17 Mar, 2025 - 10:59

Colpo di scena sul caso Prospero: c'è un giovane ai domiciliari

Colpo di scena sul caso Prospero: c'è un giovane ai domiciliari

Potrebbe essere la svolta delle indagini sulla morte di Andrea Prospero. Nella mattinata di oggi la Procura di Perugia ha reso noto di aver emesso un'ordinanza cautelare degli arresti domiciliari a carico di un giovane. Quello che sappiamo finora è che il giovane finito ai domiciliari è residente nella provincia di Roma e che a suo carico l'accusa è pesantissima: istigazione o aiuto al suicidio. Alle 12 ne sapremo qualcosa in più quando gli inquirenti presenteranno l'indagine nella conferenza stampa in programma alla Questura di Perugia.

Aggiornamento delle 11:14. Come diffuso dall'Ansa regionale, le indagini sulla morte di Andrea Prospero si sono concentrate sul mondo della rete, quel dedalo in cui il giovane sembra fosse stato risucchiato. La polizia che ha svolto le indagini ha esaminato le schede sim e il computer trovati nella stanza così come i diversi farmaci che avevano portato gli inquirenti a ipotizzare un'assunzione eccessiva come causa della morte.

Aggiornamento delle 12:42. Nella conferenza stampa odierna, è stato reso noto che una seconda persona è stata iscritta nel registro degli indagati. L'accusa a suo carico è quella di cessione di un medicinale di tipo oppiaceo, così ha riferito il procuratore Raffaele Cantone. "Stamani è stata eseguita una perquisizione in Campania - ha spiegato Cantone - nei confronti di un giovane che riteniamo essere colui che ha venduto il medicinale". Una fattispecie diversa rispetto al giovane ai domiciliari, perché chi ha ceduto il medicinale "non era in grado ovviamente di conoscere la ragione per la quale Prospero lo ha utilizzato".

Il fitto mistero intorno alla morte di Andrea Prospero

Andrea Prospero, 19enne originario di Lanciano in provincia di Chieti, studiava Informatica all'Università degli Studi di Perugia. Lo scorso 29 gennaio, dopo cinque giorni di ricerche, era stato trovato senza vita all'interno di un B&B in via del Prospetto a Perugia. Il quadro era immediatamente apparso molto complesso. Nessuno sapeva che Andrea aveva affittato quell'appartamento, a pochi passi dallo studentato dove alloggiava e gli indizi fin da principio hanno portato a percorrere tutte le piste possibili.

Era stata la sorellla gemella Anna a dare l'allarme quando il fratello aveva smesso di rispondere alle sue chiamate. I due erano legatissimi. Il giovane, come confermato dagli esami autoptici, è morto in seguito a un'assunzione eccessiva di psicofarmaci, ma restano ancora molti i nodi da sciogliere.

Un rebus per gli inquirenti

Andrea è sempre stato descritto da chi lo conosceva come un ragazzo estremamente timido e riservato. Pochi amici, una famiglia unita e una vita all'apparenza tranquilla. Quando il suo corpo è stato ritrovato senza vita in quel B&B dopo che le ricerche si erano estese a mezza Umbria, c'erano anche il portatile, cinque telefoni cellulari oltre a 60 schede sim e tre carte di credito non intestate a lui. Indizi che hanno fatto supporre che il giovane fosse rimasto invischiato in qualcosa di più grande di lui, forse in un ginepraio di attività informatiche illecite.

E poi quei gruppi su Telegram, su cui le indagini si sono concentrate, dove è circolato l'ordine di cancellare i contenuti e defilarsi appena appresa la notizia della morte di Andrea. L'inchiesta guidata dal procuratore capo Raffaele Cantone e dal sostituto Giuseppe Petrazzini della Procura di Perugia continua a scavare senza sosta nei dettagli di una vicenda molto intricata.

Gli appelli della famiglia di Andrea. Il padre: "Non è suicidio"

La famiglia Prospero è difesa dall'avvocato Carlo Pacelli. In più occasioni il papà di Andrea, Michele Prospero, ha rivolto accorati appelli: chi sa parli. Fin da principio l'uomo ha escluso categoricamente l'ipotesi di un gesto volontario da parte di Andrea. "Mio figlio è stato ucciso, non accetto altre versioni" ha sempre sostenuto.

Michele ha parlato di Andrea come di un ragazzo privo di quelle capacità informatiche che da più parti gli sarebbero state attribuite dipingendolo come un genio del deep web. "Le teorie strampalate che hanno preso piede su Andrea sono una vergogna - ha detto in un intervento di pochi giorni fa -. Non era un cyber criminale e certe congetture sono un insulto alla sua memoria e alla nostra famiglia".

"Non è vero che aveva uno smartphone da otto anni - aveva detto ancora Michele Prospero smentendo le voci circolate -. Lo abbiamo preso solo durante la pandemia, perché serviva per la didattica a distanza". Tra gli aspetti più inquietanti, c'è la presenza di Andrea nei già citati gruppi Telegram in cui lo avrebbero inserito post-mortem. "Dopo la sua morte, qualcuno ha continuato a chattare usando il suo nome. Non mi spiego chi abbia pagato l'affitto del monolocale dove è stato trovato, ma sono certo che non sia stato lui" ha spiegato il papà.

Tutti aspetti sui quali si spera che stamattina gli inquirenti possano fornire le riposte che la famiglia Prospero merita.

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Sara Costanzi
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