Un giudizio positivo sull’adeguamento delle tariffe dei servizi residenziali socio-educativi destinati ai minori, accompagnato però da una forte preoccupazione per le ricadute che potrebbe generare l’abrogazione della norma transitoria sugli educatori professionali.
È una posizione netta e politicamente significativa quella assunta dalla Fp Cgil Umbria, che interviene nel dibattito aperto sulle recenti decisioni della Regione in materia di welfare, riconoscendo da un lato il valore di un aggiornamento economico atteso da anni e denunciando dall’altro quella che viene considerata una criticità capace di produrre effetti immediati sull’organizzazione dei servizi e sui livelli occupazionali.
Il nodo riguarda uno dei comparti più delicati del sistema socio-assistenziale regionale: quello dei servizi residenziali rivolti ai minori, settore strategico per la tutela delle fragilità e per la presa in carico di situazioni socialmente complesse, nel quale operano centinaia di professionisti chiamati ogni giorno a garantire continuità educativa, assistenza qualificata e supporto specialistico.
La presa di posizione del sindacato arriva all’indomani delle scelte assunte dalla Giunta regionale e dell’Assemblea legislativa, che hanno prodotto due effetti distinti ma strettamente intrecciati: da una parte l’adeguamento delle tariffe ferme dal 2018; dall’altra l’abrogazione della norma regionale che consentiva, fino al 31 dicembre 2027, ad alcune figure laureate di esercitare la funzione di educatore professionale.
Sul primo fronte, il giudizio della Fp Cgil Umbria è chiaramente favorevole. Il sindacato sottolinea come l’aggiornamento tariffario rappresenti una risposta concreta alle difficoltà economiche di un settore che da anni attendeva un riallineamento delle risorse rispetto all’aumento dei costi e agli adeguamenti contrattuali maturati nel tempo.
A esprimere la posizione della sigla sindacale è il segretario regionale Michele Agnani, che nella nota diffusa alla stampa riconosce il valore del provvedimento assunto dalla Giunta su impulso dell’assessore regionale competente Fabio Barcaioli.
“Apprezziamo la decisione della Giunta regionale, su indirizzo dell'assessore competente Fabio Barcaioli, in merito all'adeguamento delle tariffe dei servizi residenziali socio-educativi destinati ai minori, ferme al 2018. Un adeguamento di oltre il 18% che permetterà, come apprendiamo dalla Regione Umbria, di garantire gli adeguamenti contrattuali”.
Un incremento che, secondo la Fp Cgil, assume una valenza ben più ampia di quella puramente economica. Per il sindacato, infatti, si tratta di una misura indispensabile per consolidare l’equilibrio del comparto e assicurare la tenuta di strutture che operano in una dimensione di crescente complessità.
L’adeguamento tariffario viene letto dal sindacato come un intervento capace di produrre ricadute positive dirette tanto sulle strutture quanto sui lavoratori. “tale decisione mette in sicurezza dal punto di vista economico gli operatori e di conseguenza i lavoratori che operano in un settore, delicato e fondamentale, per la tutela dei minori e per il superamento delle fragilità dei ragazzi che hanno visto un forte incremento, a partire dal post-emergenza Covid, e che rischiano di aumentare ulteriormente di fronte alla crisi economica, dettata da un contesto internazionale sempre più complicato”.
Il riferimento è a un contesto sociale segnato da fragilità sempre più diffuse, acuite dalle conseguenze della pandemia, dalle difficoltà economiche delle famiglie e da una crescente domanda di supporto educativo e assistenziale.
Per la Fp Cgil, garantire sostenibilità economica al sistema significa quindi tutelare non soltanto chi vi lavora, ma anche la qualità dell’intervento educativo rivolto ai minori.
Nel suo intervento Agnani richiama l’attenzione sul ruolo centrale che il sociale continua a ricoprire nel quadro delle politiche pubbliche regionali.
“Un settore, quello sociale - continua Agnani - che richiede una forte attenzione politico istituzionale sempre maggiore, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, che vivono sulla propria pelle tutto il peso della crisi economica. L'adeguamento delle tariffe dà risposte ad un settore altamente professionalizzato, dove operano molti giovani laureati”.
Parole che evidenziano come il welfare socio-educativo non possa essere considerato un ambito marginale, ma rappresenti uno snodo cruciale per la coesione sociale e per la tenuta complessiva delle politiche di tutela dell’infanzia e dell’adolescenza.
Se sul fronte tariffario arriva un sostegno convinto, ben più critica è invece la valutazione del sindacato rispetto alla decisione dell’Assemblea regionale del 7 aprile.
La norma abrogata consentiva, in via transitoria fino al 31 dicembre 2027, ai laureati in Scienze e tecniche psicologiche, Servizi sociali e Sociologia di svolgere la funzione di educatore professionale. Una previsione che, secondo la Fp Cgil, garantiva continuità organizzativa e occupazionale in un comparto che già oggi registra forti tensioni sul reperimento di personale qualificato.
"L'assemblea regionale - spiega Agnani - il giorno 7 aprile, senza nessun confronto preliminare, ha abrogato la norma regionale che permetteva, fino al 31 dicembre 2027 ai laureati in Scienze e tecniche psicologiche, Servizi sociali e ai sociologi, di svolgere la funzione di educatori professionali. Questa scelta compiuta dalla Giunta, che noi riteniamo sia stato un errore compiuto nella più totale buona fede, rischia di mettere a rischio i servizi di welfare e numerosi posti di lavoro. Per queste ragioni chiediamo alla Regione di intervenire, per porre rimedio, garantendo la continuità dei servizi e livelli occupazionali delle elevate professionalità che operano nei servizi di welfare”.
La preoccupazione espressa dal sindacato riguarda soprattutto le possibili conseguenze operative. La cancellazione della norma transitoria potrebbe infatti determinare difficoltà organizzative per le strutture, ridurre la disponibilità di personale e aprire una fase di incertezza per molti professionisti già impiegati nei servizi.
Secondo la Fp Cgil, si tratterebbe di una scelta che rischia di compromettere la stabilità di un sistema che, al contrario, necessita di continuità e certezze.
Il sindacato chiede dunque un intervento correttivo rapido. L’obiettivo è salvaguardare un equilibrio ritenuto essenziale: da un lato consolidare l’effetto positivo dell’adeguamento tariffario, dall’altro evitare che l’abrogazione della norma sugli educatori produca contraccolpi sul piano occupazionale e sulla qualità dei servizi.
Il messaggio rivolto a Palazzo Donini è chiaro: il welfare socio-educativo ha bisogno di investimenti, programmazione e stabilità normativa.
Per la Fp Cgil Umbria, la sfida non riguarda soltanto l’organizzazione tecnica del comparto, ma investe direttamente la capacità delle istituzioni di garantire tutela ai minori, valorizzazione delle professionalità e continuità dei servizi in uno dei settori più sensibili dell’intero sistema regionale.