Non arriva ancora la sentenza ma serve un'ulteriore perizia per fare luce su quanto non è stato chiarito in sede di incidente probatorio. Ecco gli sviluppi della vicenda giudiziaria che riguarda un artigiano, accusato di omicidio colposo e violazioni in materia di sicurezza sul lavoro in seguito all’esplosione avvenuta nel dicembre 2020 che provocò la morte di un uomo in un’abitazione di Cibottola (Piegaro).
Non si arriva alla conclusione della vicenda giudiziaria. Il giudice Lidia Brutti, prima di emettere la sentenza - riprende Umbria24.it in prima istanza - ha richiesto nuovi approfondimenti e nominato un perito per chiarire ciò che non è stato chiarito durante la prima perizia svolta in fase di incidente probatorio.
Il pm Gianpaolo Mocetti aveva chiesto una condanna a otto mesi di reclusione nei confronti dell'artigiano accusato di omicidio colposo e violazioni in materia di sicurezza sul lavoro in seguito all’esplosione, a seguito di una fuga di gas, avvenuta nel dicembre 2020 che provocò la morte di un uomo in un’abitazione di Cibottola (Piegaro).
Durante il processo, la difesa dell'artigiano ha introdotto un’ipotesi alternativa dei fatti, supportata da valutazioni tecniche e per questa è stata richiesta una nuova perizia, visto che la precedente era stata dichiarata nulla dal gup nella parte riguardante gli accertamenti concernenti il materiale elettrico.
Il 23 dicembre 2020, il 44enne che ha perso la vita era andata a trovare i genitori, a vocabolo San Fortunato, zona Cibottola prima del cimitero, tra Pietrafitta e Piegaro. Una fuga di gas portò all’esplosione nel locale al piano terra dell’abitazione e il corpo senza vita della vittima venne trovato tra le macerie.
Da quanto ricostruito, il fratello della vittima era all’esterno in compagnia di un artigiano per controllare le tubature: si sarebbe creato un innesco accidentale di gas gpl (la cui fuga era stata segnalata ai vigili del fuoco) sotto il pavimento del pianterreno dell’abitazione, che avrebbe provocato l'esplosione.
Secondo l'accusa, il tutto sarebbe stato generato dall’intervento dell’artigiano che avrebbe compiuto operazioni pericolose senza averne le competenze né l’attrezzatura.
La vittima si chiamava Gabriele Marsili. L'uomo di 44 anni, nato a Città della Pieve, fu ritrovato tra le macerie, purtroppo, privo di vita, dopo l'esplosione avvenuta nell’abitazione dove viveva con la sua famiglia.
La vittima viveva con i genitori e con i due fratelli nella casa che riportatò gravi danni, visto anche il crollo di alcune componenti di muratura. Nell’abitazione – da quanto appreso – erano presenti anche altri parenti, che al momento della tragedia si trovavano all’esterno della casa, salvandosi di conseguenza.