L’Avvocatura dello Stato ha ufficializzato il ricorso in appello contro la sentenza del tribunale civile di Perugia che, nei mesi scorsi, aveva riconosciuto un cospicuo risarcimento economico a due fratelli eugubini nell’ambito del Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime dei crimini di guerra e contro l’umanità commessi dal Terzo Reich durante la Seconda guerra mondiale.
La notizia, ripresa e ricostruita da Massimo Boccucci su Vivo Gubbio, riporta al centro una pagina dolorosa della storia cittadina e un contenzioso che intreccia memoria, diritto e responsabilità dello Stato. Il periodo di riferimento è quello compreso tra il 1° settembre 1939 e l’8 maggio 1945, come previsto dalla normativa che ha istituito lo specifico fondo.

Il tribunale civile di Perugia, con il giudice Gaia Muscato, aveva accolto l’azione promossa dai due ricorrenti, riconoscendo il risarcimento dei danni non patrimoniali da loro subiti e di quelli patiti dal padre in conseguenza della morte del nonno, giustiziato per rappresaglia nella strage dei Quaranta Martiri.
Il massacro avvenne all’alba del 22 giugno 1944 a Gubbio, uno degli episodi più tragici della storia umbra durante l’occupazione nazista. La decisione del tribunale perugino si inserisce tra le poche pronunce finora registrate in Italia che hanno riconosciuto in modo significativo un ristoro economico attraverso il fondo statale istituito ad hoc.
L’azione giudiziaria si fonda sulla normativa introdotta con il decreto legge n. 36 del 30 aprile 2022, convertito con modificazioni nella legge n. 79 del 29 giugno 2022, che ha istituito un fondo specifico per il ristoro dei danni subiti dalle vittime dei crimini di guerra e contro l’umanità.
Proprio questo strumento giuridico ha consentito ai due fratelli eugubini di intraprendere il percorso giudiziario, portando davanti al giudice civile una vicenda che, per decenni, era rimasta confinata soprattutto nel perimetro della memoria storica.
L’opposizione alla sentenza, promossa dall’Avvocatura dello Stato, si fonda su diverse questioni giuridiche ancora aperte. Non si esclude che l’appello sia finalizzato a ottenere una riduzione dell’indennizzo economico, anche se il fondo nazionale statale è stato istituito proprio per legittimare il risarcimento alle vittime delle stragi nazifasciste.
È un passaggio che apre un nuovo capitolo del contenzioso e che riaccende il dibattito sul rapporto tra riconoscimento giuridico, risarcimento economico e funzione pubblica della memoria.
La famiglia interessata risulta, al momento, l’unica tra quelle delle quaranta vittime della strage ad aver promosso un’azione giudiziaria di questo tipo. Il procedimento è stato seguito dall’avvocato Piero Pieri, che ha curato una prima fase di approfondita ricostruzione storica dell’evento.
Si tratta della più grave strage avvenuta in Umbria in quel periodo, un fatto che ha segnato in modo indelebile non solo la comunità eugubina, ma l’intero territorio regionale.
“Successivamente – ha spiegato l’avvocato Pieri – si è reso indispensabile procedere a un articolato inquadramento giuridico”. Il percorso non è stato semplice: si è dovuto individuare la corretta sede giudiziaria - considerando che il fatto si è svolto a Gubbio e che il tribunale competente fosse quello territoriale, Perugia, nonostante la richiesta dell’Avvocatura dello Stato di spostare tutto su Roma - e chiarire chi fossero i legittimati passivi a cui rivolgere la domanda risarcitoria.
“Solo all’esito di questo complesso percorso - ha osservato Pieri - è stato possibile giungere al riconoscimento del diritto al risarcimento, sancito dal tribunale di Perugia con una pronuncia corretta, chiara, dettagliata ed esauriente, del tutto congrua e adeguata”. Parole che rivendicano la solidità giuridica della decisione ora impugnata in appello.

La vicenda storica che fa da sfondo al processo comincia il pomeriggio del 20 giugno 1944 al caffè Nafissi, in corso Garibaldi. Alcuni partigiani dei Gap uccisero un ufficiale medico tedesco e ferirono un altro soldato. I tedeschi avevano già minacciato dure ritorsioni contro la popolazione: “40 cittadini per ogni ufficiale e 20 per ogni soldato”.
Le truppe diedero corso alle minacce avviando il rastrellamento nello stesso giorno, mentre era in atto la ritirata verso la Linea Gotica. Nonostante l’intervento del vescovo Beniamino Ubaldi, in quaranta vennero uccisi a colpi di fucile il 22 giugno 1944 nella zona dove oggi sorge il Mausoleo.
Il ricorso in appello riapre dunque una partita che non è solo giudiziaria. In gioco c’è il senso del risarcimento come riconoscimento pubblico di una ferita storica e il ruolo dello Stato nel farsi carico delle conseguenze dei crimini del passato.
La sentenza di Perugia aveva rappresentato, per molti, un passo importante in questa direzione. Ora la parola passa ai giudici dell’appello, mentre Gubbio continua a fare i conti con una memoria che non è mai soltanto storia, ma presente civile.
Questo articolo riprende e rielabora i contenuti dell’approfondimento di Massimo Boccucci pubblicato su Vivo Gubbio, riportando al centro una vicenda che intreccia diritto, storia e coscienza collettiva.