La partita legale intorno al progetto stadio clinica di Terni entra in una nuova fase di massima tensione. Dopo le note dell’11 giugno con cui la Regione Umbria ha stoppato il parere di compatibilità sulla nuova struttura sanitaria, Stadium S.p.A. risponde con una diffida formale che contesta “palese illegittimità” e “radicale contraddittorietà” dell’operato di Palazzo Donini.
Al centro dello scontro c’è la scelta della Direzione regionale Salute e Welfare di legare ogni decisione alla sentenza del Tar Umbria n. 125 del 2026, non ancora passata in giudicato e quindi - per Palazzo Donini - ostativa alla prosecuzione dell’iter. Una posizione che, secondo il legale della società di scopo, l’avvocato Marco Poli, contrasta con la precedente nota del 14 aprile, nella quale la stessa dirigente regionale aveva dichiarato “definitivamente chiuso” il vecchio procedimento e indicato come unica via la presentazione di una nuova istanza ai sensi del regolamento 9 del 2023 (quello approvato dalla giunta Tesei).
La ricostruzione ufficiale fornita dagli uffici perugini delinea un quadro di forte rigidità amministrativa. Il Comune di Terni, lo scorso 28 aprile, ha richiesto il parere di compatibilità per un progetto da 122 posti letto a favore di Stadium S.p.A. avente come socio la Ternana Calcio in liquidazione giudiziale. Tuttavia, la risposta della Direzione Salute e Welfare, coordinata dalla dirigente regionale Davina Boco, ha congelato la pratica.
Dalla sponda di Palazzo Donini si evidenzia, in una nota di Umbria Notizie attribuita agli uffici, che "è stato riosposto al Comune evidenziando, al momento, l’impossibilità a rilasciare il parere di compatibilità in quanto, per gli stessi posti letto, la questione è sub iudice considerato che la sentenza Tar Umbria del 24 marzo 2026 non è ancora passata in giudicato. In merito alla recente sollecitazione pervenuta dagli uffici dello stesso Comune di Terni, di ottenere il provvedimento entro 10 giorni, gli uffici regionali confermano che si potrà provvedere a espletare la procedura di competenza solo al passaggio in giudicato della sentenza".
In questo scontro, i tempi del passaggio in giudicato non rappresentano un mero dettaglio burocratico, ma un fulcro politico e amministrativo. In linea generale, una sentenza del Tar passa in giudicato dopo trenta giorni dalla notificazione, oppure dopo sei mesi dalla pubblicazione in assenza di notifica, con i termini per l'appello al Consiglio di Stato fissati a sessanta giorni e ulteriormente dilatati dalla sospensione feriale di agosto. In pratica, Stadium e Comune di Terni dovrebbero aspettare fino al 22 di ottobre 2026 per il passaggio in giudicato della sentenza, dato che l'avvocatura regionale ha scelto di non notificarla, dilatando i tempi.
La controffensiva legale della società capovolge radicalmente la narrativa dell'ente pubblico. L’avvocato Marco Poli focalizza l'attenzione sulla nota dello scorso 14 aprile 2026, firmata dalla medesima dirigente Davina Boco. In quel documento, la Regione Umbria chiariva che, in seguito alla sentenza n. 447 del 2025, il precedente iter dovesse ritenersi “definitivamente chiuso”, indicando l’attivazione di un procedimento del tutto nuovo tramite il Regolamento Regionale n. 9/2023 come l'unico percorso praticabile.
Stadium S.p.A. sottolinea di aver seguito alla lettera tali istruzioni, sostenendo costi significativi per depositare la nuova istanza completa di tutta la documentazione tecnica richiesta. Il cambio di rotta dell'11 giugno viene quindi bollato dal legale come una “evidente violazione dei principi di coerenza, affidamento, correttezza e buona fede che devono necessariamente caratterizzare l’azione amministrativa”, non potendo l'amministrazione invocare elementi già noti ad aprile per bloccare l'iter.
Sotto il profilo puramente giuridico, l'avvocato Poli eccepisce che la pendenza di un giudizio non rappresenta una causa legale di sospensione automatica delle funzioni. La Regione Umbria, d'altronde, non ha formalizzato alcun provvedimento di stop ai sensi della legge 241 del 1990. Viene contestato anche l'uso ostruzionistico della sentenza n. 125 del 2026, mai notificata dall'ente per far decorrere i termini brevi di impugnazione. Sul fronte della programmazione, la società ricorda che la delibera di giunta n. 1399 del 2023 assegna 80 posti letto al privato accreditato nella provincia di Terni, un dato tecnico che non dovrebbe essere paralizzato dalle liti nei tribunali.
Un ulteriore fronte di scontro riguarda la missiva inviata dalla dirigente ai curatori della Ternana Calcio in liquidazione giudiziale. L’avvocato Marco Poli definisce l’atto “del tutto arbitrario, avulso dalle competenze regionali proprie”, le quali dovrebbero limitarsi alla programmazione sanitaria. Il legale della società corregge inoltre un errore formale presente negli atti regionali: Ternana Calcio Srl (oggi in liquidazione) non detiene il 52% delle quote, bensì il 100% delle azioni di Stadium Spa fin da settembre 2025.
Trattandosi di un asset patrimoniale della procedura concorsuale a tutela dei creditori, il blocco amministrativo arreca, secondo la difesa, un danno ingiusto derivante da presunte “malcelate conflittualità tra Enti ed Uffici”. Nella diffida viene ampiamente sollevato il tema dell'autonomia societaria rispetto alla procedura concorsuale guidata dai curatori, contestando una condotta che scavalca il soggetto proponente. Stadium S.p.A. è un soggetto distinto con autonoma personalità giuridica; di conseguenza, il totale delle sue azioni in mano alla Ternana costituisce un asset patrimoniale della procedura concorsuale a garanzia dei creditori. Questi ultimi, attacca il legale, risultano oggi ingiustamente pregiudicati da reazioni estranee al merito amministrativo, riconducibili piuttosto a “malcelate conflittualità tra Enti ed Uffici”.
La diffida si chiude con una formale messa in mora e la richiesta di un immediato riesame dell’istruttoria. In caso di ulteriore inerzia, Stadium Spa annuncia ricorsi alla giustizia amministrativa e si riserva di agire in ogni sede “per il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non”. Lo scontro sul destino dello stadio-clinica, tanto per cambiare, abbandona così i binari tecnici per trasformarsi in una complessa e durissima battaglia legale.