22 Aug, 2026 - 18:00

Scheggia, Baldelli e Puletti raccontano la storia lungo la Flaminia: dal XIX secolo alle radici del territorio

Scheggia, Baldelli e Puletti raccontano la storia lungo la Flaminia: dal XIX secolo alle radici del territorio

La grande storia ricostruita attraverso le persone, i mestieri, le famiglie e perfino l'allevamento delle capre.

È stata una serata partecipata quella ospitata ieri al Teatro comunale di Scheggia, dove gli studiosi Luca Baldelli ed Euro Puletti hanno accompagnato il pubblico alla scoperta della società locale nella prima metà dell'Ottocento.

L'iniziativa, organizzata dall'Associazione “Ad Ensem” con il patrocinio e la promozione del Comune, ha richiamato decine di persone e ha confermato l'interesse verso una ricerca storica capace di partire dai documenti per ricostruire la vita concreta delle comunità.

Baldelli e Puletti rappresentano ormai due attenti conoscitori di quella parte dell'Umbria che si sviluppa intorno all'antica via Flaminia e al Monte Cucco, studiata non soltanto attraverso i grandi avvenimenti, ma nella trama quotidiana delle popolazioni che nei secoli hanno abitato borghi, campagne e montagne.

Lo Stato delle Anime del 1830 racconta Scheggia

Al centro dell'incontro lo Stato delle Anime del 1830, compilato dall'arciprete Filippo Leonardi di San Paterniano.

Documenti di questo genere costituiscono una fonte preziosa per la storia sociale e demografica. Attraverso l'elencazione delle persone appartenenti alle diverse famiglie è possibile ricostruire consistenza dei nuclei familiari, distribuzione della popolazione e organizzazione del territorio.

Baldelli e Puletti sono partiti proprio da questa documentazione per restituire l'immagine di Scheggia nella prima metà del XIX secolo, affrontando famiglie, toponimi e distribuzione degli abitanti nei diversi predii.

Temi già analizzati dai due studiosi in precedenti iniziative, ma questa volta ampliati attraverso lo studio di professioni, mestieri, ruoli sociali e istituzioni presenti nel territorio.

Quando la storia torna ad avere nomi e cognomi

È questa probabilmente la cifra culturale più interessante del lavoro portato avanti dai due conferenzieri.

La storia locale non viene ridotta a una raccolta di curiosità, ma utilizzata come strumento per comprendere come fosse strutturata una comunità, quali rapporti economici la sostenessero e quale relazione esistesse tra popolazione e territorio.

Il documento diventa così il punto di partenza per restituire identità a persone altrimenti destinate a scomparire nella statistica.

Il risultato è un quadro articolato della Scheggia ottocentesca, nel quale accanto alla demografia emergono professioni, proprietà, organizzazione sociale e attività produttive.

Il coinvolgimento del pubblico durante la conferenza ha dimostrato inoltre quanto questa forma di ricerca possa stimolare ricordi familiari e conoscenze tramandate, creando un rapporto diretto tra documentazione storica e memoria collettiva.

Domeniconi, Paolucci e Scarinci: tre figure da ricordare

La serata è stata anche l'occasione per riportare l'attenzione su alcune personalità legate a Scheggia e alle sue genti.

Tra queste Alessandro Domeniconi (1826-1872), che fu sindaco eugubino, nato da Dionisio ed Angela Adami, quest'ultima di Scheggia, il “dottor fisico” Pietro Paolucci e l'eroe risorgimentale Cesare Scarinci, caduto nel 1849 sui bastioni romani.

Tre figure diverse che permettono di allargare lo sguardo dalla dimensione strettamente locale alla storia politica, civile e professionale dell'Ottocento.

È proprio attraverso biografie come queste che un piccolo territorio mostra i propri collegamenti con processi storici molto più vasti.

Quel documento del 1813 sull'allevamento delle capre

Particolarmente originale la relazione di Euro Puletti dedicata a un documento del 1813, redatto durante il periodo dell'occupazione francese.

Il tema potrebbe sembrare marginale: l'allevamento delle capre.

In realtà, analizzato attraverso le fonti, diventa una chiave per comprendere un'intera economia agro-pastorale. Il documento del 1813 era stato scoperto e sottoposto ad Euro Puletti, che lo ha trascritto, da Franco Parlanti detto Puccetto, titolare per anni della storica edicola di Scheggia.

L'allevamento caprino coinvolgeva infatti alimentazione, agricoltura, gestione dei boschi e attività artigianali, arrivando a intersecare persino il mondo della produzione libraria.

Un esempio particolarmente efficace di come la ricerca storica possa partire da un documento apparentemente minore e ricostruire una rete molto più ampia di relazioni economiche e sociali.

Baldelli e Puletti, studiosi del territorio della Flaminia

Il lavoro di Luca Baldelli ed Euro Puletti acquista particolare significato proprio per la continuità con cui i due studiosi stanno indagando il territorio.

La via Flaminia non costituisce soltanto una strada antica intorno alla quale collocare episodi storici. Rappresenta un vero asse culturale che nei secoli ha collegato comunità, commerci, istituzioni religiose, attività agricole e movimenti di uomini.

Scheggia occupa, da questo punto di vista, una posizione particolarmente significativa: luogo di passaggio e contemporaneamente territorio di confine, capace di mettere in comunicazione l'Umbria con l'area appenninica oggi marchigiana.

La grande cifra culturale dei due conferenzieri consiste proprio nella capacità di leggere questo territorio come un sistema storico unitario, seguendo le tracce lasciate negli archivi e collegandole alla geografia dei luoghi.

Non una storia astratta, dunque, ma una storia che continua a essere riconoscibile nei paesi, nei sentieri, nei toponimi e nelle famiglie.

Il 27 agosto nuovo appuntamento a Isola Fossara

Il percorso di ricerca proseguirà giovedì 27 agosto, dalle ore 18 alle 20, a Isola Fossara, con un nuovo appuntamento dedicato alla storia locale.

Baldelli e Puletti affronteranno questa volta le vicende dei Conti Odasi e della cultura agro-pastorale del territorio, allargando lo sguardo ai rapporti con Sitria e con le zone oggi appartenenti alle Marche.

Sarà un'altra tappa di un lavoro che progressivamente ricompone una geografia storica dell'Appennino attraverso documenti, persone e luoghi.

Ed è forse questo il merito maggiore di iniziative come quella organizzata da “Ad Ensem”: dimostrare che la storia locale, quando viene affrontata con competenza, metodo e conoscenza delle fonti, non è affatto una storia minore.

È invece il punto nel quale la grande storia torna ad assumere nomi, volti e luoghi, seguendo quella via Flaminia che da oltre duemila anni continua a essere uno degli assi lungo i quali si dipana l'identità di questa parte dell'Umbria.

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Mario Farneti
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