E' soprattutto nella Capitale che, nelle ultime ore, si è risvegliato l'interesse intorno al dossier Ternana. Nelle ultime ore si sono intensificati contatti e richieste di informazioni da parte di più soggetti imprenditoriali che conoscono la storia e le potenzialità della piazza rossoverde e che stanno tastando il terreno, anche su impulso di chi, a vario titolo, sta provando a costruire un salvataggio. Operazione difficile e al limite della missione impossibile, inutile negarlo. Ma sono diversi gli imprenditori interessati a un ingresso (o a un ritorno in qualche caso) nel mondo del calcio ad aver alzato il telefono per capire l'impatto che la manovra realizzata da Giuseppe Mangiarano, Carlo Mammarella e Donato Di Campli avrà non solo sul perimetro debitorio immediato (abbassatosi da 4,1 a 2,9 milioni). Ma anche sul futuro.
Chi acquista oggi la Ternana, infatti, chiude i debiti del passato. Ma ipoteca anche la gestione futura. E questi elementi (al di là dei documenti presenti in data room) vanno confrontati con chi conosce nel dettaglio tutti i risvolti del dossier e il costo di una possibile ricostruzione. I curatori Francesco Angeli e Renato Ferrara non avrebbero prorogato l'esercizio provvisorio e bandito una seconda asta se non avessero avuto almeno la sensazione o qualche elemento più probante che c'è ancora uno spiraglio aperto per salvare la squadra e tutelare i creditori con l'incasso della cessione del ramo sportivo.
Eppure la notizia, nonostante l’effervescenza capitolina, è rappresentata anche dalla tagliola che scatterà fra pochi giorni: l’asta giudiziaria per il ramo d’azienda sportivo è fissata per il 22 maggio e la finestra per mantenere il titolo di Serie C è talmente stretta da somigliare al filo di una lama giapponese. Serviranno un progetto credibile e risorse vere, perché - lo si ripete fra gli addetti ai lavori - “senza una base economica solida non si va da nessuna parte e si rischia di rivivere il recente passato”. E finora, di solido, si è visto poco.
Il quadro che si è composto nelle settimane precedenti è la radiografia di un’impasse. Tutti gli imprenditori che si sono avvicinati al capezzale della Ternana Calcio lo hanno fatto con dotazioni parziali, immaginando, evocando o chiedendo apertamente un sostegno diretto e sostanziale del primo cittadino Stefano Bandecchi. Lo hanno cercato come sponsor o come perno finanziario di un’operazione che, senza di lui, appariva subito claudicante. Bandecchi, che pure ha sempre manifestato l’intenzione di accompagnare un salvataggio con una sponsorizzazione personale, si è trovato davanti progetti imprenditoriali troppo vincolati a un suo impegno diretto e massiccio. Da qui la sua dichiarazione pubblica, rimbalzata in questi giorni convulsi: “Ho sempre garantito il mio sostegno con una sponsorizzazione, ma aspetto l’esito dell’asta e nel frattempo lavoro al piano B della Serie D”.
Insomma, per deduzione logica, se la presenza e il sostegno del sindaco Bandecchi dovesse rappresentare la ciliegina sulla torta di una operazione sostenibile, allora ci saranno gli spazi per vedere l'asta aprirsi con almeno un partecipante. Viceversa, l'imprenditore livornese prestato alla politica andrà da solo col suo progetto di ricostruzione.
La tifoseria si è spaccata lungo due fratture parallele. C’è chi dice no a Bandecchi come figura ancora centrale nel destino del club, ritenendo esaurita la sua parabola, mentre dall'altra parte c'è chi - sui social - invoca un suo impegno diretto, nonostante le tante questioni ostative (dalla politica alle giustizia). Poi ci sono altre due fratture: chi saluta come accettabile l’ipotesi di una ripartenza dalla Serie D, attraverso l'operazione di fusione con l'Orvietana, e chi considera questa eventualità come una resa che cancellerebbe il patrimonio sportivo accumulato in cento anni e preferirebbe la ripatenza dall'Eccellenza con imprenditori ternani.
