Dopo l’esplosione di colori, fatica ed emozioni della Festa dei Ceri, la città di Gubbio si è ritrovata nella Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo per la celebrazione liturgica dedicata a Sant'Ubaldo Baldassini, figura spirituale che da quasi nove secoli continua a rappresentare il cuore religioso e identitario della comunità eugubina.
La solenne funzione è stata presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini e concelebrata dall’abate di Montevergine dom Riccardo Luca Guariglia, dal vicario generale e Cappellano della Festa dei Ceri don Mirko Orsini e dal clero eugubino.
Presenti in Cattedrale le autorità civili e militari, le delegazioni delle città gemellate e numerosi eugubini arrivati dall’estero per vivere i giorni della Festa.

Nel corso dell’omelia, monsignor Luciano ha posto al centro la figura di Sant’Ubaldo come esempio di mitezza, dialogo e forza interiore.
Una figura che nei secoli ha superato i confini della sola Gubbio, diffondendo la propria venerazione anche fuori dall’Italia, in particolare nel Nord Europa, grazie ai legami storici costruiti nel tempo dalla spiritualità medievale e dalle comunità di emigrati eugubini.
Non è casuale, infatti, che il culto del santo patrono di Gubbio sia ancora oggi particolarmente sentito anche in città straniere gemellate come Thann e nelle comunità eugubine nate all’estero, soprattutto negli Stati Uniti.
Ogni anno delegazioni internazionali partecipano ai giorni della Festa dei Ceri, confermando come Sant’Ubaldo rappresenti ormai un simbolo spirituale e culturale che unisce popoli e generazioni diverse.
Uno dei passaggi più profondi dell’omelia ha riguardato il significato autentico della mitezza del santo patrono.
“La mitezza di Ubaldo non è debolezza, passività o mancanza di coraggio”, ha spiegato il vescovo Luciano davanti alla Cattedrale gremita.
Secondo monsignor Paolucci Bedini, la mansuetudine del santo rappresenta invece una forza interiore straordinaria, capace di affrontare i conflitti senza cedere alla violenza o all’odio.
“È una virtù attiva, una disposizione d’animo paziente e delicata, capace di dominare se stessi e di non lasciarsi coinvolgere dal male e dalla cattiveria incontrati”, ha detto il vescovo.
Un messaggio particolarmente forte in un’epoca segnata da tensioni, divisioni e conflitti internazionali.
Nel ricordare la figura storica di Sant’Ubaldo, il vescovo Luciano ha sottolineato anche il ruolo civile e umano svolto dal patrono di Gubbio nel XII secolo.
Richiamando un passo del Siracide, l’omelia ha ricordato come Ubaldo si sia fatto più volte difensore del proprio popolo nei momenti più difficili della città.
“Sempre è andato incontro, anche a chi lo minacciava, con un tratto di rispetto e mitezza, e mai ha cercato lo scontro con chi gli si opponeva”, ha affermato il presule.
La tradizione eugubina conserva infatti numerosi episodi nei quali Sant’Ubaldo viene ricordato come uomo di pace, mediatore e guida spirituale capace di proteggere la città anche durante assedi e momenti di grave tensione.
Il vescovo ha poi rivolto parole di ringraziamento ai Capitani, ai Capodieci e a tutto il popolo ceraiolo per la Festa appena conclusa.
“Un gesto antico, che manca a tutti noi per un intero anno e che esplode poi in un solo giorno”, ha detto monsignor Luciano riferendosi alla Corsa dei Ceri.
Un rito che, secondo il vescovo, continua a mantenere vivo il legame tra Sant’Ubaldo e il suo popolo, attraversando i secoli senza perdere autenticità.
Particolarmente intenso anche il saluto rivolto alle delegazioni internazionali e agli eugubini arrivati da diverse nazioni del mondo.

Al termine dell’omelia, il vescovo Luciano ha pronunciato una lunga preghiera dedicata a Sant’Ubaldo, chiedendo al patrono di insegnare ancora oggi agli eugubini la via della concordia e del dialogo.
“Mai hai ceduto allo scontro, ma a tutti sei andato incontro per cercare un accordo e la riconciliazione”, recita uno dei passaggi più significativi della preghiera.
Il messaggio finale è stato rivolto soprattutto ai più giovani, affinché possano continuare a riconoscersi nei valori incarnati dal santo patrono.
“Fa’ che testimoniamo e insegniamo ai più giovani a seguire il tuo esempio per vivere con gioia vera ed essere davvero tuoi figli fedeli”.
La celebrazione liturgica del 16 maggio ha così restituito il volto più profondo della Festa dei Ceri: non soltanto corsa, tradizione e identità popolare, ma anche un’esperienza spirituale che continua a ruotare attorno alla figura di Sant’Ubaldo.
Un santo medievale capace ancora oggi di parlare al presente attraverso valori come mitezza, ascolto, rispetto e riconciliazione.
Ed è forse proprio questa la ragione per cui la sua venerazione continua a superare i confini di Gubbio e dell’Umbria, arrivando fino alle comunità eugubine sparse nel mondo e ai territori del Nord Europa che nel tempo hanno riconosciuto in Sant’Ubaldo un simbolo universale di pace e umanità.