Ci sono archivi che non custodiscono soltanto carte e pergamene, ma frammenti vivi di una storia che continua a interrogare il presente.
È da questa consapevolezza che, negli spazi dell’Archivio e della Biblioteca diocesani di Gubbio, hanno preso ufficialmente il via le Giornate di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico, con l’iniziativa dal titolo “Risonanze di santità – Sulle orme di Francesco”.
L’evento si inserisce nel percorso nazionale promosso per rendere accessibili e rileggere i beni culturali custoditi dalle Chiese locali, ma a Gubbio assume un significato ancora più profondo, intrecciandosi con le celebrazioni dell’Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi.

La città di Gubbio occupa infatti un posto centrale nella vicenda umana e spirituale del Poverello di Assisi. Fu qui che Francesco arrivò fuggiasco da Assisi, dopo il drammatico strappo con il padre Pietro di Bernardone.
Secondo la tradizione, il giovane Francesco rischiava conseguenze gravissime per l’affronto arrecato alla famiglia e per il rifiuto pubblico delle ricchezze paterne. A Gubbio trovò rifugio, protezione e accoglienza, grazie anche ai legami che la sua famiglia intratteneva con alcune casate eugubine.
Ma soprattutto, fu proprio qui che Francesco iniziò a maturare pienamente la propria trasformazione spirituale. È nella Città di Sant’Ubaldo che il futuro santo celebrò simbolicamente le sue “nozze mistiche con Madonna Povertà”, abbandonando definitivamente gli abiti del passato per indossare il saio.
Un gesto che segna l’inizio di una vita nuova e che ancora oggi lega profondamente Gubbio alla memoria francescana.

A guidare il percorso inaugurale è stata Anna Radicchi, direttrice della Biblioteca e dell’Archivio diocesani (Biar), che ha sottolineato come il tema nazionale delle giornate “Risonanze di santità” trovi proprio a Gubbio una delle sue espressioni più autentiche.
L’esposizione propone infatti un viaggio attraverso pergamene medievali, visite pastorali, codici miniati e documenti storici che attraversano quasi nove secoli di storia, dal XII al XX secolo.
Tra le carte emergono i luoghi simbolo della presenza francescana nel territorio: il convento di Caprignone, l’abbazia di Vallingegno, il lebbrosario di San Lazzaro e la chiesa della Vittorina, teatro del celebre episodio del lupo.
Affiorano anche figure storiche decisive, come il vescovo Villano, che accompagnò uno dei momenti più delicati della vita del giovane Francesco.
Accanto alla parte archivistica, la Biblioteca diocesana “Fonti” ha costruito un percorso parallelo dedicato al francescanesimo attraverso una selezione di dieci volumi che spaziano dal Seicento fino all’età contemporanea.
Come spiegato dal bibliotecario Filippo Paciotti, si tratta di opere che testimoniano una relazione “vera, viva” tra Francesco e Gubbio. Non semplici testi devozionali, ma guide per pellegrini, studi storici, vite del santo, manoscritti provenienti da conventi francescani e persino raccolte fotografiche dei primi del Novecento.
Particolarmente suggestive sono proprio queste immagini storiche, capaci di restituire scorci oggi scomparsi della città francescana, ma ancora presenti nella memoria collettiva.

L’esposizione resterà visitabile fino al prossimo 22 maggio, ma il suo significato va oltre il semplice allestimento temporaneo. Non si tratta infatti di una mostra pensata solo per studiosi o appassionati di storia ecclesiastica.
L’intento è quello di rileggere il patrimonio culturale della Chiesa come una realtà ancora capace di generare cultura, identità e spiritualità.
In questo senso, le pergamene, i libri e i documenti esposti smettono di essere materiali “morti” e tornano a essere strumenti di racconto, capaci di parlare anche alle nuove generazioni.
La mostra si inserisce in un momento particolare per la città, che negli ultimi mesi sta riscoprendo con forza il proprio legame con San Francesco attraverso mostre, itinerari spirituali e iniziative culturali diffuse.
Un percorso che restituisce a Gubbio il ruolo di luogo decisivo nella vicenda francescana. Non semplice tappa di passaggio, ma città dell’accoglienza, della conversione e della rinascita spirituale.
Ed è forse proprio questo il messaggio più forte che emerge da “Risonanze di santità”: la memoria non serve soltanto a conservare il passato, ma può ancora oggi aiutare una comunità a comprendere sé stessa e il proprio futuro.