Andrea Lisuzzo arriva a Terni intorno a mezzogiorno, con l'allenatore in seconda Francesco Lucchesi e il collaboratore tecnico Roberto Saglimbeni. Camicia bianca, pantaloni chino blu, sneakers bianche, fisico tirato e sorriso smagliante. Ad attenderlo nel parcheggio interno della sede di via della Bardesca c'è il ds Carlo Mammarella col volto tirato e quella tensione tipica di chi è abituato a perseguire risultati e mettere in fila i fatti, più che a occuparsi di pubbliche relazioni, eventi mondani e incontri coi giornalisti. Il mister gli dà una grossa mano rompendo il ghiaccio e prendendo in giro i cronisti: “Siete più di undici, possiamo già organizzare una squadra con voi. Come mettervi in campo però lo decidete da soli che io vi conosco poco”.
Piglio da leader, grinta da guerriero, Andrea Lisuzzo ha fortemente voluto la Ternana. I ritardi, o almeno le dilazioni temporali, per il suo arrivo a Terni e per il deposito del contratto non sono certo dipesi dal tecnico palermitano. Lui aveva la valigia pronta da settimane, dalla prima volta in cui il DS Carlo Mammarella lo ha contattato per metterlo alla guida di un progetto tecnico che richiede doti originali: voglia di vincere, capacità di gestire un gruppo eterogeneo basato su un mix di giovani e giocatori esperti, conoscenza del calcio professionistico ma anche della Serie D e delle sfide e delle trappole che può comportare, leadership e voglia di emergere, un'impostazione di gioco che preveda un calcio organizzato, l'obiettivo di dispiegare trame dominanti sul terreno di gioco, l'idea di coniugare atletismo e agonismo con tecnica e qualità.
Sono queste le cose che entusiasmano un pubblico come quello di Terni che ha bisogno di dare un volto alle ambizioni, che ha bisogno di trovare una guida tecnica a cui affidare le speranze di risalita tra i Pro.
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L'atmosfera attorno all'ambiente rossoverde riflette il clima tipico delle piazze calde, dove il tempo dell'attesa deve lasciare rapidamente spazio all'operatività quotidiana. Andrea Lisuzzo intercetta subito il contesto con pragmatismo e spiccata immediatezza relazionale, affrontando la stampa prima ancora di addentrarsi nelle questioni squisitamente tattiche.
Mister, quali sono le primissime sensazioni all'arrivo in città?
“Si comincia bene, con una giornata di sole. Non m'aspettavo tutta questa gente”.
Oltre all'accoglienza, qual è la percezione di questo nuovo capitolo professionale?
“Sensazioni? Bene, bene, bene, sono contento. Intanto l'obiettivo era arrivare (una frase che sgombra il campo di tante illazioni che hanno cercato di imputargli il ritardo accumulato sulla firma, ndr), è stato bravo il direttore Mammarella, coraggioso soprattutto a sceglierci, quindi siamo qui proprio per fare in modo che tutto funzioni”.
L'approccio iniziale prescinde momentaneamente dai moduli di gioco per concentrarsi sul valore del capitale umano. Parla al plurale, Andrea Lisuzzo perché vuole far capire alla piazza l'importanza del suo gruppo di lavoro, snello ma composto da professionisti complementari e in piena sintonia. La priorità del nuovo allenatore della Ternana risiede nella costruzione di basi umane solide, passando per la conoscenza diretta del gruppo di lavoro e dell'ambiente circostante.
“La parte centrale ovviamente è anche la parte tattica e tecnica - afferma -, però questo è un passaggio a cui penseremo poi in seguito. Per adesso ci soffermiamo soltanto a conoscere le persone, a conoscere l'ambiente e a vedere quello che siamo in grado di poter fare”.
Per questo la prima giornata di lavoro è stata dedicata alla ricerca della totale sintonia programmatica col DS, alla conoscenza con gli uomini del management e poi alla visita degli impianti sportivi, a cominciare da quelli di Arrone, in cui la nuova Ternana comincerà a costruire il suo DNA di squadra che punta a vincere, in liea con l'ambizione del suo tecnico.
