28 Feb, 2026 - 10:16

Ponte San Giovanni, scontro sulla mobilità: il Comitato Chi Salverà Ponte San Giovanni? attacca la Regione e ribadisce: "Il Nodo è l’unica soluzione"

Ponte San Giovanni, scontro sulla mobilità: il Comitato Chi Salverà Ponte San Giovanni? attacca la Regione e ribadisce: "Il Nodo è l’unica soluzione"

È scontro aperto sul tema delle infrastrutture e della mobilità nell’area di Ponte San Giovanni, uno dei nodi nevralgici della viabilità umbra e punto critico per il traffico sulla E45 e sul Raccordo. Al centro del dibattito, l’annunciato potenziamento della linea ferroviaria lungo l’asse Roma-Firenze e l’imminente entrata in esercizio - parziale entro l’estate - di dodici nuovi treni regionali “super-veloci”, in grado di raggiungere i 200 chilometri orari, previsti come alternativa all’auto per pendolari, studenti e turisti.

Per le amministrazioni di centrosinistra, regionali e comunali, il rafforzamento dell’offerta ferroviaria rappresenterebbe una risposta strutturale per ridurre la pressione del traffico stradale, incentivando pendolari, studenti e turisti a scegliere il treno come alternativa all’auto privata. Una misura che, nelle intenzioni, dovrebbe contribuire ad arginare l’“incubo quotidiano” denunciato da anni dai residenti di Ponte San Giovanni, alle prese con code, incidenti e livelli di inquinamento percepiti come insostenibili.

Ma il Comitato Chi Salverà Ponte San Giovanni? contesta con forza questa impostazione, parlando di una soluzione “sballata” e accusando le istituzioni di utilizzare il tema ferroviario come argomento per evitare di affrontare la questione del Nodo di Perugia, la variante stradale discussa da oltre vent’anni e mai realizzata.

Il nodo del traffico: numeri e sostenibilità

Secondo il Comitato “Chi Salverà Ponte San Giovanni?”, il problema della congestione va analizzato partendo dai dati concreti del traffico. L’area, crocevia tra la E45 e il Raccordo, sostiene quotidianamente un flusso di circa novantamila veicoli, con una platea stimata di almeno centomila persone in transito ogni giorno. Una massa di traffico che, secondo i rappresentanti civici, difficilmente potrebbe essere significativamente alleggerita dal potenziamento del servizio ferroviario regionale.

Nel documento diffuso dal Comitato si legge: "Per qualcuno dovrebbero essere i treni ad alleggerire la pressione! Ci vuole mancanza di senso del ridicolo, più un certo livello di faccia tosta, per parlare così. In quei novantamila veicoli al giorno viaggiano almeno 100.000 persone: quante ne potrebbe assorbire il treno? Vogliamo esagerare? Diciamo 5.000, che è già una cifra da sogno. Ebbene, ne rimarrebbero comunque 95.000 e le file potrebbero ridursi di qualche metro, non di più. Non che il miglioramento del servizio ferroviario non sia auspicabile, al contrario. Ma sono due tipi di utenza diversi tra loro, e usare quella ferroviaria per non affrontare seriamente quella stradale sa tanto di presa in giro e volontà di nascondere quali sono le vere ragioni di chi si oppone alla realizzazione di una variante stradale, che sarebbe l'unica vera alternativa capace di porre rimedio all'attuale tragica situazione. Il Nodo di Perugia, per essere chiari."

Le parole del Comitato segnano un ulteriore irrigidimento dei toni rispetto al passato e riaccendono un confronto mai sopito sul futuro della viabilità nell’area perugina. Il riferimento al Nodo di Perugia sottolinea la convinzione dei civici che solo una reale variante stradale possa affrontare in maniera concreta i problemi di congestione e sicurezza, rispetto a soluzioni percepite come parziali o simboliche.

Ferro e gomma: due utenze diverse

Il punto centrale della contestazione riguarda la natura stessa dell’utenza. Per il Comitato, chi utilizza quotidianamente la E45 e il Raccordo per spostamenti locali o per traffico commerciale difficilmente potrà trasferirsi su un servizio ferroviario potenziato sull’asse Roma-Firenze. Si tratterebbe, secondo questa lettura, di bacini differenti, non sovrapponibili.

Le amministrazioni, dal canto loro, puntano su una strategia integrata di mobilità sostenibile, in linea con le politiche nazionali ed europee di riduzione delle emissioni e incentivo al trasporto pubblico. Ma il Comitato ritiene che tale impostazione rischi di lasciare irrisolto il nodo principale, quello della congestione locale.

L’accusa di “ambientalismo ideologico”

La presa di posizione si allarga anche a una critica diretta verso ambienti e forze politiche ritenute ostili al Nodo di Perugia. Il Comitato parla apertamente di motivazioni ideologiche dietro l’opposizione alla variante stradale:

"Lo si dica chiaramente, senza ipocrisia, che le motivazioni per non volerlo sono ideologiche, dettate da un ambientalismo cieco che presume di salvaguardare l'ambiente a costo di bloccare l'economia, aumentare lo storico isolamento della nostra regione e, soprattutto, per quello che ci riguarda, rovinare la salute, la vita e il benessere delle decine di migliaia di persone che vivono e lavorano in questo ambiente che si vuole salvaguardare. Come se la vita degli esseri umani non avesse lo stesso diritto ad essere salvaguardata di quello di alberi e animali. Noi a questo ambientalismo da signori privilegiati ci ribelliamo, non siamo cavie da essere sacrificate sull'altare di pregiudiziali ideologiche."

Una questione aperta da oltre vent’anni

Il Nodo di Perugia resta da oltre due decenni uno dei dossier più divisivi nel panorama infrastrutturale umbro. Annunciato, riprogettato, rinviato e talvolta accantonato, il progetto continua a dividere amministrazioni, associazioni e cittadini, alimentando discussioni e polemiche che si trascinano da generazioni.

Attesa per un confronto istituzionale

Il Comitato chiede ora un confronto pubblico e trasparente sui dati, sulle previsioni di traffico e sulle alternative possibili. Le amministrazioni regionali e comunali sono chiamate a chiarire se il potenziamento ferroviario rappresenti un tassello complementare o una scelta sostitutiva rispetto alla variante stradale.

Il dibattito è destinato a proseguire nelle prossime settimane, anche alla luce dell’entrata in servizio dei nuovi treni regionali. Resta sul tavolo una questione che intreccia mobilità, ambiente, salute pubblica ed economia territoriale: un equilibrio complesso, che richiede scelte infrastrutturali capaci di guardare al lungo periodo senza perdere di vista l’emergenza quotidiana vissuta dai residenti di Ponte San Giovanni.

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Francesco Mastrodicasa
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