23 May, 2026 - 19:30

L'Albania punta sulla rinascita del settore vitivinicolo. Il premier Rama chiama Cotarella come consulente

L'Albania punta sulla rinascita del settore vitivinicolo. Il premier Rama chiama Cotarella come consulente

Un'amicizia, quella tra Italia e Albania, destinata a crescere anche nel nome del vino. Ebbene sì perché il poliedrico primo ministro del Paese delle Aquile, Edi Rama, ha tutta l'intenzione di dare il via a un vero e proprio "Rinascimento enologico". Un'impresa che da un lato guarda al recupero dei vitigni autoctoni e a dare nuovo impulso e identità al settore, e dall'altro all'Italia. Proprio così: Rama infatti ha chiamato in qualità di consulente una delle massime autorità in materia, ovvero l'umbro Riccardo Cotarella, presidente di Assoeneologi. In un'intervista pubblicata proprio oggi sul Corriere della Sera, il premier albanese ripercorre visione e obiettivi di questa sfida ambiziosa.

Diecimila ettari di vigneti e grandi potenzialità: il "Rinascimento" enologico albanese

In Albania, spiega, ci sono diecimila ettari di vigneti e una tradizione antichissima legata al vino. Dopo la brusca frenata con il regime di Hoxa, il settore vitivinicolo si è ripreso e sta dando segnali di grande vivacità. Il progetto punta a far guadagnare al vino albanese un posto di rispetto nella geografia europea dove non sia una semplice "curiosità folkloristica" ma, al contrario, un prodotto ben riconoscibile. Ed è qui che entra in gioco Cotarella. Enologo di fama internazionale, è lui il "grande maestro del vino, innamorato dell’Albania", così l'ha definito il premier, colui che saprà guidare questa trasformazione.

Riccardo Cotarella

Con Cotarella "e con un bel gruppo di appassionati e addetti ai lavori" si legge nell'intervista, si sta già lavorando su tre fronti. Il primo, la mappatura delle aree vitivinicole e dei vitigni autoctoni; poi il lavoro sulla qualità tra tecnologia, packaging, certificazione e, infine, lo sviluppo dell'enoturismo. Del resto l'Albania è una meta turistica sempre più apprezzata e i flussi in crescita costante degli ultimi anni lo confermano.

Una visione chiara: il vino albanese può incuriosire e conquistare

La visione è ben delineata. Quella albanese sarà una produzione anzitutto di qualità, che punta su una autenticità fatta di "vini autoctoni, piccoli territori, cantine familiari, paesaggi ancora veri". Le basi ci sono e guardano anche lontanto. "Nessuno nel mondo aspetta un Cabernet albanese qualunque. Ma un buon Kallmet, un buon Shesh i Zi, un buon Vlosh, un buon Puls e cosi via, con una storia vera dietro. Possono incuriosire e conquistare. Il mondo del vino cerca sempre nuove geografie, purché siano credibili. L’Albania può esserlo" ha affermato Rama. L'Italia in tutto questo, con la sua sconfinata cultura del vino che ha plasmato vite, persone e territori, è una grande ispirazione.

Un progetto che si intreccia con l'enoturismo

Il 'Rinascimento enologico' albanese intende valorizzare le proprie radici, per intercettare estimatori anche fra i turisti e dare così impulso all'enoturismo. In Albania "il turista non cerca solo mare, ma esperienza. Vuole mangiare, bere, camminare, incontrare persone vere. Le cantine possono diventare porte d’ingresso ai territori: Berat, Përmet, Lezhë, Korçë, Shkodra, Elbasan, la valle del Vjosa e i stessi dintorni di Tirana o Durazzo. Non vogliamo solo vendere bottiglie. Vogliamo far vivere il luogo da cui quella bottiglia nasce". La consapevolezza c'è e ci sono i margini di crescita e sviluppo in un territorio che, anche morfologicamente, si presenta molto vario e con tradizioni legate all'enogastronomia ben radicate dove "la nostra forza è la diversità" ha detto il premier.

Inoltre, a completare un quadro promettente, l'entusiasmo dei giovani produttori che stanno investendo e che, soprattutto, hanno cambiato radicalmente punto di vista. "Non vedono più la campagna come una condanna, ma come uno spazio di impresa, creatività e ritorno alle radici. Alcuni hanno studiato fuori, altri hanno imparato in famiglia, altri ancora stanno sperimentando. Questa generazione è fondamentale perché unisce memoria e modernità". Insomma uno scenario, è il caso di dirlo, in pieno fermento che apre a nuove e suggestive prospettive.

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Sara Costanzi
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