La gestione del ciclo dei rifiuti in Umbria finisce al centro di un duro scontro istituzionale e sindacale. UIL e UILTRASPORTI Umbria hanno lanciato un monito perentorio indirizzato alla Regione Umbria e agli enti locali: occorre fermare le decisioni imposte dall’alto e aprire immediatamente un tavolo di confronto strutturato che ponga al centro la salute, la sicurezza e la salvaguardia occupazionale del personale. Al centro della contestazione vi è un piano ventennale giudicato contraddittorio, che da un lato spinge sull’incremento delle percentuali di raccolta differenziata e dall’altro continua a fare affidamento su discariche ormai prossime alla saturazione, trascurando l’usura fisica degli operatori. “La salute dei lavoratori non può essere il prezzo della raccolta differenziata”, scandiscono i vertici sindacali, ponendo precisi paletti: spinta decisa sulla meccanizzazione dei servizi, prevenzione delle malattie professionali, rifiuto netto della privatizzazione di asset pubblici strategici come SOGEPU, VUS e ASM Terni , oltre all’apertura di una concertazione preventiva sulla prossima gara regionale ricalcando il modello già adottato per il TPL.
Il nodo centrale della vertenza risiede nella sostenibilità industriale e umana dell'attuale assetto. I sindacati sollevano un interrogativo strutturale sulla tenuta di una programmazione a lungo termine che prevede ancora il conferimento in discarica dei residui non riciclabili a fronte di volumi residui estremamente limitati. Al contempo, la rincorsa agli obiettivi percentuali di raccolta senza una profonda revisione organizzativa sta determinando ripercussioni sanitarie documentate, con un incremento progressivo di patologie dell’apparato muscolo-scheletrico e malattie professionali che sfociano in provvedimenti di inidoneità parziale o permanente alla mansione.
Questa condizione genera un circolo vizioso all'interno dei cantieri: il calo di resa operativa si scarica inevitabilmente sui dipendenti ancora idonei, costretti a compensare i turni scoperti con un sovraccarico che aumenta a sua volta l'esposizione al rischio, provocando un paradosso gestionale con l'innalzamento dei costi complessivi del servizio. Per spezzare questa spirale, l'organizzazione sindacale rivendica l'introduzione diffusa di sistemi di meccanizzazione per abbattere la movimentazione manuale dei carichi, una revisione complessiva dei modelli operativi di raccolta porta a porta e specifici piani di prevenzione sanitaria nei luoghi di lavoro capaci di tutelare l'integrità fisica degli addetti e ridurre i costi sociali derivanti dalle inidoneità.

Accanto al fronte primario della sicurezza sul lavoro, il sindacato traccia una linea invalicabile sul piano societario e industriale. L'eventualità di far confluire realtà storiche e radicate nel territorio come SOGEPU , VUS e ASM Terni all'interno di un gestore unico regionale a trazione privata incontra la netta e motivata contrarietà delle organizzazioni dei lavoratori.
La posizione espressa da UIL e UILTRASPORTI esclude categoricamente qualsiasi cessione che non sia sorretta da concrete ragioni di carattere organizzativo, industriale e di comprovato interesse pubblico. Il timore concreto riguarda la replica di operazioni nelle quali beni, competenze e servizi pubblici vengono trasferiti ai privati a beneficio prevalente di logiche finanziarie, lasciando i costi vivi, i rischi operativi e le incertezze occupazionali a carico esclusivo della collettività e della forza lavoro. La tutela del patrimonio industriale pubblico viene dunque ribadita come argine indispensabile per garantire standard qualitativi elevati e un controllo pubblico trasparente sulle tariffe e sul servizio.

L'appello per un cambio di passo metodologico chiama in causa direttamente i vertici politici e regolatori del territorio, a partire dalla Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e dal Presidente di AURI Andrea Sisti. Il sindacato sollecita l'apertura immediata di un tavolo di concertazione, richiamando l'esperienza positiva maturata nella gara per il trasporto pubblico locale, dove il dialogo preventivo ha consentito di blindare diritti contrattuali e garanzie occupazionali tramite una Clausola Sociale Rafforzata.
In vista della definizione del futuro bando regionale per i servizi ambientali, le sigle pongono condizioni precise e non negoziabili. Viene chiesta l'applicazione vincolante del CCNL Igiene Ambientale quale unico contratto collettivo di riferimento per l'intero bacino, la piena salvaguardia occupazionale e salariale del personale in forza e una drastica limitazione, fino all'esclusione, del ricorso ai subappalti, identificati come il terreno in cui più frequentemente si determinano arretramenti nelle tutele e nella sicurezza. A ciò si aggiunge la richiesta di dimensionare i carichi operativi in modo compatibile con la tenuta fisica degli addetti e di istituire un confronto sindacale preventivo sull'architettura complessiva della gara.
Il Segretario Generale UIL Umbria Maurizio Molinari, il Segretario Generale Uiltrasporti Umbria Stefano Cecchetti e il Segretario Regionale Uiltrasporti Umbria Walter Bonomi chiariscono che l'interlocuzione con le istituzioni non potrà ridursi a una formale presa d'atto di decisioni già deliberate: “Non si può progettare il futuro del sistema regionale dei rifiuti senza coinvolgere chi quel sistema lo conosce e lo vive quotidianamente: i lavoratori e le loro rappresentanze”. Senza un riscontro immediato da parte di Regione Umbria e AURI, le organizzazioni sindacali avvertono che il mancato dialogo rischia di compromettere la tenuta delle relazioni industriali, prefigurando una stagione di dura mobilitazione a tutela del lavoro e della salute pubblica.