La scarsità delle pattuglie lungo la variante della strada statale 219 Pian d’Assino è un problema reale, soprattutto nel tratto orientale tra Gubbio, Branca e l’innesto con la Perugia-Ancona.
Sarebbe però semplicistico attribuire questa assenza soltanto alla carenza di volontà degli agenti della Polizia locale.
La strada presenta lunghi tratti privi di piazzole e spazi nei quali fermare in sicurezza i veicoli. Una pattuglia che intimasse l’alt potrebbe trovarsi costretta a far sostare un’automobile ai margini della carreggiata, esponendo a un rischio concreto sia gli agenti sia il conducente controllato e gli altri utenti.
È dunque plausibile che all’interno del Corpo esistano perplessità sull’esecuzione di posti di controllo in condizioni oggettivamente pericolose. «Non sono i controlli a mettere in pericolo la circolazione, ma un controllo eseguito senza gli spazi e le protezioni necessarie può trasformarsi in un ulteriore fattore di rischio».

Ciò non significa rinunciare alla vigilanza. Occorre individuare con Anas, Prefettura e forze dell’ordine punti sicuri nei quali effettuare i controlli, affiancando alle pattuglie sistemi elettronici, verifiche dinamiche e servizi coordinati.
Il Corpo dispone oggi anche del TruCam HD, un telelaser mobile capace di rilevare la velocità a grande distanza. Il suo impiego sulla Pian d’Assino resta però condizionato dalla possibilità di collocare la pattuglia e fermare i veicoli in condizioni di sicurezza.
Dal 2005 lungo la Pian d’Assino si sono verificati oltre 300 incidenti, più o meno gravi, con un bilancio di 27 vittime. Sono numeri che hanno alimentato un allarme sociale crescente e che rendono indispensabile una risposta istituzionale.
Velocità eccessiva, sorpassi azzardati e comportamenti scorretti aggravano i limiti di un’infrastruttura considerata da molti inadeguata fin dalla sua realizzazione. La repressione delle violazioni rimane necessaria, ma deve essere accompagnata da interventi strutturali e da condizioni operative che consentano agli agenti di lavorare senza mettere a repentaglio la propria incolumità.
Il problema della Pian d’Assino è dunque più ampio dell’assenza delle pattuglie: riguarda la sicurezza della strada, l’organizzazione dei controlli e la disponibilità complessiva di uomini e mezzi.
La Polizia locale di Gubbio dovrebbe poter contare su circa 30 dipendenti, ma le unità effettivamente disponibili sarebbero ormai poco più della metà.
È un numero insufficiente per una città di circa 30mila abitanti, distribuiti su un territorio di 525 chilometri quadrati. Alla vigilanza del centro storico si aggiungono le frazioni, la viabilità, gli incidenti, le manifestazioni, i controlli commerciali, edilizi e ambientali, le notifiche e le attività amministrative.
Una parte del personale viene inoltre impiegata stabilmente negli uffici e non può quindi essere utilizzata nei servizi esterni. A questa situazione si aggiunge il prossimo pensionamento di alcuni dipendenti, che rischia di far precipitare il Corpo sotto la soglia minima necessaria per garantire una presenza ordinaria sul territorio.
Le vicende giudiziarie e disciplinari che hanno interessato negli anni alcuni componenti costituiscono un ulteriore elemento di difficoltà, ma non rappresentano il problema principale. La vera emergenza è strutturale: mancano gli agenti, manca un ricambio generazionale e manca una programmazione capace di evitare il progressivo svuotamento del servizio.
Sarebbe opportuno che l’Amministrazione Fiorucci riprendesse in mano la situazione per programmare in tempi rapidi nuove assunzioni. Non è però sufficiente aumentare numericamente l’organico: occorre selezionare personale giovane, efficiente, equilibrato e realmente disponibile a svolgere servizi esterni.
L’agente di Polizia locale contemporaneo non può essere considerato soltanto un impiegato incaricato di compilare verbali. È chiamato a intervenire negli incidenti, affrontare persone aggressive, gestire situazioni di tensione, garantire la sicurezza durante gli eventi e operare spesso come primo presidio pubblico sul luogo di un’emergenza.
Servono quindi preparazione giuridica, capacità relazionale e attitudine alla mediazione, ma anche idoneità fisica, autocontrollo e formazione nell’uso dei mezzi di difesa e contenimento consentiti dalla legge. L’addestramento dovrebbe comprendere tecniche di de-escalation, immobilizzazione in sicurezza, uso responsabile degli strumenti in dotazione, guida operativa, primo soccorso e gestione delle emergenze.
La legge quadro sulla Polizia municipale prevede che gli addetti possano esercitare funzioni di polizia giudiziaria, polizia stradale e, quando riconosciuta dal prefetto, di pubblica sicurezza. L’eventuale armamento e il suo impiego sono disciplinati dalla legge, dai regolamenti e dalle disposizioni dell’ente.

In questo quadro, l’esperienza maturata nelle Forze armate o nei corpi di polizia dello Stato può rappresentare un valore particolarmente importante.
Chi ha prestato servizio operativo può possedere disciplina, abitudine al lavoro in squadra, conoscenza delle procedure, capacità di mantenere il controllo in situazioni critiche e familiarità con gli strumenti di protezione individuale. Non si tratta di trasformare la Polizia locale in un corpo militare, ma di riconoscere che le funzioni attuali richiedono personale capace di agire con fermezza, proporzione e professionalità.
Il Comune non può introdurre preferenze arbitrarie, perché l’accesso deve avvenire mediante concorso pubblico. La normativa consente però riserve di posti per alcune categorie di volontari delle Forze armate, e numerosi concorsi per agenti di Polizia locale applicano concretamente tali riserve.
Il bando potrebbe inoltre prevedere prove di efficienza fisica, verifiche attitudinali e una formazione iniziale particolarmente selettiva. Il diploma e la patente rappresentano requisiti ordinari, ma non possono essere considerati sufficienti per costruire un Corpo moderno e pienamente operativo. Concorsi recenti per agenti di Polizia locale hanno già previsto prove fisiche e specifici requisiti collegati alle mansioni.
La ricostruzione della Polizia locale non può sostituire la presenza delle forze statali. Gubbio non dispone di un Commissariato della Polizia di Stato e il controllo generale di un territorio vastissimo grava principalmente sui Carabinieri.
Occorre quindi esercitare una pressione politica sul Ministero dell’Interno affinché venga valutata l’apertura di un presidio della Polizia di Stato e di una struttura della Polizia Stradale, particolarmente necessaria lungo la Pian d’Assino e sulle principali direttrici del comprensorio.
Il Comune deve intanto agire sulle competenze che gli appartengono: assumere, formare e riportare sulle strade un numero adeguato di agenti. «Non serve soltanto ricostituire l’organico: occorre rifondare il Corpo su professionalità, disciplina, preparazione operativa e presenza effettiva sul territorio».
Rinviare ancora significherebbe avvicinarsi al punto nel quale la Polizia locale di Gubbio non sarebbe più materialmente in grado di garantire i propri servizi essenziali.