29 Apr, 2026 - 16:00

Procura di Perugia, Gennaro Iannarone è il nuovo facente funzioni: dopo Cantone, la reggenza e la sfida del bando Csm

Procura di Perugia, Gennaro Iannarone è il nuovo facente funzioni: dopo Cantone, la reggenza e la sfida del bando Csm

Un passaggio di testimone misurato nei gesti ma denso di implicazioni, quello che si è consumato questa mattina nelle aule del Tribunale di Perugia. Gennaro Iannarone ha assunto le funzioni di Procuratore Aggiunto e, da oggi, regge la Procura della Repubblica del capoluogo umbro come facente funzioni. Un interregno che si apre con l’uscita di scena di Raffaele Cantone e proietta l’ufficio requirente in una fase di attesa strategica, mentre il Consiglio superiore della magistratura si prepara a mettere a bando la guida di uno snodo giudiziario fra i più delicati del Centro Italia.

L’immissione ufficiale nell’incarico è avvenuta dinanzi al Collegio presieduto dalla dottoressa Teresa Giardino, alla presenza dei presidenti di sezione del Tribunale e del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Perugia, Sergio Sottani. Un passaggio formale, quasi in punta di toga, che ha tuttavia richiamato l’attenzione sull’equilibrio che l’ufficio è chiamato a mantenere in queste settimane di transizione. A suggellare il momento, il messaggio di augurio formulato da magistrati, personale della Sezione di polizia giudiziaria dipendente e amministrativo, che in una nota ufficiale hanno fatto sapere di aver espresso a Iannarone "i più sinceri auguri di buon lavoro per il prestigioso e delicato incarico che lo attende".

L’addio di Cantone e l’eredità di un ufficio con importanti responsabilità

La reggenza di Iannarone prende il posto della lunga esperienza di Raffaele Cantone, che lascia Perugia dopo quasi sei anni esatti – si era insediato il 29 giugno 2020 – per assumere la guida della Procura di Salerno. La nomina è stata deliberata dal Csm il 24 e 25 marzo 2026, con un voto che in commissione ha raggiunto l’unanimità e che solo quattro astensioni hanno accompagnato in plenum. Gli ultimi adempimenti formali si sono chiusi nel mese di aprile e, il 27 aprile, Cantone è diventato a tutti gli effetti il nuovo procuratore capo del capoluogo campano, nella cerimonia svoltasi al Tribunale salernitano.

Ora l’ufficio di Perugia resta nelle mani del procuratore aggiunto, in attesa che il Csm metta a bando il posto e proceda alla nomina del nuovo procuratore capo. Una partita che, al di là del cursus honorum di ciascun candidato, è considerata delicatissima per una ragione precisa: la Procura della Repubblica di Perugia ha infatti mantenuto la competenza sui procedimenti che riguardano magistrati del distretto di Roma, una prerogativa che rende la scelta del successore di Cantone un passaggio sensibile non solo per l’Umbria ma per l’intera geografia giudiziaria del centro Italia. Regge, nel frattempo, un magistrato che conosce la macchina inquirente dall’interno e che dovrà garantire la continuità delle indagini in corso, senza poter contare sul mandato pieno di un capo titolare.

La Procura ponte e la responsabilità di un interregno

La cerimonia odierna non ha avuto i riflettori di un insediamento apicale, ma ha ugualmente sottolineato il peso di un incarico che nasce in un crocevia temporale. La presenza del Procuratore Generale Sottani, insieme alla presidenza del Collegio affidata alla dottoressa Giardino, ha dato misura del sostegno istituzionale attorno a una “reggenza-ponte” che potrebbe durare diverse settimane, forse mesi, a seconda dei tempi tecnici del Csm. Nel frattempo, il personale amministrativo e la polizia giudiziaria hanno già preso contatto con il nuovo assetto di vertice, in un clima che il comunicato ufficiale restituisce come di fiducia e collaborazione, pur nella consapevolezza delle responsabilità aggiuntive che gravano su chi siede, anche temporaneamente, nell’ufficio del procuratore capo.

Iannarone eredita un ufficio che, sotto la gestione Cantone, ha consolidato una vocazione di snodo investigativo su reati economici, corruzione e criminalità organizzata, ma che è soprattutto noto per quella finestra di competenza sui magistrati romani, eredità di scelte ordinamentali che affondano le radici nella necessità di garantire terzietà e distanza. In attesa che il bando chiarisca indirizzi e tempistiche, la Procura di Perugia continua a lavorare con un vertice che è, prima di tutto, un garante della continuità amministrativa e investigativa. E il carico di aspettative, in questo scorcio di primavera 2026, non è di quelli che concedono tregua.

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Federico Zacaglioni
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