04 May, 2026 - 12:00

Sicurezza fantasma, blitz tra Perugia e Napoli: vigilantes con attestati falsi e un licenziamento farsa per incassare la disoccupazione

Sicurezza fantasma, blitz tra Perugia e Napoli: vigilantes con attestati falsi e un licenziamento farsa per incassare la disoccupazione

I primi a bussare, alle sei del mattino del 28 aprile, sono stati gli agenti della Divisione Polizia Amministrativa della Questura di Perugia. Nel giro di pochi minuti, la stessa scena si è ripetuta in altri cinque indirizzi tra la provincia umbra e la città di Napoli: sei perquisizioni simultanee che hanno smantellato un’architettura illecita fondata su vigilanza abusivacertificazioni false e frode ai danni dello Stato. Dieci persone sono state denunciate, 45 gli illeciti amministrativi contestati e 75.000 euro l’ammontare complessivo delle sanzioni.

Al centro dell’inchiesta, coordinata dal Procuratore facente funzione Iannarone e condotta dalla Polizia di Stato con il supporto della Polizia Postale dell’Umbria, del Reparto Prevenzione Crimine Umbria Marche e della Divisione Amministrativa di Napoli, c’è una società di sicurezza con sede legale in provincia di Perugia e una sede secondaria nel capoluogo campano. Un’impresa che offriva servizi di controllo e vigilanza per concerti, fiere ed eventi pubblici, senza possedere la licenza prefettizia prevista dall’articolo 134 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.

Sei perquisizioni all’alba: smantellato il sistema illecito

L’operazione, scattata dopo mesi di indagini avviate nell’agosto del 2025, ha colpito rappresentanti legali, amministratori e collaboratori della società. I decreti di perquisizione locale e personale, emessi dalla Procura della Repubblica di Perugia, hanno permesso di sequestrare computer, tablet, telefoni e documentazione contabile. Un materiale che, secondo gli inquirenti, dimostra come l’attività di vigilanza abusiva fosse condotta in modo sistematico, sfruttando addetti alla sicurezza privi di iscrizione all’albo prefettizio - il registro professionale che dal 2009 certifica il superamento di corsi di formazione regolari e riconosciuti.

Nel mirino sono finite anche le agende dei servizi già espletati: manifestazioni pubbliche gestite con personale non abilitato, esponendo i committenti e i cittadini a un rischio concreto. Senza la necessaria formazione, infatti, chi indossava quelle divise non era in grado di gestire situazioni di emergenza, assembramenti o principi di panico. Un pericolo che, nelle carte dell’inchiesta, è descritto come «l’inevitabile conseguenza di un mercato parallelo della sicurezza».

Corsi mai frequentati e firme false: il cuore del raggiro

La chiave per aggirare i controlli era semplice quanto insidiosa. Per ottenere i certificati di qualità e competenza professionale - documenti indispensabili per chiedere l’iscrizione all’albo prefettizio - venivano confezionati verbali di corsi di formazione fittizi. Lezioni mai tenute, esami mai sostenuti, docenti mai saliti in cattedra. Sui moduli erano apposte false sottoscrizioni, attribuite a formatori e discenti che, in molti casi, ignoravano persino l’esistenza di quei corsi.

La Polizia ha contestato i reati di falso materiale (articolo 482 del codice penale) e falso ideologico (articolo 480), oltre alle violazioni del TULPS. Tra i deferiti all’Autorità Giudiziaria figurano cinque persone, compresi i due amministratori della ditta. «È stato ricostruito un meccanismo ripetitivo - spiegano dalla Questura - pensato per fornire a committenti pubblici e privati una parvenza di regolarità che non esisteva».

Licenziato per finta: incassava la disoccupazione mentre stava in servizio

L’indagine ha portato alla luce anche un’altra frode, questa volta direttamente a carico delle casse dello Stato. Uno degli operatori della società risultava formalmente licenziato per giusta causa a partire dal 22 aprile 2025. La comunicazione all’INPS era stata inoltrata e il lavoratore aveva iniziato a percepire l’indennità di disoccupazione. Ma gli accertamenti della Divisione Amministrativa della Questura di Perugia hanno rivelato che il rapporto di lavoro non si era mai interrotto.

L’uomo, nei giorni successivi al presunto licenziamento, aveva continuato a prestare servizio regolarmente, spesso nelle stesse postazioni di vigilanza di prima. Un’assunzione di fatto - in nero o comunque priva di copertura contributiva - mascherata da cessazione del rapporto per drenare denaro pubblico. Una pratica che, insieme alle certificazioni false, disegna i contorni di un business della sicurezza illegale che prosperava nell’ombra, con costi ridotti all’osso per chi lo gestiva e rischi scaricati sulla collettività.

Il precedente di febbraio e la repressione a tappeto

L’operazione del 28 aprile non è un episodio isolato. Poche settimane prima, il 19 febbraio 2025, un’altra perquisizione aveva colpito una sedicente agenzia di sicurezza con sede a Perugia. In quell’occasione era stato indagato in stato di libertà il rappresentante legale per esercizio abusivo dell’attività di vigilanza e per l’utilizzo di tesserini prefettizi falsi. Anche in quel caso erano stati sequestrati documenti e attestati contraffatti.

La strategia della Polizia di Stato punta ora a un’azione di prevenzione su più fronti, dal monitoraggio delle manifestazioni pubbliche ai controlli incrociati tra le Questure. «L’obiettivo è impedire che la sicurezza dei cittadini venga affidata a personale non qualificato - ribadiscono dalla Questura di Perugia -. Non si tratta solo di reati amministrativi: qui si mette a rischio l’ordine pubblico». Dieci denunciati, 75.000 euro di sanzioni e un indirizzo investigativo che promette nuovi sviluppi. Il giro dei “vigilantes di carta” è al momento smantellato, ma il fenomeno - avvertono gli inquirenti - è tutt’altro che marginale.

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Federico Zacaglioni
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