In mezzo, il dibattito della politica locale che usa la Ternana come una clava, nonostante il mantra del "fuori la politica dal calcio". L’intera classe dirigente di tutti gli schieramenti, che da giorni sta polemizzando sulle responsabilità della crisi, in realtà non ha saputo attrarre un solo investitore, né costruire le condizioni perché un gruppo imprenditoriale si presenti il 22 maggio davanti al Tribunale di Terni con un’offerta completa. C’è stata una rincorsa ad affibbiare colpe, ma nessuno (se si eclude qualche volenteroso rimasto nell'ombra) ha dimostrato la capacità di sedersi a un tavolo e attivare proposte o portare capitali freschi.
Eppure i numeri sono lì, nero su bianco. L’ultima revisione della base d’asta ha fissato la necessità di 2,9 milioni di euro subito per onorare il debito a breve (generato da gennaio a maggio e non onorato dalla famiglia Rizzo), tutto da saldare entro il 6 giugno. A questi si aggiungono circa 4,1 milioni relativi al trascinamento delle rateizzazioni pregresse che avranno scadenze variabili tra i 4 e i 6 anni. L’insieme dei debiti sportivi ammonta a circa 7 milioni, pressoché totalmente ascrivibili alle gestioni Guida, D'Alessandro e Rizzo.
Un macigno che, per essere rimosso, ha spinto i tesserati, i calciatori e i dipendenti della Ternana a firmare stralci e remissioni del debito sottoposti a condizioni sospensive: una esdebitazione che racconta, meglio di qualsiasi dichiarazione, la difficoltà di trovare chi abbia la forza finanziaria per vincere questa partita.
L’asta del 22 maggio non è un traguardo, ma la linea di partenza di un percorso a ostacoli che può concludersi con la revoca del titolo sportivo. Il perito nominato dal Tribunale di Terni ha scandito i tempi con precisione notarile: la data ultima per presentare la domanda di iscrizione al prossimo campionato di Serie C è il 16 giugno 2026, ma chi acquista un ramo d’azienda da una società in liquidazione giudiziale deve aver completato ogni passaggio entro cinque giorni lavorativi prima di quella scadenza. Per questo la tagliola reale è il 29 maggio 2026, un venerdì che non ammette eccezioni. “Un ritardo nelle operazioni di liquidazione comprometterebbe in modo irrimediabile il ramo d’azienda sportivo”, ha già avvertito il Giudice Delegato.
Il cronoprogramma è un countdown senza respiro. Giovedì 21, entro le 12, occorre presentare l'offerta irrevocabile per partecipare all'asta. Venerdì 22 maggio, dalle 9 alle 15, si svolgerà la gara telematica asincrona per la vendita del ramo d’azienda (prezzo base: 146.250 euro). Lunedì 25 maggio l’aggiudicatario dovrà aver versato l’intero saldo prezzo e pagato gli onorari d’asta. Martedì 26 maggio verrà firmato il rogito notarile a Terni, sancendo il passaggio di proprietà. Infine, entro venerdì 29 maggio bisognerà presentarsi davanti alla FIGC con la documentazione che prova l’accollo e la garanzia del debito sportivo, soprattutto quei 2,9 milioni a scadenza immediata. L’articolo 52, comma 3 delle NOIF impone che il nuovo acquirente dimostri l’acquisizione dell’azienda, la nuova affiliazione e la copertura integrale dei debiti federali entro quel termine perentorio.
Per chi acquista una società che si trova in liquidazione giudiziale, le regole sono infatti molto più restrittive. Per ottenere il trasferimento del titolo sportivo e impedire che venga revocato, la nuova società non può aspettare la metà di giugno, ma deve dimostrare di avere tutte le carte in regola entro il termine perentorio di cinque giorni prima, esclusi i festivi, rispetto alla scadenza dell'iscrizione. Sottraendo i giorni festivi e i fine settimana dal 6 giugno (dieci giorni prima del termine per l'iscrizione al campionato di C), il perito nominato dal Tribunale ha indicato in modo inequivocabile che la data ultima utile e non superabile cade proprio il 29 maggio 2026
Chi vorrà provare a salvare la Ternana dovrà presentarsi all’asta non solo con i capitali pronti, ma con una macchina organizzativa e legale capace di correre a quella velocità. Il rischio, altrimenti, è che l’ennesimo tentativo resti sospeso a metà strada, tra le buone intenzioni e l’assenza di una copertura vera. E a quel punto, a decidere, non sarà più il Tribunale né la FIGC, ma solo il silenzio di una piazza che dovrà digerire la ripartenza dalla Serie D col piano Bandecchi o dall'Eccellenza.