La Regione guidata da Stefania Proietti perde un altro tassello nella sua macchina politico-amministrativa. Il professor Luca Ferrucci, Amministratore Unico di Sviluppumbria, ha lasciato la guida dell'agenzia economica dopo appena 14 mesi, aprendo un nuovo fronte politico per la giunta del Patto Avanti, dopo l'addio del capo di gabinetto Oliverio, e alimentando l’attacco del centrodestra, che parla di gestione confusa e di segnali sempre più evidenti di difficoltà interne.
Alla base delle dimissioni c’è il nodo mai risolto della compatibilità tra l’incarico e l’attività accademica all’Università degli Studi di Perugia, con il blocco degli emolumenti deciso dall’ateneo dopo la nomina. Palazzo Donini conferma la scelta per motivi personali e lavorativi, ringrazia Luca Ferrucci per il lavoro svolto e annuncia tempi rapidi per la sostituzione. Intanto è già partita la corsa al successore, in un passaggio delicato per una società chiave nella promozione dello sviluppo economico regionale. Per l’opposizione, però, il caso non è isolato e racconta un sistema regionale sempre più in affanno.
Nominato nel maggio 2025 da parte dell'assemblea dei soci della società in house della Regione, la gestione di Luca Ferrucci, Amministratore Unico di Sviluppumbria, si è scontrata fin da subito con un ostacolo di natura amministrativa ed economica. Un regolamento interno dell'Università degli Studi di Perugia (Unipg) ha infatti determinato il blocco degli emolumenti per il docente a seguito dell'assunzione della carica alla guida del braccio operativo della programmazione regionale. Nonostante le verifiche interne condotte nell'arco dell'ultimo anno per risolvere una criticità già emersa durante la precedente amministrazione universitaria, il quadro non ha trovato uno sbocco favorevole.
Il docente nella lettera inviata alla giunta per rassegnare le dimissioni dall'incarico, Luca Ferrucci, docente universitario, ha tuttavia sottolineato l'impossibilità di proseguire il mandato. La risposta della Regione è arrivata attraverso una nota ufficiale con cui la giunta ha espresso gratitudine all'economista per l'impegno profuso alla guida dell'ente, attivo da cinquant'anni nel sostegno al tessuto economico umbro.
“Ringraziamo il professor Ferrucci – si legge nella nota diramata da Palazzo Donini – per la professionalità e l’abnegazione che hanno caratterizzato il suo impegno alla guida di Sviluppumbria, qualità spese nell’interesse generale dell’agenzia che da 50 anni sostiene la competitività e la crescita economica dell’Umbria seguendo gli indirizzi di programmazione regionale”.
L'esecutivo ha ribadito il rispetto per una scelta motivata da ragioni personali e professionali: “Non possiamo che rispettare la decisione del professor Ferrucci di lasciare l’incarico per motivi esclusivamente personali e lavorativi. Nei prossimi giorni adotteremo i provvedimenti del caso per far sì che a Sviluppumbria sia nominato al più presto il nuovo amministratore”.
Se la giunta circoscrive l'uscita a ragioni individuali e tecnico-professionali, la reazione dei gruppi consiliari di minoranza in Consiglio Regionale dell'Umbria punta a trasformare il caso in una questione strettamente politica. I consiglieri regionali Donatella Tesei ed Enrico Melasecche (Lega Umbria), Andrea Romizi e Laura Pernazza (Forza Italia), Eleonora Pace, Matteo Giambartolomei e Paola Agabiti (Fratelli d'Italia), unitamente a Nilo Arcudi (Tp-Uc), hanno sottoscritto una nota congiunta censurando l'operato dell'amministrazione.
“Le dimissioni del professor Luca Ferrucci dall’incarico di amministratore unico di Sviluppumbria – sostengono i rappresentanti dell'opposizione – rappresentano l’ennesimo segnale di una gestione regionale sempre più segnata da difficoltà organizzative, tensioni interne e problemi nei rapporti tra vertici politici, struttura amministrativa e organismi strategici della Regione. Una confusione tutta interna alla sinistra che a causa di incapacità e beghe politiche sta, di fatto, paralizzando l’Umbria e bloccando il futuro della Regione”.
Secondo la ricostruzione del centrodestra, l'addio del vertice della società partecipata si inserisce in una scia di avvicendamenti che avrebbe indebolito gli uffici regionali. I consiglieri citano esplicitamente le precedenti dimissioni di Gianluca Paggi, Direttore Regionale all'Ambiente, e quelle di Nicodemo Oliverio, Capo di Gabinetto di Stefania Proietti, affiancandole alle difficoltà operative registrate nel settore sanitario regionale con la carenza di organico e l'affidamento dei reparti a figure facenti funzioni.
L'uscita di scena di Luca Ferrucci, Amministratore Unico di Sviluppumbria, apre una fase d'incertezza per l'ente preposto all'attrazione degli investimenti e alla gestione dei fondi di sostegno alle imprese. Il centrodestra contesta l'impostazione data dalla Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, accusata di esercitare un modello decisionale verticistico che finirebbe per ostacolare la continuità dell'azione amministrativa.
“Quando figure apicali dell’amministrazione e delle strutture collegate alla Regione lasciano i propri incarichi in un arco temporale così ristretto – prosegue la nota dell'opposizione – è inevitabile interrogarsi sul clima interno e sul metodo di governo adottato dalla presidente Proietti. La sensazione è quella di una Regione nella quale i rapporti interni si stanno deteriorando, con una presidente che tende ad accentrare decisioni e competenze invece di costruire una squadra forte, coesa e valorizzata”.
Le forze di minoranza chiedono formalmente un chiarimento istituzionale sui motivi che impediscono alle figure tecniche di proseguire il proprio percorso all'interno delle strutture regionali: “La presidente Proietti deve assumersi la responsabilità di spiegare perché tante figure chiamate a ricoprire ruoli strategici sembrano non trovare le condizioni per continuare il proprio percorso e se queste dimissioni siano davvero soltanto il frutto di scelte personali oppure se rappresentino il sintomo di una difficoltà politica e organizzativa più profonda”. Con l'uscita di scena del docente, l'attenzione si sposta ora sulla tempestività con cui la giunta individuerà la nuova figura di garanzia per la guida della partecipata.