14 May, 2026 - 17:00

Stroncone, martellate sul bus: El Messaoudi tace davanti al GIP e resta in custodia cautelare

Stroncone, martellate sul bus: El Messaoudi tace davanti al GIP e resta in custodia cautelare

Nessuna parola, nessun cenno di spiegazione per quei colpi di martello che hanno ridotto la moglie in fin di vita su un autobus di lineaMohamed El Messaoudi , il quarantaduenne marocchino fermato per il tentato omicidio di Fatiha El Afghani , questa mattina ha scelto il silenzio più assoluto. Comparso davanti al giudice per le indagini preliminari Francesco Maria Vincenzoni, nel Tribunale di Terni, l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Pochi minuti in aula, il tempo di ascoltare le contestazioni, e poi la decisione del gip: convalida del fermo e custodia cautelare in carcere, con la conferma che gli indizi di colpevolezza sono gravissimi e le esigenze cautelari concrete. El Messaoudi resta rinchiuso nel penitenziario di Terni, mentre la Procura, guidata dal procuratore capo Antonio Laronga, allarga il raggio delle indagini su un punto dolente: il braccialetto elettronico che sarebbe dovuto scattare e che invece, nei minuti decisivi della fuga e dell’agguato, non ha dato alcun segnale.

Il silenzio in aula e quel "come sta?" che lascia interdetti

All’interrogatorio di garanzia, celebrato nella tarda mattinata, erano presenti il pubblico ministero Raffaele Pesiri e il difensore dell’indagato, l’avvocato Andrea Solini Colalè . Il legale ha spiegato che in questa fase non c’erano margini per una strategia difensiva diversa, anche a causa delle barriere linguistiche che complicano la comunicazione con il detenuto. Ma c’è un dettaglio che rende il silenzio di El Messaoudi ancora più carico di tensione: in aula, a margine del confronto, l’uomo ha chiesto notizie sulle condizioni della moglie. Una domanda gelida se messa accanto alla ferocia dell’aggressione di sabato scorso, quando la quarantatreenne Fatiha El Afghani è stata colpita più volte con un martello a bordo di un autobus della linea 22, nella zona di Santa Lucia di Stroncone.

La vittima è ancora in bilico tra la vita e la morte. Lo ha detto con parole misurate ma chiare l’avvocato Valentino Vialilegale di parte civile della donna: “Per quanto riguarda Fatiha comunque ancora non c’è una situazione stabilizzata per capire se la persona potrà sopravvivere o meno”. Una condizione che rende il quadro ancora più drammatico e che tiene il fascicolo in bilico tra l’accusa di tentato omicidio e scenari ancora più gravi.

Il braccialetto elettronico muto e una tragedia annunciata

C’è un interrogativo che accompagna da ore il lavoro degli investigatori e che il giudice ha rimesso alla Procura: perché il braccialetto elettronico non ha funzionato? O, se ha funzionato, perché non ha attivato l’allarme in tempo utile per fermare l’aggressore? L’uomo era già stato arrestato ad aprile per maltrattamenti in famiglia: un episodio che gli era costato l’allontanamento dalla casa coniugale e l’applicazione del divieto di avvicinamento con lo strumento di controllo a distanza. Un provvedimento che, sulla carta, doveva proteggere Fatiha. La realtà, sabato, ha raccontato un’altra storia. Mohamed El Messaoudi è riuscito a raggiungere la ex moglie, a salire sull’autobus e a colpirla con una violenza inaudita, senza che l’apparato di sorveglianza tecnica interrompesse la catena degli eventi.

L’avvocato Viali non ha nascosto l’amarezza: “Il dispiacere che abbiamo tutti, perché purtroppo questa è una situazione che veniva dal mese precedente, quando l'uomo aggredì la moglie e fu denunciato dalla figlia di lei. Quindi questa aggressione si poteva forse, evitare o perimetrare se solo lo strumento avesse funzionato. Penso che il giudice abbia adottato tutte le misure che devono essere adottate, cioè il divieto di avvicinamento con l’obbligo di mettere questo braccialetto”. Parole che suonano come una denuncia delicata ma ferma di un sistema che, nel momento del bisogno, ha mostrato una crepa profonda. La Procura di Terni ha già aperto un approfondimento tecnico per ricostruire la catena dei malfunzionamenti, verificare se ci siano stati ritardi nell’attivazioneguasti, o se il dispositivo fosse stato manomesso. Dai risultati di questa indagine collaterale dipenderà anche la possibilità di capire se l’epilogo violento poteva essere fermato prima.

Ora il fascicolo principale torna nelle mani del procuratore Laronga e del pm Pesiri per la fase successiva: bisogna completare la ricostruzione della fuga di El Messaoudi, mappare i minuti immediatamente precedenti l’agguato e dare un nome a eventuali responsabilità omissive. Il quarantaduenne, nel frattempo, resta in cella. Senza aver speso una parola per i dodici colpi di martello che hanno straziato il corpo della moglie e l’anima di una comunità che si sente tradita due volte: dalla violenza di un uomo e da un braccialetto che non ha suonato alcun allarme.

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Federico Zacaglioni
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