L’attenzione sulla sicurezza nelle piscine è tornata alta dopo alcuni gravi incidenti verificatisi in Italia e il crescente dibattito sui sistemi di aspirazione, sui bocchettoni e sulle prese di fondo.
Anche in Umbria il tema riguarda una rete consistente di strutture pubbliche e private frequentate ogni anno da migliaia di persone, soprattutto nei mesi estivi.
Una ricognizione effettuata incrociando il censimento regionale degli impianti sportivi con atti comunali, documenti amministrativi e informazioni aggiornate al 2026 consente di individuare in Umbria circa venti complessi natatori di proprietà pubblica o comunale tuttora esistenti, anche se non tutti risultano contemporaneamente operativi a causa di lavori, chiusure stagionali o procedure di affidamento della gestione.

Il dato deve essere interpretato con attenzione. Un complesso natatorio può infatti comprendere più piscine, ciascuna dotata di propri sistemi di ricircolo, aspirazione e scarico.
A Perugia risultano tre piscine comunali, mentre altri impianti pubblici sono presenti, tra gli altri, a Gubbio, Foligno, Città di Castello, Bastia Umbra, Umbertide, Assisi-Santa Maria degli Angeli, Spoleto, Castiglione del Lago, Massa Martana, Panicale-Tavernelle, Orvieto, Gualdo Tadino e in diversi centri della provincia di Terni.
Foligno, ad esempio, dispone di un complesso composto da più vasche interne ed esterne.
«Il numero dei complessi pubblici non coincide quindi con quello delle singole piscine effettivamente dotate di sistemi di aspirazione e ricircolo».
Il numero complessivo delle vasche pubbliche umbre è sensibilmente superiore a quello degli impianti e potrebbe superare le 35-40 unità, anche se non esiste al momento un registro regionale unico e aggiornato che consenta di fornire un dato assoluto senza margini di incertezza.
I bocchettoni e le prese di fondo sono componenti essenziali degli impianti natatori.
Servono alla circolazione dell’acqua verso i sistemi di filtrazione e trattamento, contribuendo al mantenimento delle condizioni igieniche della vasca. Il problema può sorgere quando l’aspirazione è troppo concentrata, quando una griglia è mancante o danneggiata oppure quando l’impianto non dispone di adeguati sistemi di sicurezza.
In determinate condizioni, la forza generata dalle pompe può provocare intrappolamento di capelli, indumenti, arti o altre parti del corpo.
È proprio questo rischio ad aver riportato al centro dell’attenzione la necessità di controllare la conformità delle griglie, la distribuzione dei punti di aspirazione, i dispositivi di arresto e lo stato generale degli impianti.

Anche in Umbria negli ultimi anni si sono verificati incidenti gravi in piscina, sebbene dalle fonti consultate non emergano episodi recenti documentati riconducibili specificamente ai bocchettoni di aspirazione.
Nel 2021, a Città di Castello, un bambino di sei anni morì annegato durante un’attività estiva. Le successive vicende giudiziarie si concentrarono soprattutto sul tema della vigilanza e delle responsabilità durante la permanenza dei minori in piscina.
Nel 2023, nel Perugino, un bambino di cinque anni rischiò di annegare durante un campus estivo. Fu recuperato dalla vasca e ricoverato in condizioni gravi, mentre le indagini approfondirono le modalità di sorveglianza.
Nel 2026, a Deruta, una persona rimase priva di sensi sul fondo di una piscina dopo un tuffo. L’intervento immediato del personale, insieme all’utilizzo di un defibrillatore, risultò determinante nelle prime fasi del soccorso.
«Gli incidenti dimostrano che la sicurezza in piscina non dipende da un solo fattore, ma da una combinazione di impianti corretti, sorveglianza, formazione del personale e rapidità dei soccorsi».
Il comparto delle piscine dispone anche di organismi associativi nazionali che rappresentano gestori e operatori tecnici e che possono svolgere un ruolo importante nel confronto sulle nuove regole di sicurezza.
Tra questi figura la CoNGePi, Confederazione Nazionale Gestori Piscine, organismo impegnato nella rappresentanza delle realtà che gestiscono impianti natatori.
Sul versante più propriamente tecnico e industriale opera invece Assopiscine, associazione che riunisce aziende, costruttori, manutentori, produttori e professionisti del settore e che rappresenta quindi un interlocutore particolarmente rilevante per quanto riguarda bocchettoni, prese di fondo, pompe, sistemi di ricircolo e dispositivi anti-intrappolamento.
Nel settore opera inoltre il Coordinamento delle associazioni dei gestori degli impianti natatori, nato dalla collaborazione tra diverse realtà associative, mentre un ruolo importante è svolto anche dalla Federazione Italiana Nuoto, alla quale fanno riferimento numerose società e strutture utilizzate per attività agonistica e formativa.
Il confronto con queste organizzazioni potrebbe contribuire a chiarire quanti siano realmente gli impianti interessati da eventuali adeguamenti e quali siano le principali criticità tecniche delle strutture più datate.
Allo stato delle fonti giornalistiche e pubbliche consultate, non risultano in Umbria negli ultimi anni incidenti gravi documentati attribuiti direttamente a bocchettoni di aspirazione o prese di fondo.
Questo dato va però interpretato con prudenza.
Non significa che non si siano verificati episodi minori, inconvenienti tecnici o situazioni di rischio. Eventi senza conseguenze gravi possono non essere finiti nelle cronache o essere rimasti circoscritti alle segnalazioni interne dei gestori, ai servizi sanitari o alle assicurazioni.
Proprio per questo una ricognizione tecnica sistematica può assumere particolare importanza.

La sicurezza di una piscina non dipende soltanto dalla presenza degli assistenti bagnanti.
Gestori e proprietari devono garantire la manutenzione degli impianti, il corretto funzionamento delle pompe, l’integrità delle griglie e delle protezioni, oltre alla conformità dei sistemi di ricircolo e aspirazione.
Per gli impianti pubblici, la responsabilità coinvolge anche i Comuni proprietari, soprattutto quando la gestione è affidata in concessione.
La nuova attenzione sui bocchettoni può quindi rappresentare l’occasione per verificare in maniera più sistematica lo stato delle strutture umbre, comprese quelle più datate.
Il dato delle circa venti piscine o complessi natatori pubblici costituisce soltanto il primo livello della ricognizione. A questi devono infatti essere aggiunti gli impianti privati aperti al pubblico, le strutture ricettive, gli agriturismi, i campeggi, i centri benessere e le piscine termali.
Il numero reale delle vasche frequentate dal pubblico in Umbria è quindi molto più elevato.
«La sicurezza non deve cominciare dopo un incidente, ma dalla prevenzione, dalla manutenzione e dalla capacità di individuare in anticipo ogni possibile elemento di rischio».