11 May, 2026 - 07:30

Tragedia di Stroncone, mentre prosegue la caccia all'uomo si indaga su premeditazione e apparati tecnologici

Tragedia di Stroncone, mentre prosegue la caccia all'uomo si indaga su premeditazione e apparati tecnologici

Prosegue la caccia all'uomo per trovare l'autore del tentato femminicidio di Stroncone di sabato. Partendo dall’ultimo avvistamento, a Santa Lucia, gli investigatori stanno passando al setaccio l’intera rete di contatti dell’ex rocciatore marocchino, che potrebbe avergli facilitato la fuga. Già, perché l'uomo ricercato in tutta Italia potrebbe essersi rivolto a qualche conoscente per sfuggire alla caccia.

Ma intanto si lavora sull'arma del delitto. Quel martello non doveva essere lì. Non faceva parte della normale dotazione di bordo, non era un frangivetro di emergenza. È stato portato da fuori. Lo hanno accertato gli investigatori della procura di Terni e dei Carabinieri, e questo dettaglio, tecnico solo in apparenza, ha già cambiato il verso dell’indagine sulla tragedia di Santa Lucia di Stroncone. Perché se Mohamed El M. , 42 anni, si è presentato sull’autobus della linea 22 già armato, allora non si può più parlare di raptus. L’ipotesi che prende corpo è quella di un’azione lucida, preparata, condotta da un uomo che conosceva orari e abitudini della moglie Fatiha El A. , 43 anni, seguita presumibilmente dalla città fino alla campagna. Dall’altra parte, c’è un secondo fronte investigativo altrettanto delicato: il braccialetto elettronico antistalking che Mohamed El M. indossava per i precedenti maltrattamenti non ha generato l’allarme utile a bloccarlo prima dell’assalto. I tecnici stanno ora acquisendo la memoria interna del dispositivo per fissare l’ora esatta della manomissione e verificare se la copertura di rete nella zona rurale di Santa Lucia abbia impedito al sistema di dialogare con la centrale, vanificando di fatto la protezione elettronica.

Il martello portato dall’esterno esclude il raptus e rafforza la pista della premeditazione

L’elemento più rilevante emerso dalle indagini riguarda la natura del martello utilizzato per colpire alla testa Fatiha El A.. Gli investigatori hanno accertato che quell’attrezzo non apparteneva al mezzo pubblico. È stato portato deliberatamente dall’esterno da Mohamed El M. , un dettaglio che esclude categoricamente l’ipotesi del raptus improvviso e rafforza invece la pista di un’azione lucida e calcolata. L’uomo, secondo quanto ricostruito, conosceva orari e abitudini della moglie e l’avrebbe seguita dalla città di Terni fino all’autobus della linea 22, nella zona rurale di Santa Lucia. La dinamica, insomma, si allontana dall’idea di un accesso di furia improvviso per avvicinarsi a quella di un disegno criminale preparato nei dettagli.

La vittima, Fatiha El A. , 43 anni, è una donna di origine marocchina, da tempo ben inserita e conosciuta nella comunità islamica di Terni, dove vive stabilmente insieme a una figlia minorenne avuta da una precedente relazione. E' stata sottoposta a una delicata operazione chirurgica all'ospedale Santa Maria di Terni, dove lotta in rianimazione tra la vita e la morte in prognosi riservata. 

Mohamed El M., suo connazionale, era invece una figura sfuggente. Giunto in Italia solo nel novembre del 2025, aveva ottenuto un regolare permesso di soggiorno nel febbraio successivo. Dopo un periodo trascorso al Nord Italia come rocciatore, si era ricongiunto alla moglie. Ma la convivenza si era trasformata subito in un incubo, culminato in una notte tra il primo e il 2 aprile scorso, quando fu la figlia adolescente di Fatiha a comporre il 112 per denunciare le violenze. L’intervento dei Carabinieri permise di scoprire un grave quadro di maltrattamenti continui, controllo ossessivo e aggressioni fisiche. Dopo l’arresto, Mohamed El M. fu processato per direttissima e allontanato dalla casa familiare con l’imposizione del braccialetto elettronico.

Il nodo tecnico del braccialetto e la verifica sulla copertura di rete

L’altro grande fronte dell’inchiesta è tecnologico. Il braccialetto antistalking che Mohamed El M. indossava non ha generato l’allarme in tempo utile per impedire l’assalto sull’autobus. Gli inquirenti stanno ora lavorando per capire il perché. La memoria interna del dispositivo è stata acquisita e sarà sottoposta a perizia per fissare l’ora esatta in cui si è interrotta la comunicazione con la centrale operativa. Due le ipotesi sul tavolo: la manomissione volontaria del braccialetto da parte dell’aggressore oppure un problema di copertura della rete mobile nell’area di Santa Lucia, una zona prettamente rurale caratterizzata da continui spostamenti stradali e da una copertura potenzialmente instabile. Se il sistema non ha potuto dialogare con la sala operativa a causa di un buco di segnale, allora la protezione elettronica sarebbe stata di fatto vanificata, senza che le pattuglie potessero intervenire prima che l’uomo salisse sul bus.

L’episodio ha profondamente scosso i residenti di Stroncone. Il sindaco Giuseppe Malvetani, intervistato dalla RAI, ha dichiarato: “Sicuramente un accadimento che ha turbato la comunità stronconese. Il fatto che la vittima e l’aggressore non fossero di qui, non ci consola particolarmente, perché chiaramente il fatto comunque è di una gravità tale che le persone non possono che essere scosse”. Le indagini, intanto, procedono su due direttrici: da un lato la ricostruzione oggettiva dei fatti avvenuti a bordo del mezzo pubblico, dall’altro la caccia all’uomo su scala nazionale.

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Federico Zacaglioni
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