Rafforzare la capacità di risposta del sistema di Protezione civile attraverso la formazione di professionisti in grado di intervenire nelle fasi più delicate dell’emergenza sismica.
È questo il risultato della seconda edizione umbra del corso promosso dalla Struttura tecnica nazionale (Stn), conclusosi a Perugia con il coinvolgimento di 60 tecnici provenienti da diverse discipline: geometri, ingegneri, architetti, geologi, periti agrari, periti industriali, agronomi e forestali. L’iniziativa, ospitata dall’Istituto tecnico economico tecnologico “Aldo Capitini”, è stata realizzata con il supporto dei Collegi dei geometri e geometri laureati delle province di Perugia e Terni.
Il corso si inserisce in un programma nazionale strutturato, finalizzato a creare una rete di professionisti qualificati in grado di operare tempestivamente dopo eventi calamitosi. L’obiettivo è quello di garantire competenze specifiche nella valutazione dell’impatto sismico, nel censimento dei danni e nella verifica dell’agibilità degli edifici, passaggi fondamentali per la gestione dell’emergenza e per l’avvio delle successive fasi di ricostruzione.
Dopo una prima parte teorica, il percorso ha previsto esercitazioni pratiche e una verifica finale, con particolare attenzione alla compilazione della scheda AeDES (Agibilità e Danno nell’Emergenza Sismica), strumento operativo utilizzato per il rilevamento speditivo dei danni e per la definizione dei provvedimenti di pronto intervento.
La scheda AeDES rappresenta un riferimento consolidato nel sistema italiano di Protezione civile: introdotta in occasione del terremoto umbro-marchigiano del 1997, è stata utilizzata in tutti i principali eventi sismici successivi, diventando un elemento chiave per la gestione tecnica delle emergenze.
A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato Enzo Tonzani, presidente del Collegio dei geometri e geometri laureati della provincia di Perugia, che ha evidenziato il significato della scelta della sede e il messaggio rivolto alle nuove generazioni.
“La scelta dell’Istituto Capitini come sede del corso - ha spiegato Enzo Tonzani - non è casuale. Volevamo incuriosire i ragazzi che frequentano il Cat e mandare loro un messaggio su quanto è importante occuparsi di Protezione civile a tutto tondo; questi professionisti si trovano a dover visitare gli immobili subito dopo il terremoto e quindi anche a stare vicino alle persone coinvolte. Ricordo, poi, che, i geometri hanno un’associazione, la Geo.Si.Pro., che si occupa di molti altri aspetti di Protezione civile, per cui ci sono colleghi che si mettono al servizio della collettività; questo significa restituire qualcosa ai cittadini: le nostre famiglie vivono per il lavoro che svolgiamo nei confronti delle amministrazioni pubbliche e dei privati e questo è un sistema per dire ‘Grazie’ ”.
Nel solco della pianificazione nazionale si inserisce anche l’intervento di Ezio Piantedosi, vicepresidente del Consiglio nazionale dei geometri e geometri laureati e coordinatore della Struttura tecnica nazionale, che ha ribadito la necessità di costruire una risposta organizzata e capillare.
“Il corso nasce dall’applicazione di una normativa - ha dichiarato il geometra Ezio Piantedosi - al fine di formare professionisti tecnici che possano fornire un contributo fondamentale nella gestione emergenziale. Ci troviamo in una terra, l’Umbria, con una fragilità strutturale da questo punto di vista, martoriata dal sisma del 2016 e quindi molto volentieri abbiamo puntato a svolgere questa attività formativa in questo territorio e in un istituto Cat. Abbiamo visto tanta curiosità nei ragazzi nel vedere le nostre divise di Protezione civile. Ovviamente noi ci auguriamo che resti tutto a livello formativo e quindi di conoscenza e di cultura personale, però sappiamo che difficilmente andrà a finire così. Quindi preparare una squadra, far sì che ci siano numeri sufficienti per dare una risposta immediata nell’emergenza, è una mission che la struttura tecnica nazionale si prefissa, sotto indicazione del Dipartimento della Protezione Civile”.
Il riferimento al sisma del 2016 evidenzia come l’esperienza maturata negli anni continui a orientare le politiche di formazione e prevenzione, con l’obiettivo di non farsi trovare impreparati di fronte a nuove emergenze.
Un elemento distintivo dell’iniziativa è stato il coinvolgimento diretto dell’istituzione scolastica ospitante. Il dirigente dell’Itet “Capitini”, Silvio Impronta, ha sottolineato il valore formativo dell’esperienza per gli studenti.
“Dare agli studenti l’idea che c’è un una sfaccettatura importante della professione geometra - ha affermato Silvio Impronta - che riguarda il rilievo anche in aree sismiche è un tassello importante per la loro formazione. Avere qui professionisti che formano e aggiornano chi si occupa di queste cose è una grande occasione, perché da qui escono tanti giovani che poi andranno a lavorare sul territorio”. Un’occasione, dunque, per avvicinare i giovani a un ambito professionale altamente specializzato e strategico, rafforzando il legame tra scuola, formazione tecnica e mondo del lavoro.
La conclusione del corso rappresenta un tassello significativo nel percorso di rafforzamento del sistema di Protezione civile in Umbria. La disponibilità di tecnici qualificati costituisce infatti un elemento essenziale per garantire interventi rapidi, efficaci e coordinati nelle fasi successive a un evento sismico.
In un territorio caratterizzato da una storica vulnerabilità sismica, investire nella formazione significa costruire una rete di competenze pronta ad attivarsi in tempi brevi, riducendo i rischi e migliorando la gestione complessiva dell’emergenza.
Oltre all’aspetto operativo, l’iniziativa contribuisce a diffondere una più ampia cultura della prevenzione, elemento sempre più centrale nelle politiche di Protezione civile. La formazione tecnica si affianca così alla sensibilizzazione delle comunità e alla costruzione di una consapevolezza diffusa sui rischi e sulle modalità di intervento.
L’esperienza perugina conferma, in questo senso, come la preparazione professionale, il coinvolgimento delle istituzioni e l’attenzione verso le nuove generazioni possano convergere in un modello di sicurezza partecipata, capace di rafforzare la resilienza del territorio. Un modello che guarda al futuro, ma che nasce dalla memoria e dall’esperienza di eventi passati, trasformando la conoscenza in uno strumento concreto per affrontare le sfide delle emergenze.