05 Mar, 2025 - 13:45

Scoperto giro internazionale di polizze assicurative false: truffa da 60 milioni di euro

Scoperto giro internazionale di polizze assicurative false: truffa da 60 milioni di euro

Circa 200 le polizze fidejussorie false emesse e utilizzate per ottenere autorizzazioni e agevolazioni in vari settori a nome di otto compagnie assicurative, due in Italia e sei all'estero tra Malta, Irlanda, Germania e Svezia. Immessi sul mercato fra 2022 e 2023, i falsi certificati avevano generato un giro fittizio di affari per almeno 60 milioni di euro. 

Questo lo scenario che hanno scoperto dal reparto antifrode dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in collaborazione con i Carabinieri di Perugia a seguito di una complessa indagine che ha portato la Procura di Perugia a chiedere il rinvio a giudizio per 11 persone, tra cui un umbro.

La lunga lista dei reati contestati

Lunghissimo l'elenco dei reati contestati. Associazione per delinquere finalizzata all'emissione di false polizze fidejussorie a nome di compagnie assicuratrici nazionali ed estere, falsità materiale e ideologica, sostituzione di persona, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, truffa ai danni dello Stato, sottrazione all'accertamento o al pagamento dell'accisa sui prodotti energetici e sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro.

Le polizze false in alcuni casi sono state presentate anche a diverse pubbliche amministrazioni nell'ambito delle agevolazioni nel settore dell'edilizia e per la partecipazione a gare ad evidenza pubblica in tutta Italia, incluse alcune procedure relative alla ricostruzione post sisma 2016.

Altri certificati falsi invece erano circolati all'Agenzia delle dogane e dei monopoli sul territorio nazionale nell'ambito delle attività necessarie al rilascio di autorizzazioni nei settori delle accise per prodotti energetici, doganali e per l'esercizio di sale bingo. Insomma un'operazione estremamente ramificata e ben congegnata ma non abbastanza da passare inosservata.

L'indagine era partita da Perugia. I laboratori in due città italiane

Il tutto era partito da una falsa polizza fidejussoria presentata all'ufficio delle dogane di Perugia. Da lì il sospetto, poi confermato, che ci fosse qualcosa di più grosso sotto.

Dall'analisi dei movimenti finanziari si sono scoperte numerose altre false polizze i cui premi assicurativi, anziché essere riversati alle compagnie assicuratrici che avevano emesso i titoli, venivano trasferiti su conti correnti esteri accesi da alcuni degli indagati sia nei Paesi dell'UE che extra UE.

A quel punto le indagini hanno assunto una dimensione internazionale. All'apparenza era tutto regolare e le polizze venivano presentate a garanzia di appalti o per ottenere autorizzazioni, ma poi è emerso che venivano falsificate in degli appositi laboratori. Grazie al coinvolgimento delle Autorità doganali croate e tedesche, si è riusciti ad individuare le centrali operative presso le quali venivano materialmente riprodotte le false polizze. Si tratta di due città italiane: Siracusa e Ascoli Piceno.

Centinaia di clienti ignari truffati

Come funzionava materialmente l'emissione delle polizze false? La rete criminale si era organizzata intorno a sei persone e ad una società che per tramite di diversi broker, proponeva "consapevolmente" ai clienti, quasi tutti ignari della frode, le false proposte assicurative. I clienti che avevano acceso le polizze pagavano regolarmente. I soldi dei premi però venivano girati sui conti esteri degli indagati.

Quando i clienti sottoscrivevano la polizza, nel frontespizio vi erano informazioni che in realtà erano solo parzialmente riconducibili alla compagnia assicurativa. La validazione avveniva con la firma di notai completamente all'oscuro delle operazioni, anche per tramite di falsi dispositivi di firma digitale. Gli indagati reperivano dalle compagnie delle polizze legittime che falsificavano proponendole ai clienti, di solito inviandole via email o per pec.

Indagini a tappeto in tutta Italia

Le indagini, partite dal reparto antifrode delle dogane di Perugia, hanno coinvolto varie città sul territorio nazionale grazie alla proficua collaborazione con l'Arma dei Carabinieri che ha consentito di monitorare in tempo reale alcuni incontri tra gli indagati avvenuti a Perugia e a Siracusa.

Perquisite decine di sedi legali e abitazioni nelle province di Perugia, Siracusa, Catania, Ascoli Piceno, Torino, Verona, Roma e Pescara dove sono stati rinvenuti documenti descritti come "di notevole interesse investigativo".

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Sara Costanzi
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