02 Jul, 2026 - 18:15

SS 219 Pian d'Assino, Pannacci: «Servono adeguamenti e controlli, il raddoppio richiederà anni»

SS 219 Pian d'Assino, Pannacci: «Servono adeguamenti e controlli, il raddoppio richiederà anni»

La sicurezza lungo la SS 219 Pian d’Assino continua ad alimentare il dibattito dopo l'ennesimo incidente mortale. A intervenire con una riflessione tecnica è Massimo Pannacci, già vice comandante della Polizia Locale di Gubbio, responsabile del settore Infortunistica stradale e oggi impegnato nell'Associazione "Andrea Morganti" insieme al presidente Ubaldo Morganti e all'avvocato Fabio Antonioli.

La dichiarazione, rilasciata a Cronaca Eugubina, si concentra soprattutto sulle possibili soluzioni per ridurre il numero degli incidenti, spostando il confronto dalle polemiche alle proposte operative.

Una strada nata con un obiettivo preciso

Pannacci ricorda innanzitutto la funzione originaria della variante alla SS 219, progettata negli anni Novanta per allontanare il traffico, compreso quello pesante, dai centri abitati attraversati dal vecchio tracciato.

«L'obiettivo fu raggiunto», osserva, ma nel tempo la strada ha assunto un ruolo molto diverso da quello immaginato inizialmente. L'apertura dei collegamenti verso Ancona e verso Perugia-Roma ha infatti determinato un forte incremento dei volumi di traffico, trasformando la variante in una delle principali direttrici della viabilità umbra.

Secondo l'ex vice comandante, questa evoluzione avrebbe reso evidente la necessità di adeguare progressivamente l'infrastruttura alle nuove esigenze di mobilità.

Ventisette vittime in diciannove incidenti mortali

L'analisi prende le mosse da un dato che Pannacci considera particolarmente significativo.

Il primo incidente mortale sulla nuova variante si verificò nell'ottobre del 1991, nei pressi dell'innesto con la strada della Contessa, quando persero la vita cinque giovani.

Da allora, ricorda, sulla SS 219 si sono verificati 19 incidenti mortali che hanno provocato complessivamente 27 vittime, alle quali si aggiungono centinaia di sinistri con feriti e ingenti danni materiali.

Numeri che, secondo Pannacci, impongono una riflessione approfondita sulle cause degli incidenti e sulle possibili misure di prevenzione.

I tre fattori della sicurezza stradale

Per l'ex responsabile dell'Infortunistica della Polizia Locale, ogni incidente nasce dall'interazione di tre elementi fondamentali.

«Le cause degli incidenti vanno ricercate nei tre fattori chiave della sicurezza, ovvero l'uomo, il veicolo e la strada», spiega.

Tra questi, il comportamento umano continua a rappresentare la componente più rilevante. Velocità eccessiva, sorpassi effettuati in condizioni di pericolo, distrazione dovuta all'uso dello smartphone, guida sotto l'effetto di alcol o sostanze stupefacenti e mancato utilizzo delle cinture di sicurezza costituiscono, secondo Pannacci, le principali violazioni che contribuiscono al verificarsi degli incidenti.

Si tratta di comportamenti che dipendono esclusivamente dalle scelte del conducente e che rendono ancora più importante il rispetto delle regole del Codice della strada.

Adeguare la strada e utilizzare la tecnologia

Accanto al fattore umano, Pannacci richiama però anche la necessità di intervenire sull'infrastruttura.

Una delle proposte riguarda l'adeguamento degli svincoli della SS 219, con particolare riferimento all'allungamento delle corsie di accelerazione e decelerazione. Solo dopo questi interventi, osserva, potrebbe essere valutato l'innalzamento del limite di velocità dagli attuali 70 km/h ai 90 km/h, una soluzione che contribuirebbe a rendere più fluida la circolazione e a ridurre alcune situazioni di rischio.

L'ex vice comandante sottolinea inoltre l'importanza dei sistemi di controllo della velocità media, già adottati con risultati significativi su altre arterie italiane particolarmente critiche.

L'obiettivo non sarebbe quello di aumentare le sanzioni, ma di favorire una velocità uniforme lungo l'intero percorso, scoraggiando gli eccessi e le brusche accelerazioni che spesso precedono i sorpassi più pericolosi.

Il raddoppio resta la soluzione definitiva

Nel lungo periodo, Pannacci individua nel raddoppio della carreggiata la risposta strutturale ai problemi della Pian d'Assino.

Si tratta però di un'opera complessa che richiederebbe tempi molto lunghi tra progettazione, finanziamento e realizzazione.

«È evidente che la soluzione definitiva e più auspicabile rimanga il raddoppio delle corsie», osserva, evidenziando tuttavia come una simile infrastruttura non possa rappresentare l'unica risposta nell'immediato.

Proprio per questo invita a concentrarsi su interventi concretamente realizzabili nel breve periodo, capaci di migliorare da subito i livelli di sicurezza della strada.

Un approccio fondato sulla prevenzione

Nella riflessione di Massimo Pannacci emerge infine un principio che va oltre la singola infrastruttura.

La sicurezza stradale, sottolinea, nasce dall'integrazione tra comportamenti responsabili, adeguamento delle opere viarie e strumenti tecnologici di controllo.

Per questo motivo ritiene necessario affiancare agli interventi tecnici anche campagne di sensibilizzazione rivolte agli automobilisti, con l'obiettivo di rafforzare la cultura della prevenzione e del rispetto delle regole.

L'esperienza maturata in 33 rilievi di incidenti mortali durante gli anni di servizio nella Polizia Locale porta l'ex vice comandante a ribadire che nessun singolo provvedimento può risolvere da solo il problema. È invece l'insieme di infrastrutture adeguate, controlli efficaci, tecnologie moderne e comportamenti prudenti a poter contribuire concretamente a ridurre il numero delle vittime lungo una delle arterie più trafficate del territorio eugubino.

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Mario Farneti
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