontare una squadra che fa dell'intensità e del ritmo le proprie armi migliori.
Il recupero contro la Juventus Next Gen dell'8 aprile incombe, rendendo questa settimana un vero tour de force psicofisico. Vincere nel prossimo turno permetterebbe di affrontare i bianconeri con una classifica migliore e il morale alle stelle, trasformando il recupero in un vero e proprio trampolino di lancio verso il derby contro il Perugia. Mister Fazio sta lavorando sulla testa dei suoi ragazzi: il futuro della società non si decide nello spogliatoio, ma il futuro della stagione passa tutto dai piedi dei calciatori.