16 Jun, 2026 - 20:30

Saxa Gualdo, i sindacati lanciano l'allarme: "L'azienda sta morendo nel silenzio". A rischio 90 posti di lavoro

Saxa Gualdo, i sindacati lanciano l'allarme: "L'azienda sta morendo nel silenzio". A rischio 90 posti di lavoro

Da possibile simbolo di rilancio industriale dell'Appennino umbro a emblema di una crisi che rischia di diventare irreversibile.

È il drammatico scenario delineato dalle segreterie regionali e territoriali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e dalla Rappresentanza Sindacale Unitaria (Rsu) della Saxa Gualdo, che lanciano un nuovo e accorato appello alle istituzioni e alla proprietà affinché venga scongiurato il definitivo declino dello stabilimento.

Al centro delle preoccupazioni ci sono novanta lavoratori e le loro famiglie, ma anche il futuro di uno dei principali insediamenti produttivi del territorio gualdese.

Secondo le organizzazioni sindacali, infatti, la situazione avrebbe ormai superato il livello di guardia.

La priorità: pagare la Cassa Integrazione

La richiesta più urgente riguarda la messa in pagamento della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), indispensabile per garantire un sostegno economico ai dipendenti coinvolti nella crisi aziendale.

Contestualmente, i sindacati chiedono che resti aperto il tavolo ministeriale, considerato attualmente l'unico strumento concreto di confronto con la proprietà.

«La realtà industriale dello stabilimento sta precipitando nel degrado e nell'immobilità più totale», denunciano le organizzazioni dei lavoratori.

Parole che fotografano una situazione percepita come sempre più critica.

Le professionalità lasciano l'azienda

Uno degli aspetti ritenuti più preoccupanti riguarda la perdita progressiva delle competenze interne.

Secondo Daiana Sportellini, segretaria generale di Filctem-Cgil Perugia, e Simone Sassone, segretario generale di Femca-Cisl Umbria, il clima di incertezza starebbe spingendo numerosi dipendenti qualificati a cercare nuove opportunità lavorative.

«La Saxa Gualdo sta perdendo alcune delle sue figure professionali più strategiche», spiegano.

«Lavoratori qualificati che, legittimamente preoccupati, stanno cercando e trovando opportunità altrove, impoverendo progressivamente il patrimonio tecnico, professionale e umano dell'azienda».

Un'emorragia silenziosa che rischia di compromettere ulteriormente ogni ipotesi di rilancio futuro.

Il patrimonio clienti a rischio

Il protrarsi del blocco delle attività produttive starebbe producendo effetti negativi anche sul piano commerciale.

Quello che, secondo i sindacati, rappresentava uno dei principali punti di forza dell'azienda – ovvero il rapporto consolidato con la clientela – rischia infatti di dissolversi.

«Il prolungato blocco delle attività sta mettendo in crisi il portafoglio clienti», sottolineano Sportellini e Sassone.

«Quello che l'attuale proprietà considerava il vero valore aggiunto su cui costruire il rilancio rischia di dissolversi a causa dell'inerzia produttiva e dell'assenza di qualsiasi progettualità concreta».

In altre parole, ogni giorno di inattività rende più difficile recuperare terreno.

Il furto di rame e il degrado dello stabilimento

Ad aggravare ulteriormente il quadro è intervenuto il recente episodio di cronaca che ha colpito lo stabilimento.

Nei giorni scorsi, secondo quanto riportato dal Corriere dell'Umbria, ignoti avrebbero messo a segno una vera e propria razzia di rame, portando via gran parte del materiale presente all'interno della fabbrica, compreso quello appartenente all'impianto elettrico.

Un'azione che avrebbe provocato anche ingenti danni alle strutture.

Per i sindacati si tratta della conseguenza diretta della mancanza di adeguate misure di sorveglianza.

«La totale assenza di tutela del sito ha permesso il recente raid di malviventi all'interno della fabbrica», denunciano.

«Di fatto, qualora domani mattina emergesse la volontà di ripartire, oggi mancherebbero le condizioni strutturali immediate per farlo».

Il timore è che mesi di inattività e abbandono abbiano compromesso la capacità dello stabilimento di riavviare rapidamente la produzione.

"La Saxa resta un patrimonio industriale"

Nonostante tutto, le organizzazioni sindacali rifiutano l'idea che il destino dell'azienda sia ormai segnato.

«Vogliamo rimarcare con forza che la Saxa Gualdo resta un asset industriale vivo e ad alto potenziale», affermano.

«È pronta a tornare pienamente operativa ogni volta che verrà messa nelle condizioni di farlo».

Una convinzione che nasce dalla consapevolezza del valore produttivo accumulato negli anni e delle competenze ancora presenti all'interno dello stabilimento.

Il silenzio del management

Uno dei passaggi più severi del documento riguarda il rapporto con la proprietà aziendale.

Secondo sindacati e Rsu, il management avrebbe mantenuto un atteggiamento caratterizzato da un preoccupante immobilismo.

«Nessuna convocazione, nessuna informativa, nessun aggiornamento è stato fornito ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali», accusano.

«Ignorando persino le esplicite richieste avanzate dal Ministero».

Da qui la richiesta di un'immediata inversione di rotta.

«Non si può continuare a gestire una vertenza così complessa con il silenzio e la politica dei rinvii, mentre lo stabilimento muore giorno dopo giorno».

Novanta famiglie attendono risposte

Il grido finale è rivolto alle istituzioni e all'opinione pubblica.

«Basta. Non è più accettabile», concludono Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Rsu.

«Novanta lavoratori e le loro famiglie meritano rispetto, verità e prospettive concrete».

L'impegno dei sindacati sarà quello di continuare a presidiare ogni sede istituzionale utile affinché vengano garantiti il pagamento degli ammortizzatori sociali, la trasparenza sul futuro aziendale e la salvaguardia di un patrimonio industriale che rappresenta ancora oggi una risorsa importante per Gualdo Tadino e per l'intero territorio umbro.

Perché dietro i cancelli della Saxa non c'è soltanto una fabbrica ferma, ma il destino di decine di famiglie che attendono di sapere se potranno ancora guardare al futuro con fiducia.

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Mario Farneti
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