Una vasta voragine si è aperta nel sottosuolo di Corso Garibaldi a Gubbio, nei pressi della Statua di Sant'Ubaldo, generando grande preoccupazione tra i cittadini e le autorità locali. La cavità si è manifestata improvvisamente durante i lavori per la realizzazione degli scavi delle fogne, mettendo in evidenza una fragilità del sottosuolo che ha richiesto immediati interventi di sicurezza.
La buca, profonda circa cinque metri e di notevoli dimensioni, ha costretto le squadre operative a chiudere temporaneamente Corso Garibaldi. Sul posto sono intervenuti tempestivamente gli agenti della Polizia Locale e il Sindaco Vittorio Fiorucci, che hanno coordinato le operazioni di emergenza per garantire la sicurezza della popolazione. Alcune auto della Polizia sono state posizionate per bloccare il traffico alla fine di via Dante, mentre transenne e segnali di divieto hanno indirizzato gli automobilisti su percorsi alternativi.
A seguito della chiusura del Corso, il traffico cittadino ha subito significative modifiche. I veicoli provenienti dall'Acropoli, via XX Settembre e via Savelli della Porta sono stati dirottati verso via Dante fino all'Arco di Sant'Agostino (o di Porta Romana) per poi uscire dalla città. Coloro che necessitavano di raggiungere Corso Garibaldi avevano tre opzioni: attraversare il quartiere di San Pietro tramite via Mazzini, via Maffei e via Saffi per accedere alla parte alta; oppure utilizzare via Savelli della Porta per scendere lungo la discesa di San Giuseppe; infine, l'alternativa opposta prevedeva l'ingresso da via della Repubblica per risalire nel primo tratto del Corso.
L’evento ha rivelato non solo la vulnerabilità del sottosuolo urbano, ma ha anche portato alla scoperta di una vasta cavità naturale scavata nel breccino a causa di una prolungata perdita d’acqua. La presenza di speleologi esperti ha consentito di esaminare più da vicino la conformazione della voragine, suggerendo che il fenomeno potrebbe essere riconducibile a eventi simili verificatisi in passato nella stessa area.
Il caso ha riportato alla memoria la grande voragine emersa in via XX Settembre agli inizi degli anni '90. Anche in quell'occasione, la scoperta di un’enorme cavità sotterranea, usata nel medioevo come cava di breccino, aveva destato scalpore e suscitato l’interesse della comunità scientifica. All'epoca, l'ampiezza della voragine aveva permesso di realizzare un'importante infrastruttura urbana: gli ascensori che oggi collegano la zona sottostante al Duomo e al Palazzo Ducale. La copertura mediatica di quel tempo fu notevole, tanto che il TG1 dedicò un servizio speciale alla vicenda.
Secondo gli esperti, la voragine di Corso Garibaldi potrebbe essere stata provocata da un cedimento progressivo del terreno, reso fragile da infiltrazioni d’acqua che hanno lentamente eroso il sottosuolo. Questa ipotesi è avvalorata dall'assenza di un vero e proprio strato roccioso resistente in alcuni punti della città, una caratteristica che rende il territorio eugubino particolarmente suscettibile a fenomeni di sprofondamento.
La natura "carsica" del sottosuolo potrebbe aver giocato un ruolo importante, creando nel tempo un vuoto strutturale che alla fine ha ceduto sotto il peso del manto stradale. Gli esperti stanno valutando attentamente la stabilità delle zone circostanti per scongiurare eventuali ulteriori crolli e per progettare un piano di consolidamento che possa prevenire nuovi episodi simili.
Nonostante l’impegno dell’amministrazione comunale nell'affrontare l’emergenza, l’episodio ha acceso il dibattito sulla manutenzione del patrimonio infrastrutturale cittadino. Alcuni residenti e operatori commerciali hanno sollevato dubbi sulla qualità delle opere di monitoraggio e prevenzione dei rischi geologici.
L'amministrazione, dal canto suo, ha garantito la massima attenzione e ha annunciato un’indagine approfondita sulle cause del crollo. "Stiamo lavorando in sinergia con esperti del settore per comprendere le cause della voragine e trovare le migliori soluzioni per mettere in sicurezza l’area interessata", ha affermato il sindaco Fiorucci.
Mentre si lavora alla messa in sicurezza, alcuni esperti suggeriscono di cogliere questa opportunità per esplorare ulteriormente le cavità sotterranee e magari valorizzarle dal punto di vista storico e turistico. Non sarebbe la prima volta che una scoperta accidentale si trasforma in un’occasione di crescita per la città: basti pensare ai cunicoli medievali di altre località umbre, che oggi sono parte integrante dell’offerta culturale e turistica.
L'idea potrebbe sembrare ambiziosa, ma la storia ha dimostrato che spesso da eventi inaspettati possono nascere occasioni di sviluppo e innovazione. Un'eventuale esplorazione più ampia del sottosuolo di Gubbio potrebbe rivelare altre strutture sepolte e offrire nuove prospettive sulla storia della città.
La voragine di Corso Garibaldi rappresenta un episodio significativo che ha messo in luce la vulnerabilità del sottosuolo eugubino ma, allo stesso tempo, ha riacceso il dibattito sulla gestione del territorio e sulle possibilità di valorizzazione delle scoperte archeologiche sotterranee. Se da un lato è prioritario mettere in sicurezza l’area e garantire la stabilità delle infrastrutture, dall’altro si apre la possibilità di studiare più approfonditamente la morfologia del terreno e le sue implicazioni storiche per giungere a una mappatura precisa.