26 Aug, 2026 - 17:45

Sangraf Narni, i sindacati chiamano il Mimit: "Basta promesse, a rischio il futuro del sito e dei lavoratori"

Sangraf Narni, i sindacati chiamano il Mimit: "Basta promesse, a rischio il futuro del sito e dei lavoratori"

Alla Sangraf di Narni Scalo la forbice tra gli annunci aziendali e la realtà dei reparti ha spinto i rappresentanti dei lavoratori a un aut aut definitivo. Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil sono chiari: “Basta promesse, serve rispetto per i lavoratori e per il territorio”. Le sigle sindacali sono pronte a informare il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) della gravità della situazione. Non c'è più margine per la diplomazia di facciata, perché, come denunciano le organizzazioni sindacali in una dura nota congiunta, “non si tratta di gestire una crisi passeggera. In ballo ci sono il futuro industriale di un sito e il presente dei lavoratori e delle loro famiglie”.

L'emorragia di personale e l'allarme sui presidi di sicurezza

Il cortocircuito tra i vertici della multinazionale e la base operativa è nei numeri e nei fatti. Solo un mese fa, ricordano i sindacati, la dirigenza aziendale delineava un orizzonte fatto di nuove assunzioni e prospettive di sviluppo. Una narrazione che si scontra frontalmente con la quotidianità del polo industriale umbro. “La realtà dei fatti all’interno dei cancelli racconta tutt’altro”, precisano le segreterie territoriali, provinciali e regionali. Il dato più tangibile della crisi è la costante e inesorabile contrazione dell'organico, un calo drastico trainato dalle dimissioni volontarie del personale. Oggi, all'interno dello storico sito produttivo, restano appena 40 lavoratori. Un numero ridotto all'osso, costretto a operare in un contesto di grave incertezza, dove urgono “interventi sui presidi di sicurezza, manutenzione e investimenti strutturali mai avviati”.

Il rebus dei manager in fuga e i tavoli istituzionali disattesi

A rendere il quadro ancora più opaco è l'instabilità ai vertici locali dell'azienda. Le maestranze avevano inizialmente accordato fiducia alla figura del nuovo Direttore di stabilimento, il quale, tuttavia, ha scelto di rassegnare le dimissioni a poche settimane dal suo insediamento. “Ci chiediamo cosa stia davvero succedendo ai piani alti e perché i manager arrivati a Narni se ne vadano tutti così in fretta”, è l'interrogativo sollevato dalle parti sociali. Un valzer di poltrone che stride fortemente con l'attivismo istituzionale dello scorso luglio. In quelle due settimane, la proprietà aveva partecipato a una fitta rete di incontri con Ministero, Regione Umbria, Provincia e Comune di Narni. Nonostante la totale disponibilità delle istituzioni, lo stato di salute dell'azienda “non solo non ha cambiato volto, ma è rimasto esattamente quello di prima, se non addirittura peggiorato”.

Relazioni sindacali azzerate: il ricorso al Ministero per salvare un polo strategico

Sul fronte delle relazioni industriali, il dialogo appare di fatto congelato. Alle continue richieste di chiarimento sui piani industriali, la proprietà risponde con il silenzio o con temporeggiamenti indefiniti, esautorando nei fatti il ruolo nevralgico della Rappresentanza Sindacale Unitaria (Rsu). A fronte di slogan aziendali come “Insieme ne usciremo più forti”, Filctem, Femca e Uiltec replicano che la Sangraf necessita oggi di una governance reale e operativa sul territorio italiano. Rifiutando ulteriori “compromessi al ribasso”, il dossier verrà portato direttamente all'attenzione del dicastero guidato da Adolfo Urso. L'obiettivo è sollecitare un intervento per un impianto che lo stesso Governo ha più volte definito di centralità strategica nazionale. La chiosa dei sindacati non lascia spazio a interpretazioni: “Narni merita rispetto e risposte concrete, soprattutto da parte di chi da questo territorio e da questi lavoratori ha ricevuto tanto”.

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Federico Zacaglioni
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