21 Jun, 2026 - 12:05

Quaranta Martiri di Gubbio, 82 anni dopo: la città rinnova il dovere della memoria

Quaranta Martiri di Gubbio, 82 anni dopo: la città rinnova il dovere della memoria

“Comprendere non significa negare l’atroce”. Le parole della filosofa Hannah Arendt, scelte per accompagnare le commemorazioni del 2026, sembrano racchiudere il significato più profondo del ricordo dei Quaranta Martiri di Gubbio.

Non un semplice esercizio della memoria, ma la volontà di confrontarsi con una delle pagine più dolorose della storia cittadina.

Il 22 giugno 1944 quaranta cittadini eugubini innocenti furono uccisi dalle truppe tedesche in una rappresaglia che ancora oggi rappresenta una ferita aperta nella coscienza collettiva della città. A ottantadue anni di distanza, Gubbio rinnova il proprio impegno a custodire quel sacrificio attraverso due giornate di celebrazioni, riflessione e preghiera.

L’eccidio del 22 giugno 1944

Per comprendere il significato delle commemorazioni occorre tornare a quei drammatici giorni dell’estate del 1944.

L’Italia era ancora attraversata dalla guerra. Dopo la liberazione di Roma da parte degli Alleati, l’esercito tedesco si stava ritirando verso nord in direzione della futura Linea Gotica. In questo clima di tensione e incertezza, il 20 giugno 1944 alcuni partigiani colpirono alle spalle due ufficiali tedeschi all’interno del Caffè Nafissi, nel centro di Gubbio, mentre consumavano il caffè. Un ufficiale medico morì e un altro rimase gravemente ferito.

La risposta tedesca fu brutale. Nelle ore successive iniziarono rastrellamenti e arresti. All’alba del 22 giugno quaranta cittadini, tra cui anche donne e persone estranee a qualsiasi attività militare, vennero condotti presso il luogo dove oggi sorge il Mausoleo dei Quaranta Martiri e fucilati per rappresaglia.

Si trattò di una delle più gravi stragi compiute in Umbria durante l’occupazione nazista e di uno degli episodi più tragici dell’intera storia eugubina.

Il Mausoleo, luogo della memoria

Nel dopoguerra la città decise di trasformare il luogo dell’eccidio in uno spazio dedicato al ricordo.

Il Mausoleo dei Quaranta Martiri, costruito nel 1949, custodisce ancora oggi i sarcofagi delle vittime e rappresenta uno dei luoghi simbolo della memoria civile e religiosa di Gubbio. Il muro davanti al quale furono fucilati gli ostaggi è ancora visibile e costituisce una testimonianza concreta di quanto accadde in quella tragica alba del 1944.

Ogni anno migliaia di persone vi si recano non soltanto per rendere omaggio alle vittime, ma anche per riflettere sul valore della pace, della libertà e della dignità umana.

Il programma delle commemorazioni

Le celebrazioni per l’82° anniversario inizieranno oggi 21 giugno alle ore 21 con una veglia di riflessione e preghiera presso il Mausoleo dei Quaranta Martiri, presieduta dal vescovo di Gubbio, monsignor Luciano Paolucci Bedini.

Luinedì 22 giugno, alle ore 6.30, sarà celebrata la Santa Messa proprio nell’ora che richiama simbolicamente il momento dell’eccidio. La funzione sarà presieduta ancora dal vescovo Paolucci Bedini e concelebrata da don Fabricio Cellucci.

Alle 9.30 la cittadinanza e le autorità si ritroveranno in Piazza Quaranta Martiri per il tradizionale corteo commemorativo che attraverserà alcuni luoghi simbolici della memoria cittadina, fino a raggiungere il Mausoleo.

La celebrazione ufficiale delle 10.30 sarà invece presieduta da don Mirko Orsini, vicario generale della Diocesi di Gubbio.

Una memoria che appartiene a tutti

L’eccidio dei Quaranta Martiri non appartiene soltanto alle famiglie delle vittime o agli studiosi della storia locale. È un patrimonio morale che coinvolge l’intera comunità.

Nel corso degli anni il ricordo della strage ha contribuito a costruire una coscienza collettiva fondata sul rifiuto della violenza, sul valore della convivenza civile e sulla difesa della dignità umana.

Non è un caso che l’amministrazione comunale abbia rivolto un invito alla cittadinanza, agli esercenti e alle attività economiche affinché adottino comportamenti improntati alla sobrietà e al rispetto durante le giornate commemorative.

Si tratta di un gesto simbolico ma significativo, che richiama la città intera a un momento di raccoglimento condiviso.

Il monito di Hannah Arendt

Le parole di Hannah Arendt assumono oggi una particolare attualità.

“Comprendere non significa negare l’atroce significa accettare il peso della storia senza semplificazioni e senza retorica. Significa riconoscere che la memoria non serve a coltivare divisioni, ma a costruire consapevolezza.

A ottantadue anni dall’eccidio, Gubbio continua a interrogarsi su quella tragedia e a trasmetterne il significato alle nuove generazioni.

Il ricordo dei Quaranta Martiri non è soltanto un omaggio alle vittime. È un impegno morale verso il futuro. Un richiamo a custodire la libertà, la pace e il rispetto della persona umana come beni preziosi e mai definitivamente acquisiti.

Per questo, ogni 22 giugno, la città si ferma. E nel silenzio del Mausoleo torna a parlare una pagina di storia che continua a vivere nella coscienza di tutti gli eugubini.

AUTORE
foto autore
Mario Farneti
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE