Botta e risposta infuocato tra la Lega e la giunta regionale dell’Umbria, con Matteo Salvini che alza il tiro contro la manovra fiscale firmata Stefania Proietti. Il vicepremier irrompe nel dibattito locale mettendo nel mirino l’aumento dei tributi, l’uso strumentale della sanità pubblica e una narrazione che, secondo lui, serve solo a mascherare decisioni indigeste. Tra presidi in Consiglio e frecciate a distanza, lo scontro si gioca su più fronti: quello economico, con l'accusa di una pressione fiscale gonfiata; quello istituzionale, con l’occupazione dell’aula da parte del centrodestra; e quello politico, con il Carroccio che rivendica gli stanziamenti nazionali come contraltare alle scelte dell’amministrazione umbra.
Secondo Salvini, nonostante il governo nazionale abbia stanziato una cifra record di 136 miliardi di euro per la sanità, l'amministrazione umbra continuerebbe a parlare di difficoltà finanziarie per giustificare incrementi fiscali.
Queste dichiarazioni si inseriscono in un contesto di tensione politica legata alla gestione della sanità in Umbria, che in passato è stata al centro di scandali e polemiche. Ad esempio, nel 2019, l'allora presidente della Regione, Catiuscia Marini, si dimise a seguito di un'inchiesta su concorsi pilotati e nomine irregolari nel settore sanitario, che portò anche all'arresto di altri esponenti politici locali. Più recentemente, la governatrice Donatella Tesei ha difeso l'operato della sua amministrazione, affermando che l'88% della sanità umbra rimane pubblica, una delle quote più alte in Italia, e ha respinto le accuse di privatizzazione del settore
Il leader del Carroccio mette nel mirino l'esecutivo regionale, accusandolo di agitare la bandiera del dissesto finanziario per introdurre rincari mascherati da necessità. Un racconto, sostiene Salvini, costruito ad arte per far digerire ai cittadini aumenti che nulla avrebbero a che fare con l'efficienza dei servizi. La bordata coinvolge anche il settore sanitario, considerato terreno sensibile e dunque ancor più esposto a operazioni narrative poco trasparenti. Per il vicepremier, agitare lo spettro del bilancio in sofferenza è solo un modo per giustificare un prelievo fiscale sempre più pesante.
Durante il suo intervento, il ministro ha posto l’accento sui fondi messi sul tavolo dallo Stato per il comparto sanitario, rivendicando un impegno senza precedenti. "Abbiamo ricordato che questo governo ha stanziato in Finanziaria la cifra record di 136 miliardi e abbiamo lanciato alcune idee, per esempio per potenziare i medici di famiglia o valorizzare le professioni", ha dichiarato. Eppure, nonostante la portata delle risorse, secondo Salvini in Umbria si continuerebbe a evocare criticità di bilancio per far passare rincari che nulla avrebbero a che fare con reali esigenze strutturali. La sanità, ha sottolineato, non può diventare terreno di propaganda né alibi per decisioni che pesano direttamente sulle famiglie.
Dalle parole ai fatti. Il centrodestra ha trasformato la sua contestazione in presidio fisso tra i banchi dell’Assemblea legislativa, scegliendo di restare fisicamente in aula per ribadire il proprio dissenso. "La Lega e il centrodestra dicono no e per questo i nostri consiglieri continueranno a restare nell’aula del Consiglio. Nessuno osi strumentalizzare i pazienti per mettere le mani nelle tasche degli umbri", ha dichiarato il leader del Carroccio.
Il confronto si muove su un terreno reso scivoloso dalle reciproche accuse tra Palazzo Donini e gli scranni romani. La giunta regionale, finita nel mirino per aver evocato criticità nei conti come giustificazione per il rincaro fiscale, viene incalzata da un’opposizione che punta il dito contro quella che considera una gestione opaca della sanità pubblica. Salvini torna a battere sullo stesso tasto: "Sulla salute dei cittadini non si può scherzare, e infatti la Lega ha ribadito una serie di proposte a livello nazionale per migliorare la Sanità".