La nuova indagine sulla Qualità della vita per generazioni pubblicata da Il Sole 24 Ore al Festival dell’Economia di Trento restituisce una fotografia inedita dell’Umbria, sospesa tra luci e ombre profonde. L’analisi misura il benessere di bambini, giovani e anziani in tutte le 107 province italiane attraverso 60 indicatori distribuiti su tre indici distinti, ciascuno composto da 20 parametri che incrociano demografia, welfare, scuola, lavoro, servizi, spazi urbani, cultura e sicurezza. In un quadro nazionale che vede il Trentino-Alto Adige e il Nord-Est dominare le prime posizioni e il Mezzogiorno concentrarsi in coda, l’Umbria si colloca in una fascia intermedia ma con dinamiche interne radicalmente diverse tra Perugia e Terni.

Sul fronte dell’infanzia (0-14 anni), la regione mostra il suo volto migliore. Perugia conquista il 32esimo posto nazionale con 455,6 punti, mentre Terni si ferma al 55esimo con 432 punti, un divario che riflette la diversa dotazione di servizi. Il dato più eclatante riguarda la copertura di asili nido: Perugia è terza in Italia con una percentuale del 53,5% di posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni, dietro solo a Nuoro e Bologna, ben oltre la soglia europea del 33%. Questo primato segnala un sistema di servizi per la prima infanzia robusto, capace di sostenere la conciliazione lavoro-famiglia. Al contrario, Terni si attesta in una posizione di metà classifica: un sistema che regge ma non raggiunge l’ampiezza del capoluogo regionale. La spesa sociale per famiglie e minori, dominata da Trieste, Firenze e Catanzaro, resta invece un punto debole per tutta l’Umbria, segnalando margini di crescita nell’investimento economico diretto nel welfare familiare.

Nel ranking dedicato ai giovani tra 18 e 35 anni, l’Umbria presenta un sorpasso inatteso. Terni si piazza al 37esimo posto nazionale con 504,7 punti, mentre Perugia arretra al 64esimo con 459,9 punti. Il vantaggio ternano si spiega soprattutto con l’incidenza dei canoni di locazione in semicentro: Terni è terza in Italia per affitti “leggeri”, con un peso di appena il 15,1% sul reddito pro capite, contro valori che a Roma e Venezia superano il 60%. Questo rende la città estremamente competitiva sul fronte dell’autonomia abitativa, uno dei nodi cruciali per i giovani. Perugia, pur essendo una città universitaria di peso, non trasforma la sua popolazione studentesca in un vantaggio di classifica: il 64esimo posto la colloca lontana da poli come Bologna, che nell’indice svetta per laureati e opportunità. A penalizzare il capoluogo umbro sono la disoccupazione giovanile, la quota di Neet e una minore capacità di offrire contratti stabili e servizi culturali e di prossimità paragonabili ai territori di testa come Bolzano (634,2 punti) e Trento (602,7).
Il dato più critico per l’Umbria arriva dall’indice dedicato agli over 65. Perugia scivola al 65esimo posto con 378,8 punti, Terni al 69esimo con 371,3 punti, collocando entrambe le province nella parte bassa della graduatoria nazionale, lontanissime dalla vetta occupata da Trieste. Pesano la debolezza dell’assistenza domiciliare, la carenza di servizi di prossimità e una rete di supporto sociale che nei territori interni si sta progressivamente sgretolando. In una regione segnata da invecchiamento della popolazione, spopolamento dei piccoli centri e crescente domanda di sanità territoriale, questo piazzamento rappresenta un campanello d’allarme che ridimensiona la percezione di un’Umbria sempre vivibile e a misura d’uomo. Se i servizi si allontanano e i collegamenti restano deboli, il rischio isolamento per gli anziani cresce in modo significativo, come dimostrano le ultime posizioni occupate da molte province del Sud.
La classifica 2026 de Il Sole 24 Ore consegna un’Umbria a due velocità: una Perugia forte sull’infanzia ma fragile su giovani e anziani, una Terni più accessibile per i giovani ma in affanno sui servizi alla prima infanzia e alla terza età. Il quadro complessivo disegna una regione intermedia, lontana dai poli di eccellenza del Nord-Est ma anche dalle emergenze del Mezzogiorno, con costi della vita inferiori alle metropoli e una discreta rete di base. Tuttavia, la fotografia svela che non basta più avere città meno congestionate: senza un rafforzamento simultaneo di lavoro stabile, assistenza socio-sanitaria, spazi pubblici e attrattività economica, l’Umbria rischia di non trattenere i giovani qualificati e di non assistere adeguatamente una popolazione sempre più anziana. La sfida, suggerisce l’indagine, è trasformare la propria taglia intermedia in un vantaggio competitivo reale, capace di offrire qualità della vita, opportunità professionali e reti sociali solide a tutte le generazioni.