Un’intesa attesa, discussa, e alla fine centrata: Arvedi AST e le segreterie territoriali di FIM, FIOM, UILM, FISMIC e UGL, insieme alla RSU del sito ternano e del Tubificio, hanno chiuso il nuovo accordo sui premi di risultato per il secondo semestre 2025 e sull’impianto incentivante per il 2026.
La riunione ha segnato anche l’esordio operativo del nuovo direttore del personale di AST, Cosimo Liurgo, presente al tavolo accanto all’amministratore delegato Dimitri Menecali e alla responsabile del Tubificio Alessia Balloriani. Una partecipazione che ha dato un segnale di continuità nel metodo, ma con un’impostazione gestionale rinnovata, secondo quanto riferito dalle delegazioni sindacali.
Le cifre sono nette e parlano chiaro: 375 euro per il terzo trimestre dell’anno in corso, che salgono a 525 euro nel quarto trimestre, in caso di raggiungimento pieno degli obiettivi. Una somma che si aggiunge ai trattamenti già vigenti e che rappresenta, secondo i firmatari, “il riconoscimento tangibile di un lavoro che ha prodotto risultati industriali solidi, in un contesto di cambiamento e rilancio”.
Sul piano 2026, l’accordo disegna un modello economico con quattro erogazioni trimestrali, ognuna da massimo 375 euro, legate a un premio annuo variabile tra 750 e 1500 euro. Il meccanismo resta quello già adottato, ma con parametri rivisti in senso migliorativo, come richiesto dai sindacati.
La vera novità è però l’introduzione del premio di efficienza impianti, una misura sperimentale ma potenzialmente strutturale:
Due fasce (A e B) da 600 euro semestrali ciascuna, per un totale annuo fino a 2.400 euro.
Il valore è legato a target differenziati per stabilimento (AST, SDF, CST/Pix3 e Tubificio), calcolati su tabelle e indici di performance tecnica.
Il pagamento sarà trimestrale, ma rapportato al singolo mese per alcune realtà produttive, come AST e CST/Pix3.
La sperimentazione durerà fino al 31 dicembre 2025 e sarà oggetto di una verifica congiunta tra le parti entro novembre.
Entrambi i premi - risultato ed efficienza - avranno un trattamento fiscale agevolato:
Detassazione al 5% in busta paga, oppure
Conversione in welfare aziendale con una maggiorazione del 125% del valore.
Una doppia opzione che garantisce flessibilità e convenienza per i lavoratori, offrendo la possibilità di massimizzare il valore netto percepito, anche in chiave di servizi e benefit.
Tutto l’impianto premiante sarà costantemente monitorato, precisano i firmatari, “con incontri tecnici regolari tra RSU e Direzione aziendale per verificare criticità, avanzamenti e misure correttive”. Il modello prevede obiettivi incrementali, e premia la coerenza tra performance operative e risultati economici.
Dopo un lungo periodo segnato da incertezze e transizioni, la firma di questo accordo è stata letta dai sindacati come “un chiaro segnale di discontinuità rispetto al passato”. A fare la differenza è stato l’approccio della nuova proprietà, che si è distinta per “l’impegno su investimenti certi e per la valorizzazione delle competenze interne”.
In prospettiva, l’accordo rappresenta un tassello importante per costruire una relazione industriale più solida, partecipata e strutturata, anche in vista della definizione del piano industriale e del secondo livello di contrattazione.
Terni torna a fare scuola su un terreno complesso: quello del dialogo tra impresa e rappresentanze, in un’ottica di sostenibilità non solo produttiva, ma anche economica, sociale e ambientale.
Il prossimo passo? Incontri con i lavoratori per approfondire i dettagli dell’accordo e raccogliere osservazioni in vista delle verifiche di novembre.