Sicurezza della viabilità, tutela del paesaggio e sostenibilità degli interventi. È lungo questa linea di equilibrio che si riapre il confronto sul progetto relativo alla strada statale 685 “delle Tre Valli”, nel tratto della Valnerina compreso tra il km 41+500 e il km 51+500.
Come riportato dalla redazione di Perugia Today, nei giorni scorsi Confesercenti Umbria ha incontrato i rappresentanti del Comitato Patrimonio Valnerina per esaminare le possibili ricadute delle opere previste lungo circa dieci chilometri di statale, sostanzialmente dalla zona di Vallo di Nera-Borgo Cerreto fino a Castel San Felice, nel territorio comunale di Sant’Anatolia di Narco.
Dal confronto è emersa una posizione critica rispetto all’attuale configurazione del progetto, accompagnata dalla richiesta di riaprire un tavolo con gli enti competenti per valutare soluzioni alternative e maggiormente aderenti alle caratteristiche del territorio. Confesercenti, raccogliendo le preoccupazioni espresse dal Comitato, pone infatti al centro della discussione non soltanto la funzionalità della futura infrastruttura, ma l’insieme delle conseguenze che una trasformazione della viabilità potrebbe produrre su un’area già segnata dal terremoto, dallo spopolamento e dalla fragilità del tessuto economico.
La richiesta, in particolare, è quella di non mettere in contrapposizione la sicurezza stradale con la salvaguardia della valle, ma di individuare una soluzione capace di tenere insieme entrambe le esigenze.
Il segmento oggetto del confronto si sviluppa per circa dieci chilometri lungo la Valnerina, in un contesto nel quale la strada statale rappresenta un collegamento essenziale per residenti, imprese e visitatori. Proprio per la particolare conformazione della valle, tuttavia, ogni intervento infrastrutturale assume una dimensione che va oltre il semplice adeguamento della viabilità.
Nel corso dell’incontro, il Comitato Patrimonio Valnerina ha espresso forti preoccupazioni soprattutto per l’impatto ambientale e paesaggistico delle opere previste. “L’opera, così come attualmente concepita, rischia di stravolgere una delle valli più belle dell’Umbria e una strada che, nel corso degli anni, è diventata essa stessa un’attrazione, grazie alla qualità del paesaggio e alla straordinaria bellezza dei luoghi attraversati” spiegano in una nota.
È un passaggio che restituisce il cuore della posizione sostenuta dall’associazione: la strada non viene considerata soltanto come un’infrastruttura da adeguare, ma anche come parte di un paesaggio che nel tempo è diventato una componente dell’offerta turistica della Valnerina.
Tra gli aspetti maggiormente richiamati durante il confronto ci sono inoltre le possibili interferenze con il fiume Nera e con il tracciato dell’ex ferrovia Spoleto-Norcia. Quest’ultimo rappresenta oggi uno degli elementi di maggiore interesse nell’ambito delle strategie legate al turismo lento, alla mobilità sostenibile e alla valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico della valle.
Secondo quanto rappresentato dal Comitato, alcuni interventi potrebbero interessare direttamente il sedime ferroviario, mentre la realizzazione di piloni e altre opere strutturali richiederebbe, secondo i promotori delle osservazioni, un approfondimento particolare sulle possibili conseguenze sull’equilibrio idrogeologico e sulle falde.
“Si rischierebbe così di compromettere un patrimonio ambientale e storico che dovrebbe, al contrario, essere recuperato e valorizzato come infrastruttura strategica per il turismo lento e sostenibile” sottolinea Confesercenti. Il tema si intreccia quindi con una delle direttrici sulle quali la Valnerina ha puntato negli ultimi anni per diversificare la propria economia turistica: natura, borghi, percorsi escursionistici, cicloturismo e valorizzazione delle infrastrutture storiche.
Per Confesercenti, però, il possibile impatto degli interventi non si esaurisce nella dimensione ambientale. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla durata dei cantieri e alle conseguenze che deviazioni e rallentamenti potrebbero produrre sulle attività economiche.
La Valnerina presenta infatti una struttura produttiva caratterizzata soprattutto da piccole imprese, con una significativa presenza di attività legate all’accoglienza, alla ristorazione, al commercio e ai servizi. In un territorio nel quale la componente turistica rappresenta una risorsa essenziale, la facilità di accesso costituisce un elemento determinante per la permanenza e la competitività delle imprese. “Cantieri destinati a protrarsi per molti anni comporterebbero inevitabilmente deviazioni, rallentamenti e un forte aumento dei tempi di percorrenza, con ricadute negative sull’intera economia dell’area, con vocazione turistica che in cui lavorano molte piccole imprese che a loro volta hanno numerosi dipendenti, questi si troveranno con il proprio posto di lavoro a rischio, costretti ad emigrare, accentuando lo spopolamento delle aree interne”.
