07 Apr, 2026 - 10:40

Rivolta al carcere di Perugia Capanne: 4 detenuti feriscono 3 agenti, il SAPPE chiede trasferimenti

Rivolta al carcere di Perugia Capanne: 4 detenuti feriscono 3 agenti, il SAPPE chiede trasferimenti

Urlano “Allah Akbar” mentre sfondano i termosifoni con spranghe di fortuna. Legano i cancelli con lenzuola per chiudere fuori i rinforzi. E per quattro ore, nella notte tra Pasqua e Pasquetta, trasformano il carcere di Perugia Capanne in un campo di battaglia. Il bilancio è pesante: tre agenti della Polizia penitenziaria feriti, uno dei quali con la frattura di un dito della mano e trenta giorni di prognosiDanni stimati tra 50 e 60mila euro. E una domanda che il sindacato di categoria SAPPE si porta dietro da anni: come si fa a lasciare il personale in numero ridotto nei giorni festivi, sapendo cosa può accadere?

La rivolta è scoppiata nella sezione a regime aperto, quella dove i detenuti godono di maggiori libertà e minori controlli. Secondo la ricostruzione degli agenti in servizio, quattro detenuti nordafricani hanno atteso la chiusura serale per dare inizio all’escalation. Prima piccoli danneggiamenti, urla e il grido religioso ripetuto più volte. Poi, quando gli addetti alla chiusura hanno cercato di riportare l’ordine, la furia è esplosa in modo incontrollato.

La notte di Pasqua: urla, spranghe e l’incubo di una sezione che cade preda della violenza

Sono le ore piccole, il turno è ridotto all’osso per via della festività. E i quattro lo sanno. Fanno allontanare - o comunque mettono in sicurezza - gli altri 46 detenuti estranei ai disordini. Poi iniziano a devastare tutto ciò che trovano. Illuminazione distruttacancelli elettrici fuori uso, infissi divelti. Il locale telefono viene messo a pezzi, i congelatori sfondati. Ma non è solo danneggiamento fine a sé stesso: strappano i termosifoni dalle pareti, compromettendo l’intero impianto di riscaldamento. Asportano anche componenti dell’impianto idrico di pronto intervento.

Ogni oggetto divelto diventa un’arma o una barricata. I termosifoni più pesanti vengono usati come arieti per colpire i muri e i box degli agenti. I detenuti sanno che il personale è in inferiorità numerica, e approfittano della situazione per chiudere i cancelli d’ingresso con lenzuola annodate. Un modo per impedire l’accesso ai rinforzi. Gli agenti, costretti a rifugiarsi nella cellula di sicurezza, assistono impotenti alla devastazione.

Non si può lasciare il personale di Polizia Penitenziaria in condizioni di organico ridotte, specialmente nei giorni festivi, e pretendere che gestisca situazioni di guerriglia urbana all’interno di un istituto penitenziario”, dichiara Fabrizio Bonino, segretario nazionale del SAPPE per l’Umbria. “Ancora una volta assistiamo inermi alla violenza creata da detenuti extracomunitari avversi ad ogni tipo di reinserimento”, aggiunge con tono duro.

Quattro ore di assedio: barricate, lenzuola e la lama nascosta

Per quattro lunghissime ore la Sorveglianza Generale e gli agenti in servizio tentano il dialogo. I quattro detenuti, però, non vogliono sentire ragioni. Il loro comportamento è definito “estremista” nel rapporto degli agenti. E c’è di più: almeno due di loro sono in possesso di una lama tagliente. Un dettaglio che fa salire ulteriormente la tensione.

Non resta che intervenire con la forza. Il blitz per riprendere il controllo del reparto è complesso. Gli agenti devono prima incidere le lenzuola che serrano la porta, poi aprirsi un varco mentre dall’interno arrivano sprangate. Le barricate vengono rimosse un pezzo alla volta, sotto la minaccia costante di essere colpiti.

Alla fine, il reparto viene messo in sicurezza. Ma il conto è salato. Tre agenti della Polizia penitenziaria riportano ferite. Due hanno prognosi di sette giorni. Il terzo, il più grave, riporta la frattura di un dito della manotrenta giorni di prognosi. I danni materiali sono stimati tra 50 e 60mila euro. E il sindacato non usa mezzi termini.

Bonino chiede “interventi strutturali immediati” al DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) e al Ministero della Giustizia. Primo fra tutti: il trasferimento dei quattro responsabili in circuiti detentivi di massima sicurezza. “La sicurezza non può più essere un optional”, conclude il segretario nazionale del SAPPE per l’Umbria.

Il sindacato esprime piena solidarietà ai colleghi feriti e chiede che venga fatta piena luce sui fatti, con l’individuazione e la punizione esemplare dei responsabili. Intanto, nella casa circondariale di Perugia Capanne, si contano i danni. E si attende che qualcosa, davvero, cambi.

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Federico Zacaglioni
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