21 Aug, 2026 - 15:00

Sicurezza a Terni, chieste al Viminale 56 nuove telecamere: il piano da 250mila euro del Comune

Sicurezza a Terni, chieste al Viminale 56 nuove telecamere: il piano da 250mila euro del Comune

Terni accelera sul fronte del controllo del territorio. Per coprire le zone attualmente sprovviste di un presidio elettronico, il capoluogo umbro si prepara ad accendere 56 nuove telecamere. La giunta comunale ha dato il via libera al progetto di fattibilità tecnico-economica, un passaggio cruciale per intercettare i 250 mila euro messi a disposizione dal Bando Sicurezza Urbana 2026 del Ministero dell’Interno. Una mossa strategica con cui Palazzo Spada punta a ottenere la copertura totale dell'investimento da parte dello Stato, azzerando la quota di cofinanziamento a carico delle casse cittadine.

Il piano di Palazzo Spada: zero costi per l'ente e rete ampliata del 20 per cento

Se il dossier otterrà il semaforo verde da Roma, l'infrastruttura di monitoraggio compirà un salto di qualità netto. Il numero degli apparati passerà dagli attuali 240 a 296, registrando un incremento superiore al 20 per cento. A tracciare la linea dell'intervento è Sergio Anibaldi, assessore ai Lavori pubblici, che spiega: “L’obiettivo è rafforzare ulteriormente gli strumenti a disposizione dell’Amministrazione, della Polizia Locale e delle forze dell’ordine per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di illegalità e per una maggiore sicurezza degli spazi pubblici”. La priorità è chiara: blindare i quartieri oggi scoperti, concentrando i nuovi dispositivi tecnologici nei luoghi che manifestano le maggiori criticità sul fronte dell'ordine pubblico.

L'iter istituzionale e le garanzie sulla privacy dei cittadini

Prima di poter inviare la documentazione al Viminale entro la scadenza fissata al 24 agosto 2026, il progetto tecnico dovrà superare l'esame degli organi territoriali di governo. Il fascicolo è infatti destinato ai tavoli della Prefettura di Terni, dove il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica sarà chiamato a esprimere un parere vincolante. Solo dopo questo passaggio formale la richiesta di finanziamento potrà essere ultimata. Parallelamente, il potenziamento del sistema impone paletti rigidi sul fronte della tutela dei dati. L'attivazione della nuova rete di videosorveglianza sarà subordinata al completamento della valutazione d’impatto sulla protezione dei dati. L'amministrazione dovrà stabilire con precisione i tempi di conservazione delle registrazioni, i profili autorizzati all'accesso e posizionare la necessaria segnaletica per i cittadini.

I requisiti tecnici imposti dal Ministero: alta definizione e sistemi anti-manomissione

Il decreto ministeriale del 22 aprile 2026 fissa standard tecnologici elevati, escludendo fondi per mere forniture di hardware di base. I Comuni devono presentare una scheda tecnica dettagliata per un'infrastruttura basata su rete IP. Le telecamere di contesto dovranno garantire una risoluzione minima in Full HD, la visione notturna automatica e protocolli anti-manomissione. Accanto ai dispositivi fissi, il bando prevede l'installazione di telecamere brandeggiabili, capaci di muoversi a 360 gradi grazie a zoom ottici e funzioni di pattugliamento automatico. Fondamentale è anche la cifratura dei flussi video, per impedire intrusioni informatiche, e la resistenza alle intemperie. I server comunali dovranno inoltre assicurare una capacità di archiviazione sufficiente per almeno sette giorni continuativi di tutte le postazioni attive. Il software gestionale permetterà l’esportazione dei filmati con certificazione di integrità e prevederà zone di mascheramento visivo per tutelare la privacy nelle aree sensibili.

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Federico Zacaglioni
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