26 Jan, 2026 - 18:30

Shock in Prima Categoria: arbitro aggredito con una testata durante Virtus Collina-Olimpia Umbria

Shock in Prima Categoria: arbitro aggredito con una testata durante Virtus Collina-Olimpia Umbria

Sono storie che, purtroppo, nel 2026 si sentono ancora all’interno dei campi di gioco. Episodi che fanno rumore, che feriscono lo sport e che riportano il calcio dilettantistico sotto una luce che nessuno vorrebbe vedere. Quanto accaduto nel campionato di Prima Categoria umbra, girone B, durante la gara tra Virtus Collina e Olimpia Umbria, è un fatto grave, destinato a lasciare strascichi pesanti sul piano disciplinare e morale.

Prima Categoria, arbitro colpito con una testata: un episodio che macchia il calcio dilettantistico

Come riportato dai colleghi del Corriere dell’Umbria, al 20’ minuto di gioco l’arbitro di gara sarebbe stato colpito con una testata da un calciatore della Virtus Collina, subito dopo aver estratto nei suoi confronti due cartellini gialli nel giro di pochi minuti. Un gesto improvviso, violento e inaccettabile, che ha costretto il direttore di gara a sospendere immediatamente il match, tutelando la propria incolumità e applicando quanto previsto dal regolamento.

La vicenda ora è al vaglio del Giudice Sportivo della Lega Nazionale Dilettanti Umbria, chiamato a fare piena luce sull’accaduto attraverso il referto arbitrale, che in casi come questo assume un valore determinante. Nel frattempo, la Virtus Collina ha scelto di intervenire con tempestività, prendendo ufficialmente e pubblicamente le distanze dal comportamento del proprio tesserato.

La presa di posizione della Virtus Collina: “Gesto incompatibile con i valori dello sport”

La società rossoblù ha diffuso una nota ufficiale nella quale condanna senza mezzi termini l’episodio, ribadendo i principi di correttezza e rispetto che dovrebbero sempre accompagnare la pratica sportiva, a qualsiasi livello. Di seguito il comunicato integrale:

“La società Virtus Collina prende fermamente le distanze dall’episodio verificatosi nel corso della gara di Prima categoria gir. B Virtus Collina-Olimpia Umbria del 25 gennaio 2026 durante la quale un proprio tesserato si è reso protagonista di un gesto violento nei confronti dell’arbitro. La società condanna con la massima decisione qualsiasi forma di violenza, verbale o fisica, che è e resta totalmente incompatibile con i valori dello sport, del rispetto delle regole e delle persone che lo rappresentano. Nel ribadire piena fiducia nell’operato della classe arbitrale e degli organi competenti, la società Virtus Collina comunica di aver già avviato le opportune valutazioni interne e di riservarsi l’adozione di provvedimenti disciplinari nei confronti del tesserato coinvolto, in linea con il proprio codice etico e con le normative federali vigenti. La società porge le proprie scuse all’arbitro e a tutte le parti coinvolte, confermando il proprio impegno quotidiano nella promozione di un calcio fondato su correttezza, lealtà e rispetto”.

Una presa di posizione netta, che prova a separare l’identità del club dal gesto del singolo, ma che non cancella la gravità dell’accaduto. Ora, però, la parola passa agli organi di giustizia sportiva.

Cosa rischia il calciatore: il regolamento parla chiaro

Dal punto di vista disciplinare, l’episodio rientra tra i casi più gravi previsti dal Codice di Giustizia Sportiva della FIGC. La violenza nei confronti di un ufficiale di gara, infatti, è considerata una delle infrazioni più pesanti in assoluto, soprattutto quando si tratta di violenza fisica e non solo verbale.

L’articolo 35 del Codice di Giustizia Sportiva disciplina in modo chiaro questi casi. In presenza di un’aggressione fisica all’arbitro, come una testata, la sanzione base prevista è una squalifica minima di due anni, che può aumentare sensibilmente in base alla dinamica dell’episodio, alle conseguenze fisiche riportate dal direttore di gara e all’eventuale recidiva del calciatore. Nei casi più gravi, il regolamento prevede addirittura la preclusione, ovvero l’esclusione a tempo indeterminato dall’attività federale.

Non solo. Oltre alla squalifica del tesserato, il Giudice Sportivo può infliggere sanzioni anche alla società di appartenenza, qualora ravvisi responsabilità oggettive o carenze nella gestione dell’ordine pubblico. Queste possono andare dalla sconfitta a tavolino, alla penalizzazione in classifica, fino a ammende economiche e, nei casi estremi, alla disputa di gare a porte chiuse o su campo neutro.

Il referto arbitrale, in questo contesto, assume valore di prova privilegiata: ciò che viene riportato dal direttore di gara fa fede fino a querela di falso. È quindi su quel documento che il Giudice Sportivo baserà la propria decisione, valutando l’intenzionalità del gesto, la violenza espressa e il contesto in cui è avvenuto.

Episodi come questo riaprono inevitabilmente il dibattito sulla sicurezza degli arbitri nei campionati dilettantistici e sulla necessità di un’educazione sportiva che parta dalle società, dai tesserati e dall’ambiente che circonda il campo. Il calcio di base dovrebbe essere palestra di valori, non teatro di violenza. E ogni volta che una testata sostituisce il dialogo, a perdere non è solo una partita, ma l’intero movimento.

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Lorenzo Farneti
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