22 Feb, 2026 - 09:48

Premio Castello 2025, a Christof Petr la prima sezione nazionale riservata ai detenuti: 81 opere da 38 istituti penitenziari

Premio Castello 2025, a Christof Petr la prima sezione nazionale riservata ai detenuti: 81 opere da 38 istituti penitenziari

È Christof Petr, detenuto nella Casa di reclusione di Parma, il vincitore della sezione speciale del Premio letterario Castello, edizione 2025, prima iniziativa in Italia riservata ai reclusi e alle recluse degli istituti penitenziari del Paese. La sezione, denominata “Destinazione Altrove – La scrittura come esplorazione di mondi senza tempo”, nasce con l’obiettivo di promuovere la produzione letteraria in ambito carcerario, riconoscendo alla parola scritta una funzione culturale e trattamentale.

Con il racconto breve “L’errore, la scoperta, la cura”, Petr ha convinto la giuria grazie a uno stile intenso e riflessivo che trasforma la scoperta della penicillina in una meditazione sul valore dell’errore e sulla responsabilità scientifica. “Dentro quell'errore c'era una porta. E qualcuno ebbe il coraggio di aprirla”, scrive l’autore nell’opera vincitrice, passaggio emblematico che racchiude il senso del testo e della stessa iniziativa.

Gli altri premiati e le donazioni alle biblioteche

Seconda classificata è Katarzyna Monika Strzalka, detenuta nella Casa di reclusione femminile Giudecca, con il racconto “Passi”. Al terzo posto, a pari merito, un autore anonimo della Casa di reclusione di Enna con “Il mio mondo altrove” e Natascia Cordaro della Casa circondariale di Latina con “Uguaglianza”.

Gli istituti penitenziari nei quali sono reclusi i vincitori dei primi tre premi riceveranno in dotazione libri destinati alle rispettive biblioteche interne, a sostegno delle attività culturali e di promozione della lettura.

La cerimonia a Città di Castello

La premiazione si è svolta ieri nel Palazzo comunale di Città di Castello. Il concorso è stato istituito in collaborazione con l’Amministrazione penitenziaria e con la Società Dante Alighieri. All’edizione 2025 della sezione speciale sono state iscritte 81 opere provenienti da 38 istituti carcerari italiani.

La giuria era composta da Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri; dalla senatrice Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia del Senato; dal senatore Walter Verini, componente della Commissione Giustizia; dal giornalista Osvaldo Bevilacqua; dalla giornalista Rai Benedetta Rinaldi; dalla poetessa Maria Borio e dalla scrittrice Marisol Burgio di Aragona.

Dalle istituzioni un sostegno alla cultura in carcere: “Speranza e reinserimento sociale”

Nel corso della cerimonia, il direttore generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia, Ernesto Napolillo, ha definito “la sezione letteraria come una speranza nella prospettiva della socializzazione. Queste iniziative sono fondamentali nella rieducazione del detenuto. L'attività trattamentale ed il lavoro sono per l'80 per cento efficaci nel ritorno positivo alla comunità dei detenuti”.

La senatrice Bongiorno ha affermato che “anche se il periodo di detenzione può apparire come un'esperienza di sospensione e attesa, leggendo i testi si evince come invece sia ricchissimo di emozioni, sogni e aspirazioni per il futuro”.

Walter Verini ha sostenuto che “la situazione delle carceri è gravissima, in molti casi drammatica. Appelli, iniziative, atti parlamentari in questi anni sono caduti nel vuoto”. “La sezione del Premio letterario Castello dedicata ai detenuti - ha osservato - è una luce, un seme, un segno di umanità e di speranza, verso persone che hanno sbagliato, pagano il loro debito, e devono essere reinserite nella società”.

Il presidente Masi ha precisato che si tratta di “un'esplorazione nell'abisso di sentimenti di persone costrette, loro malgrado, a vivere una condizione diversa. In tal senso il linguaggio subisce variazioni e mutamenti che vale la pena di registrare”.

Scrittura e rieducazione 

La sezione speciale del Premio Castello si inserisce nel più ampio dibattito sul ruolo della cultura nei percorsi trattamentali. La scrittura, in questo contesto, si configura come strumento di consapevolezza e responsabilità, capace di offrire ai detenuti uno spazio di elaborazione personale e di dialogo con la società esterna. L’ampia partecipazione registrata alla prima edizione conferma l’interesse verso un’iniziativa che coniuga dimensione letteraria e finalità rieducativa, nel solco dell’articolo 27 della Costituzione, che assegna alla pena una funzione non solo sanzionatoria ma anche riabilitativa.

La sezione “Destinazione Altrove” rappresenta così un primo passo verso un riconoscimento strutturato della produzione culturale carceraria, con l’obiettivo di consolidare negli anni un appuntamento stabile nel panorama dei premi letterari italiani.

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Francesco Mastrodicasa
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