Il nome di Sara Mariucci è legato a una storia che, pur nata dal dolore più profondo, ha lasciato un segno indelebile nella fede di tanti. La piccola di Gubbio, morta tragicamente a soli quattro anni il 5 agosto 2006 nello stabilimento balneare “Stella Maris” di Villapiana (Calabria), è oggi ricordata da migliaia di fedeli che ogni anno raggiungono il Santuario di San Martino in Colle per pregare sulla sua tomba di marmo bianco, realizzata dall’artigiano Luca Grilli.
L’incidente che spezzò la vita di Sara fu drammatico e inaspettato: la bambina, durante una vacanza con la famiglia, salì su una giostra e, nel tentativo di raccogliere un gettone caduto, toccò inavvertitamente un cavo elettrico scoperto, restando folgorata. Un evento che segnò per sempre i genitori Michele Mariucci e Anna Armentano, ma che con il tempo si è trasformato in una storia di salvezza, come la stessa mamma Anna ha raccontato in occasione della 19ª ricorrenza della “nascita in cielo” di Sara.
Il 5 agosto 2025, come ogni anno, il Santuario di San Martino in Colle ha accolto centinaia di persone giunte da tutta l’Umbria e da altre regioni. La Santa Messa, presieduta dal Vescovo Luciano, ha visto la partecipazione dei sacerdoti eugubini e di molti familiari e amici della bambina.
“Tanti fedeli e gente semplice salgono ogni anno fino al Santuario per visitare in silenzio la tomba di Sara” – raccontano i volontari del luogo – “Ognuno prega a modo proprio, lasciando un pensiero sul grande quaderno di pagine gialle che da diciannove anni raccoglie emozioni, preghiere e testimonianze”.
Nel 2016, dieci anni dopo la tragedia, la salma della piccola fu traslata dal cimitero di San Martino in Colle al Santuario, dove oggi riposa in pace, diventando meta di un infinito pellegrinaggio.
Durante la celebrazione, la mamma Anna Armentano ha raccontato pubblicamente un episodio toccante e misterioso avvenuto la sera del 2 agosto 2006, poche ore prima della morte della figlia: “Quella sera Sara mi chiese di raccontarle una storia, e stranamente non gliela raccontai. Quando pensai che stesse dormendo e mi accinsi a uscire dalla sua stanza, con la sua vocina mi disse: «Quando ero piccola piccola, ero in un posto lontano lontano, meraviglioso, su una nuvoletta». Le chiesi: «E con chi eri?». Mi rispose: «Con la mamma Morena». Rimasi stupita: «La mamma Morena? Chi è? Io sono la tua unica mamma». E lei: «È buonissima». «Più buona di mamma Anna?», le chiesi. «Sì», rispose sicura. «Di che colore ha i capelli questa mamma?». «Blu», disse. «E gli occhi?». «Castani come i miei». «E tu lasceresti mamma Anna per andare con mamma Morena?». «Sì», disse ancora.”
La madre, profondamente turbata, raccontò subito l’accaduto al marito Michele e alla sorella. Il giorno successivo, durante la vacanza al mare, Sara ripeté: “La mamma Morena non mi sgrida”. Poche ore dopo, il tragico incidente.
Il 5 agosto 2006, mentre i genitori prendevano un caffè e i bambini giocavano, Sara salì su un giochino. Appoggiando i piedi sulla pedana, toccò un cavo scoperto e rimase fulminata.
Mamma Anna ricorda così quel momento: “Era una giornata piena di sole, ma per noi si fece buio dentro e fuori. Avremmo voluto solo morire. Il giorno dopo mi feci forza e andai alla camera ardente. Mi aspettavo un corpo senza vita, invece vidi un volto incredibilmente sereno, che accennava un sorriso. Il volto di Sara era pieno di luce…”
Con il tempo, la famiglia Mariucci ha visto trasformarsi il proprio dolore in testimonianza di fede: “Quella che a prima vista poteva sembrare una tragedia si è rivelata una storia di salvezza. La storia di Sara è intrecciata alla mia, segnata da ferite profonde, ma anche da una trasformazione misteriosa e luminosa. Con lei le ferite sembravano guarire: accarezzarla era come prendermi cura della bambina che ero stata e che nessuno aveva potuto consolare”.
Mamma Anna ha condiviso con i presenti la sua difficile infanzia: “Sono rimasta orfana di madre a cinque anni: mio padre, in un gesto di follia, tolse la vita a mia madre. Sono cresciuta con mia nonna paterna, che mi portava da bambina a trovare mio padre in carcere. Dove c’è tanto dolore, c’è anche tanta grazia. Nel 2001 nacque il mio primo figlio Daniele, nel 2002 Sara. Con la maternità ho potuto ricostruire la famiglia che mi era stata strappata. Con Sara le ferite più profonde sembravano guarire…”
Questa rinascita familiare è oggi ricordata come un segno di speranza e di ricostruzione interiore che ha trovato compimento nella breve ma intensa vita di Sara.
La memoria di Sara è accompagnata da numerosi eventi straordinari:
Pellegrini raccontano di aver ricevuto grazie e guarigioni pregando sulla sua tomba.
Alcuni testimoni parlano di profumo di fiori percepito inspiegabilmente nei pressi del sepolcro.
La serenità del volto di Sara alla camera ardente è considerata da molti un segno di santità.
Il Santuario è ormai diventato un luogo di fede popolare, dove persone di ogni età e condizione trovano conforto, scrivendo messaggi sul quaderno che da quasi vent’anni si riempie di testimonianze di ringraziamento e devozione.
Dalla vicenda di Sara è nato anche un progetto di solidarietà: la “Cascina del sorriso”, pensata per accogliere famiglie con ragazzi minori affetti da gravi disabilità.
Grazie alle donazioni raccolte in tutta l’Umbria, l’obiettivo è realizzare un’area sanitaria attrezzata per offrire cure, sostegno e momenti di serenità alle famiglie più fragili, trasformando il dolore in amore concreto verso chi soffre.
Alla celebrazione era presente anche il nonno Palmiro Mariucci, con la lunga barba bianca che non ha più tagliato dal giorno della morte della nipotina: “Non la taglio da quel giorno, perché allora lei la toccò per l’ultima volta”, ha detto commosso.
Durante la Messa, Palmiro ha letto alcuni passi del Vangelo, mentre le musiche del Coro Magnificat di Perugia hanno accompagnato il rito. Il fratello di Sara ha suonato la chitarra classica, rendendo l’atmosfera ancora più intensa e familiare.
Diciannove anni dopo quella tragica estate, la storia di Sara Mariucci continua a essere una testimonianza di fede e di speranza. Dal dolore più grande è scaturita una luce che illumina le vite di migliaia di persone, richiamando fedeli da tutta Italia a San Martino in Colle.
Mamma Anna lo ha detto chiaramente durante il suo intervento: “Abbiamo vissuto tante incertezze, ma abbiamo sentito sempre il coraggio, siamo con te non temere. Abbiamo visto la luce arrivata dal cielo per nostra figlia. Dove c’è tanto dolore, c’è anche tanta grazia. La storia di Sara è una storia di salvezza.”
La tomba di Sara non è solo un luogo di lutto, ma un santuario di pace, dove la preghiera e il silenzio raccontano che, anche davanti alla morte, l’innocenza e l’amore possono trasformare il mondo.