Nel giorno in cui l’Italia si ferma per ricordare una delle pagine più drammatiche della sua storia repubblicana, anche Perugia ha voluto rendere omaggio alla memoria di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, uccisi il 23 maggio 1992 nella strage di Capaci.
La commemorazione si è svolta presso l’Università degli Studi di Perugia nell’ambito di un’iniziativa organizzata in collaborazione con Rai Umbria e la Fondazione Falcone.
A intervenire è stato il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco, che ha richiamato il significato profondo della memoria civile e dell’impegno quotidiano contro ogni forma di criminalità organizzata.
Nel suo intervento, Prisco ha sottolineato come il ricordo della strage di Capaci non possa limitarsi a una celebrazione formale.
“Nel giorno in cui l'Italia si unisce nel ricordo di una delle sue ferite più profonde, il nostro dovere non è solo quello della memoria, ma del rinnovamento quotidiano di un impegno civile”, ha dichiarato il sottosegretario.
Parole che hanno posto l’accento sul valore attuale dell’eredità lasciata da Falcone e dagli uomini della sua scorta, simboli di uno Stato che non arretra davanti alla violenza mafiosa.
Secondo Prisco, il sacrificio del magistrato palermitano rappresenta ancora oggi una guida morale per il Paese.
“Il sacrificio di Giovanni Falcone, di sua moglie e degli uomini della scorta non è solo memoria, ma un esempio da seguire”, ha aggiunto.
La strage di Capaci resta uno degli eventi più traumatici della storia italiana contemporanea.
Il 23 maggio 1992 un attentato mafioso lungo l’autostrada A29, nei pressi di Capaci, provocò la morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta.
L’esplosione, organizzata da Cosa Nostra, segnò profondamente il Paese e aprì una nuova fase nella lotta dello Stato contro la mafia.
Fu proprio dopo quelle stragi che maturò una più forte coscienza collettiva contro il potere delle organizzazioni criminali, con un rafforzamento dell’azione investigativa e legislativa antimafia.

Nel corso della commemorazione di Perugia, Prisco ha ricordato il significato simbolico dell’attacco mafioso del 1992.
“La mafia ha provato a sradicare lo Stato colpendo i suoi uomini migliori, ma ha ottenuto l’effetto opposto: ha risvegliato la coscienza di un’intera Nazione”, ha affermato.
Un passaggio che richiama il ruolo avuto da Falcone e da altri magistrati come Paolo Borsellino nella costruzione di una moderna cultura della legalità.
La loro azione investigativa, culminata nel maxi processo contro Cosa Nostra, cambiò infatti radicalmente il modo di affrontare il fenomeno mafioso in Italia.
Uno dei temi centrali dell’intervento del sottosegretario è stato il valore educativo della lotta alla criminalità organizzata.
Secondo Prisco, l’azione repressiva di magistratura e forze dell’ordine resta fondamentale, ma non sufficiente se non accompagnata da una trasformazione culturale profonda.
“La mafia e le nuove mafie si combattono certamente con l'azione incessante della magistratura e delle forze dell'ordine, a cui va il nostro quotidiano ringraziamento, ma soprattutto con una svolta culturale, nel rifiuto categorico di ogni forma di indifferenza”, ha spiegato.
Un messaggio rivolto soprattutto alle giovani generazioni, chiamate a costruire una società più consapevole e impermeabile ai fenomeni criminali.
Non è casuale che la commemorazione si sia svolta proprio all’interno dell’Università degli Studi di Perugia.
Negli ultimi anni scuole, università e istituzioni culturali hanno assunto un ruolo sempre più importante nella diffusione della cultura della legalità e nella memoria delle vittime delle mafie.
Iniziative come quella promossa a Perugia puntano infatti a trasformare il ricordo in responsabilità civile concreta, coinvolgendo studenti e cittadini in una riflessione che riguarda non soltanto il passato, ma anche il presente del Paese.
Nel finale del suo intervento, Prisco ha ribadito la centralità dell’unità istituzionale nella difesa della democrazia.
“Lo Stato c'è e, quando è unito, vince sempre sul crimine”, ha dichiarato.
Un’affermazione che richiama il valore della collaborazione tra istituzioni, magistratura, forze dell’ordine e società civile nella difesa della libertà e della sicurezza collettiva.
Il sottosegretario ha poi concluso con un richiamo forte alla responsabilità condivisa.
“La legalità deve anche essere patrimonio e responsabilità collettiva dell'intera nazione”.
A oltre trent’anni dalla strage di Capaci, il nome di Giovanni Falcone continua a rappresentare uno dei simboli più forti della battaglia contro la mafia e contro ogni forma di sopraffazione criminale.
La commemorazione di Perugia ha ricordato come la memoria non possa trasformarsi in ritualità vuota, ma debba restare un esercizio quotidiano di coscienza civile.
Perché la lezione di Falcone continua ancora oggi a interrogare il Paese sul significato autentico di giustizia, responsabilità e difesa dello Stato democratico.