07 Feb, 2026 - 18:00

Piscina di Gubbio, lavori finiti ma pagamenti bloccati: il caso giudiziario che mette in difficoltà Comune e subappaltatori

Piscina di Gubbio, lavori finiti ma pagamenti bloccati: il caso giudiziario che mette in difficoltà Comune e subappaltatori

La riqualificazione della piscina comunale di Gubbio doveva essere una storia di rilancio di un impianto sportivo atteso dalla città. Invece, come raccontato da Perugia Today, si è trasformata in un groviglio giuridico e amministrativo che oggi tiene con il fiato sospeso il Comune e diverse imprese locali. Al centro della vicenda c’è la Seas srl, società appaltatrice dei lavori, dichiarata in liquidazione giudiziale dal Tribunale di Perugia con sentenza n. 73/2025 del 24 novembre 2025, e le aziende subappaltatrici che ora reclamano il pagamento delle somme loro dovute.

Il risultato è un paradosso che pesa come un macigno: i lavori sono stati eseguiti, l’impianto è stato inaugurato, ma una parte delle imprese non è stata pagata.

Dall’appalto del 2024 alla crisi della Seas

La storia inizia nel 2024, quando il Comune di Gubbio affida alla Seas l’appalto per la riqualificazione della piscina comunale, autorizzando anche alcuni subappalti. Tra le aziende coinvolte c’è la Edil Restaura srls, specializzata in impermeabilizzazioni e posa di pavimenti. L’impresa ha eseguito lavori per circa 60.000 euro, di cui 35.828,76 euro più Iva sono stati certificati il 30 luglio 2025 dal direttore dei lavori come regolarmente eseguiti.

Poi, a fine ottobre 2025, arriva la svolta: l’advisor della Seas, ormai in difficoltà, comunica al Comune la presentazione di un’istanza di concordato preventivo e invita l’ente a sospendere ogni pagamento diretto ai subappaltatori, richiamando l’articolo 119 del Codice degli appalti e le misure protettive del tribunale. Il Comune risponde di non aver ancora effettuato pagamenti diretti.

La sentenza e il nodo del pagamento

Con la sentenza di liquidazione giudiziale, il quadro si complica ulteriormente. Il curatore nominato dal tribunale, dottor Alessandro Bartoli, con una pec del 3 gennaio 2026, chiarisce che la liquidazione determina la risoluzione del contratto di appalto e che questo «fa venir meno il presupposto per l’applicazione del meccanismo di pagamento diretto». In altre parole, secondo il curatore, il Comune dovrebbe versare quanto dovuto alla Seas in liquidazione, lasciando ai subappaltatori la strada dell’insinuazione al passivo della procedura fallimentare.

Una prospettiva che non convince affatto le imprese coinvolte, in particolare la Edil Restaura, rappresentata dall’avvocato Romina Fontetrosciani.

La posizione dei subappaltatori: “Il credito è consolidato”

In due diffide, datate 1 e 22 dicembre 2025, il legale sostiene che il credito della sua assistita si sia consolidato prima della liquidazione giudiziale: la certificazione dei lavori è di luglio, mentre la sentenza è di novembre. Inoltre, in quanto piccola impresa, Edil Restaura godrebbe della tutela rafforzata prevista dall’articolo 119, comma 11, del D.Lgs. 36/2023 (Nuovo Codice dei Contratti Pubblici).

Secondo questa interpretazione, la norma «prevale sui principi concorsuali quando il credito risulta consolidato in epoca anteriore alla liquidazione» e imporrebbe quindi al Comune il pagamento diretto al subappaltatore. È qui che si apre il vero conflitto giuridico: tutela delle piccole imprese contro regole delle procedure concorsuali.

Il Comune stretto tra due fuochi

Il Comune di Gubbio si trova così in una posizione estremamente delicata. Da un lato le indicazioni del curatore fallimentare, dall’altro le pressioni e le minacce di azioni legali da parte dei subappaltatori. Con una nota del 14 gennaio 2026, l’ente ha trasmesso al curatore le ultime diffide ricevute, chiedendo «indicazioni in merito ad eventuali pagamenti diretti» e chiarendo di attendere un riscontro prima di procedere.

Nel frattempo, come riportato da Perugia Today, il titolare della Edil Restaura ha raccontato di essere stato chiamato in subappalto e poi invitato dal Comune a proseguire i lavori quando la Seas aveva di fatto abbandonato il cantiere, anche in prossimità di scadenze elettorali. Secondo questa versione, l’ente avrebbe sollecitato il completamento dell’opera, protocollando anche la fattura di pagamento. Dopo l’inaugurazione, però, lo scenario sarebbe cambiato: fattura annullata e invito a insinuarsi nel passivo del fallimento Seas.

Dal punto di vista del Comune, pagare quella fattura significherebbe pagare due volte gli stessi lavori.

Un’impresa in difficoltà e la protesta sotto il Comune

Intanto la Edil Restaura resta con oltre 35mila euro non incassati per un lavoro eseguito «a regola d’arte». Una situazione che sta creando problemi concreti: difficoltà nel pagare gli operai, ostacoli nell’ottenere il Durc e quindi nel partecipare a nuovi lavori. Nei giorni scorsi, il titolare e alcuni dipendenti hanno manifestato davanti al palazzo comunale di Gubbio, e non escludono di tornare a farlo.

Due logiche a confronto

La vicenda della piscina di Gubbio è diventata così un caso emblematico dello scontro tra due logiche: quella che vuole proteggere le piccole e medie imprese nei subappalti pubblici e quella che impone il rispetto rigoroso delle procedure concorsuali. In mezzo, un’opera pubblica conclusa, un Comune chiamato a districarsi tra norme e responsabilità, e imprese che aspettano ancora di essere pagate.

Una storia che, come evidenziato da Perugia Today, rischia di avere strascichi giudiziari e di lasciare aperta una domanda scomoda: chi deve davvero farsi carico del conto finale?

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Mario Farneti
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