23 Aug, 2026 - 10:55

Piano Strade e clima a Terni (1): il dibattito sui 30 milioni e la proposta del Piano Adaptive 2035 di FDI

Piano Strade e clima a Terni (1): il dibattito sui 30 milioni e la proposta del Piano Adaptive 2035 di FDI

L’intellettuale spagnolo antifranchista Salvador de Madariaga diceva: “Gubernar no es asfaltar”. Il pensatore, che si oppose tenacemente al regime di Franco, usava l'espressione per ricordare che governare non significa stendere l'asfalto. Con queste parole voleva spiegare che amministrare una nazione o un comune non consiste nell'usare la forza per imporre decisioni o nel cancellare le opinioni contrarie. Al contrario, guidare una comunità richiede una strategia a lungo termine, l'osservanza delle leggi, l'attenzione ai bisogni dei cittadini e lo sviluppo civile della collettività. Si tratta, in breve, di un'immagine figurata.

Se invece consideriamo il significato letterale e attuale della parola "asfalto", oggi la necessità di riprogettare gli spazi urbani impone scelte radicalmente diverse dal passato. È diventato prioritario, ad esempio, ridurre la cementificazione e valorizzare le aree verdi nelle città per proteggerci dalle temperature elevate e dagli effetti sempre più evidenti del riscaldamento globale. In questo contesto, l'amministrazione guidata dal sindaco Stefano Bandecchi ha lanciato un imponente piano strade che prevede l'attivazione di una linea di credito con Cassa Depositi e Prestiti. Si tratta di una formula cosiddetta "a tiraggio", pensata proprio per riasfaltare le principali arterie cittadine di Terni, infrastrutture che provengono da decenni di abbandono, mancate manutenzioni e incuria.

Gli interventi spot realizzati finora non hanno risolto le notevoli criticità del territorio. Per questo, il primo cittadino ha deciso di caratterizzare i 18 mesi di amministrazione che restano alla sua consiliatura mettendo in campo un piano speciale, finanziato attraverso uno strumento flessibile: la banca mette a disposizione dell'ente una somma massima, utilizzabile in modo parziale o totale solo al momento del bisogno. A differenza di un mutuo tradizionale, il Comune non riceve subito l'intero capitale e paga gli interessi solo sulla cifra effettivamente prelevata ("tirata") e per il tempo del suo effettivo utilizzo.

Su questa scelta amministrativa si è aperto un profondo dibattito innescato da un intervento del capogruppo di Fratelli d'Italia, Roberto Pastura, che ha messo in stretta correlazione il piano strade e l'emergenza del cambiamento climatico. “Il piano strade è vecchio, occorre una città più vivibile anche d'estate” ha affermato Pastura, sottolineando che “per il mutamento climatico servono interventi per una Terni ecosostenibile”. Con questo articolo inauguriamo un servizio giornalistico in più puntate, volto ad analizzare tutti gli interventi e le posizioni sul tema.

L'impatto delle ondate di calore e la necessità di un nuovo paradigma urbano

L'accelerazione dei fenomeni climatici estremi impone una revisione delle priorità infrastrutturali. Secondo il capogruppo di FdI, il maxi-investimento annunciato da Palazzo Spada non può limitarsi a ripristinare lo status quo. “La grande calura che stiamo vivendo deve suggerirci un’urgenza rispetto alla quale non possiamo più permetterci né l’inerzia né soluzioni vecchie come quello previsto dal piano strade da 30 milioni”, avverte Pastura. L'analisi politica del consigliere parte da un dato di fatto incontrovertibile: le alte temperature non rappresentano un'anomalia transitoria. “Il grande caldo non è più un fenomeno occasionale, è ormai entrato stabilmente nella realtà delle nostre città”.

Il rischio evidenziato è quello di procedere con un'opera di manutenzione straordinaria mastodontica senza adeguarla alle sfide climatiche dei prossimi decenni. “Gli ultimi venti anni li abbiamo persi tra ideologia e negazionismo — prosegue Pastura — ma esiste una terza strada: una visione antropocentrica della sostenibilità, che faccia dell’eco-design e della rigenerazione urbana veri strumenti di pianificazione, mettendo al centro l’uomo, la salute, la qualità della vita”. La critica non è dunque rivolta alla necessità di sistemare il manto stradale, palesemente ammalorato, ma al metodo e alla visione con cui verranno spesi i 30 milioni di euro previsti per l'operazione.

