15 Jan, 2026 - 17:00

Suicidio assistito, l’arcivescovo Boccardo: “Una modernità che non tollera più il limite”. L’omelia di San Ponziano accende il dibattito

Suicidio assistito, l’arcivescovo Boccardo: “Una modernità che non tollera più il limite”. L’omelia di San Ponziano accende il dibattito

Il tema del suicidio assistito entra con forza nel dibattito pubblico umbro attraverso le parole dell’arcivescovo di Spoleto, monsignor Renato Boccardo, presidente della Conferenza episcopale umbra, pronunciate nel solenne pontificale in onore di San Ponziano, patrono della città e dell’intera archidiocesi.
Un’omelia intensa, teologicamente densa e insieme profondamente attuale, che ha intrecciato il tema del martirio con le questioni etiche più controverse del nostro tempo.

Boccardo ha aperto con una citazione dello scrittore Evelyn Arthur Waugh: «Noi siamo gli eredi della loro vittoria, e godiamo di tutto ciò che essi hanno conquistato con la morte». Un passaggio che ha permesso al presule di affermare: «Anche il nostro San Ponziano morì per vincere», collegando la testimonianza dei martiri alle sfide contemporanee.

Suicidio assistito: “Una modernità che non tollera più il limite”

È in questo contesto che l’arcivescovo ha affrontato il tema del suicidio assistito, senza ambiguità e senza toni edulcorati. «‘Morire per vincere’ ha detto – sono parole che oggi descrivono anche certe posizioni che si stanno diffondendo in Italia, intese a permettere ai malati terminali di porre fine alla propria vita».
Boccardo ha citato casi recenti, come quello delle gemelle, presentati mediaticamente come “scelte libere” in nome dell’autodeterminazione e della dignità, ma che secondo il presule rivelano qualcosa di più profondo e inquietante: «In realtà sono espressione eloquente di una modernità che pare non tollerare più il limite, la fragilità o il declino».

Una riflessione che va oltre la polemica contingente e tocca il nodo culturale: che società è quella che considera la sofferenza un errore da eliminare, anziché una dimensione da accompagnare?

La sofferenza come rivelazione della sacralità della vita

Per rafforzare il suo ragionamento, Boccardo ha citato il pianista Giovanni Allevi, affetto da mieloma multiplo: «Nulla ti dona la consapevolezza della sacralità della vita come la sofferenza».
Una frase che rovescia la logica dominante dell’efficienza e del benessere a tutti i costi, ricordando che la dignità della persona non è misurabile in termini di produttività, autonomia o assenza di dolore.

«Il martirio non consola, non addolcisce, non si presta a devozioni facili – ha affermato l’arcivescovo – eppure la Chiesa continua a custodirne la memoria, non per amore della morte, ma per fedeltà alla vita».
E ancora: «Il martire non insegna a morire; insegna a vivere in modo che anche la morte perda il suo potere assoluto. Una vita vale perché è orientata, non perché è indolore».

Famiglia, giovani, malati: una preghiera che è anche un programma civile

L’omelia si è poi allargata a una grande preghiera corale per la comunità, che ha assunto i toni di un vero manifesto etico e sociale.
«Vogliamo raccomandare a Dio le nostre famiglie, perché siano scuola di vera umanità», ha detto Boccardo, invocando protezione per i bambini, affinché «non siano sacrificati dall’egoismo degli adulti», e attenzione per gli adolescenti, «ai quali in città vengono venduti impunemente alcool e fumo».

Un passaggio particolarmente intenso è stato dedicato ai malati: «Perché siano curati con amore e professionalità», e ai politici, affinché «operino sempre per il conseguimento del bene comune e lo antepongano agli interessi personali o di partito».

San Ponziano e la città: fede e responsabilità non si escludono

Nel finale, l’arcivescovo ha legato la figura di San Ponziano alla costruzione della città contemporanea:
«Nel costruire la città, l’amore di Dio non è contro l’amore del prossimo, il pensiero del cielo non è dimenticanza della terra».
Un’affermazione che risponde indirettamente a chi contrappone la dimensione religiosa a quella civile, ribadendo invece una visione integrata della persona e della comunità.

«La comunità cristiana è pronta a condividere impegni comuni per alleviare sofferenze, sanare conflitti, difendere i deboli», ha aggiunto, indicando un ruolo attivo e non marginale della Chiesa nella società.

Un dibattito che interroga la coscienza collettiva

Le parole di monsignor Boccardo non sono destinate a restare confinate all’ambito ecclesiale. Toccare il tema del suicidio assistito significa entrare nel cuore di un confronto che attraversa politica, medicina, diritto e cultura.
Il presule non ha fatto proclami ideologici, ma ha proposto una lettura antropologica: una società che elimina la sofferenza invece di prendersene cura rischia di perdere il senso stesso della vita.

In un tempo in cui il confine tra compassione e abbandono terapeutico si fa sempre più sottile, l’omelia di San Ponziano si propone come una voce controcorrente, che invita a non avere paura della fragilità e a riscoprire il valore della relazione, dell’accompagnamento, della responsabilità reciproca.

«San Ponziano ci aiuti a scrivere pagine luminose nella storia della nostra città», ha concluso Boccardo, «perché si ami gioiosamente la vita e sia dato alla gente il gusto di guardare in avanti».
Un auspicio che, al di là delle appartenenze, interpella tutti.

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Mario Farneti
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