Il legame tra la dirigenza e il tecnico poggia su una stima professionale reciproca maturata in anni di presenza sui campi di calcio. Tuttavia, la scelta di affidare la panchina ad Andrea Lisuzzo è il risultato di valutazioni approfondite e contatti serrati svolti nelle ultime settimane.
Da quanto tempo andavano avanti i contatti con la società e con il direttore sportivo Mammarella?
“Col direttore, a parte che ci conosciamo da tantissimi anni, quando eravamo più magri e più atletici, c'è sempre stato grande rispetto. Poi nelle ultime settimane c'è stato un rapporto più intenso e siamo riusciti a concludere. Mi fa piacere che Carlo abbia scelto me, perché la concorrenza era veramente tanta e poi mano a mano che il tempo passava si era intensificata”.
La panchina delle Fere rappresenta infatti una destinazione primaria nel panorama calcistico, capace di attirare attenzioni importanti da parte di numerosi professionisti.
“La Ternana è una piazza ambita da tanti allenatori, tanti ce ne sono in giro senza squadra, ahimè, però purtroppo questo è il gioco del lupo che prende prima la preda. Questo è stato un po' quello che è successo e sono contento veramente che quest'ambiente abbia bisogno di una persona dinamica, fresca, con caratteristiche ben precise. Io sono abituato a lottare, lotto da quando sono nato. Sono nato per lottare, quindi per me non è un problema. Credo che sia una cosa già ben concordata e ben metabolizzata”.
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Il profilo di Andrea Lisuzzo, lo abbiamo raccontato ai lettori in tutti le salse, unisce l'esperienza sul campo accumulata da calciatore ad un percorso rigoroso nella veste di allenatore e formatore. Un passaggio vissuto con gradualità e anticipato negli ultimi anni della carriera agonistica, quando la leadership sul terreno di gioco si traduceva già in compiti gestionali.
Il suo percorso comprende un'importante esperienza con i giovani calciatori...
“Tanta esperienza con i giovani ma anche con i vecchi, perché io già dicevo a Carlo che quando pensavo di smettere negli ultimi cinque anni già facevo l'allenatore in campo, quindi un po' di ragazzacci più grandi li conosco. Ora, è ovvio che poi io credo che un percorso debba farsi all'inizio. A me è sempre piaciuto partire dalle cose basilari: sono partito dalla C2 e sono arrivato in Serie A, calcisticamente parlando da atleta”.
Questa progressione per gradi, la classica gavetta, ha caratterizzato anche l'avvio della carriera da allenatore, strutturata attraverso un lungo lavoro nei vivai e ruoli di responsabilità al fianco di tecnici esperti.
“Da allenatore mi è piaciuto soprattutto fare un percorso all'inizio con i giovani, per avere delle competenze che poi credo di avere assimilato. Sei anni sono più che sufficienti all'interno di settori giovanili importanti. Poi i due anni con Menichini sono stati due anni fondamentali: lui è uno che delega molto, è uno che mi ha dato tanta delega e quindi diciamo che in parte poi a Pontedera si è lavorato anche con tanti giovani, affiancandoli agli elementi più esperti”.
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La fase che ha preceduto l'ufficializzazione dell'accordo è stata caratterizzata da un continuo confronto tra le parti, volto a definire la struttura del progetto tecnico e le garanzie operative necessarie per affrontare la stagione.
Come ha vissuto le varie fasi dell'attesa prima dell'ufficialità a Terni?
“L'attesa fa parte del meccanismo dell'allenatore come del direttore sportivo, dobbiamo creare innanzitutto le basi per poter far crescere il rapporto. L'attesa viene metabolizzata con il rapporto che si instaura con il direttore. La certezza si ha solo quando si firma, quindi l'attesa è quella che un po' sfinisce però poi è arrivata alla fine”.
L'avventura di Andrea Lisuzzo sulla panchina della Ternana prende forma a partire dal lavoro quotidiano al fianco del ds Carlo Mammarella e dello staff tecnico composto da Francesco Lucchesi e Roberto Saglimbeni. Tra concretezza, impostazione tattica e gestione del gruppo, le basi operative in via della Bardesca sono fissate.