Da Vitoria-Gasteiz a Leuven: i modelli europei per la viabilità del futuro

Per supportare la necessità di un cambio di passo, il dibattito si sposta sulle best practice internazionali. Città europee con dimensioni o sfide simili stanno già ridisegnando i propri tessuti urbani, abbandonando il concetto di strada come semplice nastro d'asfalto per veicoli. Pastura cita due esempi specifici: “Vitoria-Gasteiz, in Spagna, ha costruito una vera strategia di infrastrutture verdi urbane collegando tra loro parchi, alberature e aree naturali. Leuven, in Belgio, sta lavorando sulla de-impermeabilizzazione trasformando il modello stesso delle strade”.

Questi modelli continentali dimostrano che la vegetazione urbana deve superare il ruolo di mero abbellimento estetico. A Terni, l'approccio deve evolvere verso una reale ingegneria ambientale. “Dobbiamo smettere di pensare al verde come semplice arredo urbano. Non serve a nulla piantare alberi solo per poter dire quanti ne sono stati piantati”, dichiara il capogruppo di Fratelli d'Italia. La proposta tecnica si declina in interventi precisi: “Dobbiamo costruire veri corridoi d’ombra, occorre aumentare le superfici permeabili, realizzare rain garden e aiuole drenanti, utilizzare pavimentazioni capaci di assorbire parte delle precipitazioni e creare sistemi di raccolta dell’acqua proveniente dai tetti e dalle superfici urbane”. In un'epoca di siccità e precipitazioni estreme (le cosiddette bombe d'acqua), la gestione idrica diventa fondamentale. “L’acqua che cade violentemente durante poche ore va intercettata, infiltrata dove possibile e accumulata, anche attraverso serbatoi e vasche interrate e protette dall’evaporazione, per poter essere successivamente riutilizzata”.

Oltre l'asfalto: i numeri del Piano Strade e il rischio di un "errore imperdonabile"

Le dimensioni del progetto voluto dalla giunta Bandecchi impongono una riflessione attenta sull'impatto a lungo termine. Il programma di rifacimento coprirà circa 124 chilometri di rete viaria, interessando 1,6 milioni di metri quadrati di superficie stradale. Si tratta di una scala di intervento “tale da poter cambiare realmente una parte significativa della città”. È proprio su questa vastità che si concentra l'allarme politico e tecnico.

Replicare le geometrie stradali del Novecento significherebbe sprecare un'opportunità storica, vincolando peraltro il bilancio comunale a un debito pluriennale. “Se spendiamo 30 milioni per rifare le strade esattamente come erano prima commetteremmo un errore imperdonabile e i cui effetti saranno irrecuperabili”, sentenzia Pastura. L'imperativo categorico richiesto dall'opposizione è una riprogettazione integrata: “Ogni strada sulla quale interveniamo dovrebbe essere studiata anche rispetto al drenaggio delle acque, alle superfici permeabili, alle alberature, all’ombreggiamento, ai materiali utilizzati e alla mobilità pedonale e ciclabile”. Il concetto di fondo è chiaro: “Non possiamo investire risorse enormi ricorrendo all’indebitamento per ricostruire semplicemente la città di ieri”.

Il lancio del Piano Adaptive Terni 2035 e l'appello alla sinergia istituzionale

Per trasformare la visione in azione amministrativa, Fratelli d'Italia propone la creazione di un documento programmatico specifico, slegato dalle singole contingenze elettorali. “Per questo ritengo necessario costruire un Piano Adaptive Terni 2035 per l’adattamento e la rigenerazione urbana”, annuncia Roberto Pastura, suggerendo di partire “innanzitutto da una mappatura delle isole di calore e delle aree maggiormente vulnerabili della città”.

L'attuazione di un simile piano richiede un approccio multidisciplinare che superi i confini di Palazzo Spada. La proposta prevede di “mettere intorno allo stesso tavolo Comune, Provincia e tutte le istituzioni competenti, ordini degli architetti, ingegneri, agronomi e geologi, Università, professionisti, aziende dei servizi pubblici, associazioni, categorie economiche e tutte quelle competenze che Terni possiede già”. Questo tavolo di lavoro permanente dovrebbe garantire una “continuità con le Amministrazioni future affinché non se ne disperdano i benefici”.

L'obiettivo finale è consegnare ai cittadini uno spazio pubblico resiliente: “Una città capace di utilizzare l’acqua invece di disperderla, di utilizzare gli alberi per creare ombra e non per arredare una fotografia, di progettare strade e piazze pensando alle condizioni climatiche dei prossimi trent’anni e non a quelle degli ultimi trenta”. Il dibattito si sposterà ora nelle aule istituzionali. “Le esperienze europee dimostrano che è possibile, le soluzioni ci sono, le competenze anche. Quello che non abbiamo più, invece, è il tempo per rimandare”, conclude Pastura, preannunciando che “nel prossimo Consiglio presenterò un atto di indirizzo quale primo spunto operativo per avviare un progetto ambizioso e non più procrastinabile”.

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Federico Zacaglioni
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