Un’altra saracinesca si abbassa nel centro storico di Spoleto.
A chiudere è questa volta Intimissimi, il punto vendita della nota catena di biancheria intima presente in corso Garibaldi, strada che per molti anni ha rappresentato uno dei principali riferimenti dello shopping cittadino.
La cessazione dell’attività assume un valore che va oltre il singolo negozio. Intimissimi appartiene infatti a un gruppo nazionale strutturato e la sua uscita dal mercato spoletino viene considerata da molti operatori come un ulteriore segnale della progressiva perdita di attrattività commerciale del centro.
Dal Gruppo Oniverse, di cui il marchio fa parte, non sono arrivate spiegazioni ufficiali sulle ragioni della chiusura. Nel settore, tuttavia, l’interpretazione prevalente è che il fatturato prodotto dal punto vendita non fosse più in linea con gli obiettivi aziendali.
La decisione riporta quindi al centro del dibattito la sostenibilità economica delle attività insediate nelle vie storiche della città, dove il calo dei passaggi, i costi degli immobili e la trasformazione delle abitudini di acquisto rendono sempre più difficile mantenere aperti i negozi.
Il quadro emerge con chiarezza dal Documento unico di programmazione 2026-2028 del Comune di Spoleto. Nel 2023 il comparto commerciale cittadino contava 839 attività. Nel 2025 il numero era sceso a 715.
In appena due anni sono quindi scomparse 124 imprese, con una contrazione pari a circa il 14,8 per cento. Una perdita che non riguarda esclusivamente il centro storico, ma che nelle vie centrali assume un impatto visivo, economico e sociale particolarmente evidente.
Ogni negozio chiuso significa infatti meno servizi per i residenti, minori opportunità occupazionali e una riduzione della presenza quotidiana di persone nelle strade. Alla diminuzione delle attività si accompagna così un progressivo impoverimento del tessuto urbano.
La chiusura di Intimissimi viene considerata uno dei segnali più preoccupanti proprio perché coinvolge un marchio conosciuto, teoricamente capace di beneficiare di una rete commerciale e promozionale più ampia rispetto a quella disponibile per un’impresa indipendente.
Corso Garibaldi è stato per lungo tempo identificato come una delle principali vie dello shopping spoletino. Oggi il numero crescente di locali vuoti modifica profondamente l’immagine della strada.
Secondo quanto riferito da alcuni operatori, sarebbero ormai quattordici o quindici i negozi chiusi lungo il corso e nelle aree immediatamente vicine. Le vetrine spente interrompono la continuità commerciale e rendono più difficile attirare nuovi investimenti.
Il rischio è quello di un meccanismo progressivo: meno negozi significano meno passaggi, meno passaggi producono minori incassi e la riduzione degli incassi determina ulteriori chiusure.
La crisi non può essere letta soltanto come conseguenza della concorrenza esercitata dai centri commerciali o dalle vendite online. Pesano anche la riduzione della popolazione residente, la difficoltà di accesso al centro, il costo degli affitti e l’assenza di una strategia condivisa capace di restituire una funzione precisa alle vie storiche.

Tra le riflessioni affidate ai social dopo la chiusura di Intimissimi, una delle più articolate è quella dell’operatore economico Leonardo Falasca.
Falasca parla di un «senso di solitudine che aumenta ogni giorno» e osserva che da troppo tempo il centro storico assiste a un progressivo impoverimento senza che venga percepita una reale attenzione al problema.
Le responsabilità, nella sua analisi, non ricadono su un solo soggetto. L’operatore critica il silenzio delle associazioni di categoria e lo scarso interesse dimostrato dalle diverse amministrazioni comunali nei confronti delle difficoltà del comparto.
Allo stesso tempo, invita i commercianti a compiere un esame di coscienza. «Troppo spesso sono mancati spirito di iniziativa, visione comune e quel senso civico che dovrebbe portarci a lavorare insieme per valorizzare il centro», sostiene.
Il rilancio, dunque, non può essere affidato esclusivamente alle istituzioni. Richiede anche la capacità degli operatori di collaborare, costruire iniziative coordinate e superare la frammentazione che spesso caratterizza il commercio locale.
Un altro tema sollevato riguarda i proprietari degli immobili. Secondo Falasca, molti locali resterebbero vuoti per anni perché i canoni richiesti sarebbero troppo elevati rispetto alle possibilità economiche delle nuove attività.
«Alcuni proprietari preferiscono lasciare sfitti i locali mantenendo affitti fuori mercato», è la critica avanzata dall’operatore.
Questa rigidità ostacola l’ingresso di nuove imprese, soprattutto giovani, e impedisce il ricambio commerciale. Un locale inutilizzato non produce soltanto una perdita per il proprietario, ma contribuisce al declino dell’intera strada.
La chiusura di Intimissimi potrebbe diventare, nelle intenzioni degli operatori, l’occasione per riaprire seriamente il confronto sul futuro del centro storico.
Falasca chiede un progetto condiviso di rilancio, superando gli interventi occasionali e le decisioni assunte senza ascoltare chi vive e lavora quotidianamente nelle vie cittadine.
«Servono idee, collaborazione, coraggio e la volontà di assumersi, ciascuno, la propria parte di responsabilità», conclude.
Il dato delle 124 attività perse in due anni dimostra che non si tratta più di episodi isolati. La crisi del commercio spoletino è ormai strutturale e richiede una risposta altrettanto strutturata, prima che altre saracinesche si abbassino lungo quello che un tempo era il cuore commerciale della città.