Ha preso ufficialmente il via la campagna di scavi archeologici 2026 nell'area di Poggio Gramignano, uno dei siti più importanti per lo studio della tarda antichità in Italia e punto di riferimento internazionale per la ricerca archeologica.
Per tutto il mese di luglio il complesso tornerà a essere un laboratorio a cielo aperto, dove studiosi provenienti da università italiane, statunitensi ed europee lavoreranno fianco a fianco con l'obiettivo di approfondire la conoscenza di un contesto storico che continua a restituire nuove testimonianze sul passaggio tra l'età romana e il Medioevo.
L'iniziativa, autorizzata dal Ministero della Cultura e resa possibile grazie alla collaborazione tra il Comune di Lugnano in Teverina, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'Umbria e numerosi atenei italiani e internazionali, conferma il ruolo strategico del sito nel panorama della ricerca scientifica.
L'edizione 2026 punta infatti ad ampliare ulteriormente le indagini, esplorando nuovi settori dell'area archeologica e cercando risposte sui profondi cambiamenti che interessarono il complesso dopo il progressivo declino della grande villa romana.
Oltre all'attività scientifica, il progetto mantiene una forte vocazione divulgativa e di coinvolgimento del territorio. Il prossimo 18 luglio il pubblico avrà infatti l'opportunità di entrare direttamente nel cuore delle ricerche grazie a un Open Day che consentirà di visitare gli scavi accompagnati dagli archeologi impegnati sul campo, offrendo un'occasione unica per conoscere da vicino uno dei più significativi cantieri archeologici dell'Umbria.
A dare notizia dell'avvio delle attività è stato il sindaco di Lugnano in Teverina, Alessandro Dimiziani, sottolineando come il progetto sia reso possibile grazie alla concessione del Ministero della Cultura e alla consolidata collaborazione tra il Comune, concessionario e sostenitore dell'iniziativa, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'Umbria e le università di Tucson, L'Aquila e Viterbo.
La campagna archeologica proseguirà per l'intero mese di luglio e vedrà impegnato un gruppo internazionale composto da circa venti archeologi provenienti dall'Italia, dagli Stati Uniti e da numerosi Paesi europei. La direzione scientifica dello scavo è affidata al professor David Soren della University of Arizona, tra i massimi studiosi del sito, mentre il coordinamento delle attività sul campo è seguito dall'archeologo Roberto Montagnetti dell'Università degli Studi dell'Aquila, direttore degli scavi. A collaborare alle attività anche Matteo Serpetti, direttore del Museo Civico di Lugnano in Teverina.
Il lavoro della squadra multidisciplinare consentirà di approfondire aspetti ancora poco conosciuti dell'evoluzione dell'insediamento, attraverso metodologie di ricerca sempre più avanzate che integrano lo scavo tradizionale con rilievi digitali, analisi stratigrafiche e indagini geofisiche.
Secondo quanto illustrato dall'amministrazione comunale, la campagna di quest'anno rappresenta uno dei passaggi più significativi degli ultimi anni.
"L'edizione 2026 - spiega il sindaco Dimiziani - si pone obiettivi particolarmente ambiziosi e rappresenta un importante passo avanti nella ricostruzione della storia del sito. Le ricerche - aggiunge - hanno infatti previsto un ulteriore ampliamento dell'area di scavo, dove stanno emergendo nuovi ambienti realizzati a partire dalla tarda antichità".
L'estensione delle indagini permetterà infatti di ricostruire con maggiore precisione le ultime fasi di vita dell'antica villa romana e di comprendere come l'insediamento si sia progressivamente trasformato nel corso dei secoli.
Uno dei principali filoni di ricerca riguarda proprio la ricostruzione del periodo successivo al declino della prestigiosa residenza romana di Poggio Gramignano.
Gli archeologi stanno infatti cercando di comprendere come il complesso sia cambiato nel corso della tarda antichità, documentando il riutilizzo degli edifici originari e le profonde trasformazioni urbanistiche che caratterizzarono l'area.
Secondo gli studiosi, la villa perse progressivamente la propria funzione residenziale per lasciare spazio a nuovi utilizzi, probabilmente legati ad attività produttive e ad altre esigenze della comunità insediata nel territorio. Proprio questo periodo rappresenta uno degli aspetti più affascinanti della ricerca, perché testimonia il passaggio tra il mondo romano e le nuove realtà sociali sorte dopo la crisi dell'Impero.
Grande interesse scientifico riguarda anche un secondo filone di ricerca avviato quest'anno. Le recenti indagini geofisiche hanno infatti individuato un nuovo edificio situato a breve distanza dalla villa romana già nota agli studiosi.
La campagna 2026 ha dato avvio alle prime esplorazioni di questa struttura, con l'obiettivo di determinarne cronologia, caratteristiche architettoniche e funzione.
L'ipotesi alla base dello studio è che il complesso sia stato edificato in un momento successivo al crollo della villa romana, quando quest'ultima aveva ormai perso la propria destinazione originaria. Se tale teoria fosse confermata, il nuovo edificio potrebbe rappresentare il centro delle attività insediative sviluppatesi nella zona durante la tarda antichità, mentre gli spazi della villa sarebbero stati progressivamente riconvertiti ad altri usi.
Tra gli elementi che hanno reso celebre Poggio Gramignano a livello internazionale figura il cosiddetto cimitero infantile tardoantico, rinvenuto negli anni passati proprio all'interno della villa. Si tratta di una scoperta che ha attirato l'attenzione della comunità scientifica mondiale, contribuendo a fare del sito umbro uno dei più studiati per comprendere le dinamiche sociali, religiose e sanitarie dell'epoca tardoantica.
Le nuove indagini potrebbero offrire ulteriori elementi utili a contestualizzare quel ritrovamento e a comprendere meglio il rapporto tra gli spazi della villa, le attività produttive sviluppatesi successivamente e le aree funerarie.
Oltre all'attività scientifica, la campagna 2026 dedica particolare attenzione anche alla divulgazione. Sabato 18 luglio, a partire dalle ore 17, il sito ospiterà un Open Day durante il quale cittadini e visitatori potranno accedere agli scavi accompagnati direttamente dagli archeologi impegnati nelle ricerche. L'iniziativa offrirà l'opportunità di osservare da vicino le attività di scavo, conoscere le metodologie utilizzate dagli studiosi e approfondire la storia di Poggio Gramignano attraverso visite guidate curate dal team scientifico.
Nel corso della giornata sarà inoltre presentato il progetto Avatour Lugnano, che introdurrà una guida virtuale dedicata alla figura di Raniero Mengarelli, archeologo originario di Lugnano in Teverina e tra i maggiori studiosi italiani del Novecento.
L'importanza della campagna di ricerca va oltre il valore puramente scientifico. Il progetto rappresenta infatti un modello consolidato di collaborazione tra enti locali, istituzioni culturali e università internazionali, capace di coniugare ricerca, formazione e promozione del territorio.
"La campagna di ricerca - sottolinea Dimiziani - conferma il valore della collaborazione tra enti locali, università e istituzioni scientifiche internazionali, consolidando il ruolo di Lugnano in Teverina come punto di riferimento per lo studio dell'archeologia della tarda antichità e per la formazione di giovani ricercatori provenienti da diversi Paesi".