È soprattutto il rischio di una sovrapposizione tra difficoltà infrastrutturali e fragilità demografica a preoccupare gli operatori. In un territorio che sta cercando di contrastare lo spopolamento e di consolidare una nuova economia fondata anche sul turismo, un prolungato peggioramento dell’accessibilità potrebbe avere ripercussioni che andrebbero oltre la durata dei lavori.
Nel confronto è stato richiamato anche il percorso compiuto dalla Valnerina dopo gli eventi sismici. La ricostruzione materiale si è intrecciata con la necessità di ricostruire una prospettiva economica e turistica capace di mantenere residenti e attività sul territorio.
“La Valnerina, dopo le ferite provocate dal terremoto, sta ricostruendo con grande fatica una propria proposta turistica e dell’accoglienza, fondata soprattutto sulla natura incontaminata, sulla qualità del paesaggio, sui borghi e sulle attività all’aria aperta. Sottoporre questo territorio a un periodo così lungo di difficoltà negli accessi rischia di indebolire imprese che operano già in condizioni complesse e di vanificare una parte significativa del lavoro svolto negli ultimi anni”.
Il ragionamento di Confesercenti si concentra quindi sulla necessità di valutare l’opera attraverso una prospettiva complessiva. La sicurezza della strada resta un obiettivo prioritario, ma gli interventi dovrebbero, secondo l’associazione, essere calibrati sulle specificità di un territorio nel quale ambiente, patrimonio storico e attività economiche sono strettamente collegati.
Un ulteriore punto riguarda l’accessibilità ai servizi essenziali. Le conseguenze di eventuali deviazioni e dell’allungamento dei tempi di percorrenza potrebbero infatti interessare anche i cittadini che devono spostarsi per raggiungere strutture sanitarie e assistenziali.
“Deviazioni e rallentamenti potrebbero sottoporre i cittadini della Valnerina, in particolare le persone anziane e fragili, a tempi di percorrenza molto più lunghi per raggiungere ospedali, presìdi sanitari e servizi essenziali. Un aspetto che deve essere valutato con la stessa attenzione riservata agli effetti ambientali ed economici”. È un aspetto che amplia ulteriormente il perimetro della discussione. La viabilità, soprattutto nelle aree interne, non riguarda infatti soltanto il traffico e il trasporto delle merci, ma costituisce una condizione essenziale per garantire l’accesso quotidiano a sanità, servizi pubblici e opportunità di lavoro.
Nel corso dell’incontro è stata inoltre affrontata la questione del rapporto tra il progetto e il consenso espresso negli anni dal territorio. Dal confronto è emersa anche la convinzione che l’attuale progetto “non sia realmente voluto dal territorio” perché “Un iniziale consenso sarebbe maturato quando la portata e l’invasività degli interventi non erano ancora pienamente conosciute. Con la progressiva definizione del progetto sono invece cresciute le preoccupazioni delle comunità locali, delle imprese e delle amministrazioni interessate”.
Una posizione che, inevitabilmente, riporta al centro il tema della partecipazione. Per Confesercenti, la definizione di un’opera destinata a incidere per anni sull’assetto della valle dovrebbe essere accompagnata da un confronto diretto con le comunità, le amministrazioni e il sistema economico locale.
Da qui la richiesta di un confronto istituzionale che coinvolga tutti i soggetti interessati, a partire dalla Regione Umbria e da Anas, insieme ai Comuni, alle organizzazioni economiche e alle rappresentanze territoriali. Nella nota, viene sottolineato che: "Confesercenti Umbria non può non raccogliere l’allarme lanciato dal Comitato e dagli operatori economici della Valnerina. Chiediamo pertanto agli enti competenti e, in particolare, alla Regione Umbria di promuovere con urgenza un tavolo di confronto con ANAS, amministrazioni locali, organizzazioni economiche e rappresentanze del territorio".
L’obiettivo indicato non è dunque quello di bloccare a priori ogni intervento sulla SS685, ma di verificare se sia possibile intervenire in maniera più selettiva, concentrando le risorse sui punti effettivamente critici e riducendo al minimo l’impatto complessivo sulla valle.