24 Jul, 2026 - 15:40

Piano non autosufficienza, Simonetti (M5S): “Nessun taglio al confronto, colpa dei ritardi nazionali”. Ma è ancora polemica

Piano non autosufficienza, Simonetti (M5S): “Nessun taglio al confronto, colpa dei ritardi nazionali”. Ma è ancora polemica

Incastrato tra la scorta del tempo a disposizione e l’esigenza di sbloccare risorse fondamentali per i soggetti più fragili, il Piano regionale integrato per la non autosufficienza (Prina) 2025-2027, dopo il via libera della Terza Commissione al dibattito in aula di Palazzo Cesaroni, continua a far discutere la politica regionale.

Da una parte la coalizione di maggioranza del Patto Avanti, intenta a blindare l’iter per mettere al sicuro una dote da quasi 56 milioni di euro prima che scatti il semaforo rosso di metà agosto. Dall'altra le opposizioni e alcune  le rappresentanze territoriali, decise a dare battaglia sui criteri di ripartizione delle risorse finanziarie e sulla mancata apertura ad ulteriori audizioni istituzionali. E così il giorno dopo i lavori della Terza Commissione è il presidente dell'organismo regionale, Luca Simonetti, a voler ricostruire la vicenda. Mentre da Terni continuano le critiche del componente del CAL e consigliere comunale di AP Claudio Batini. 

La corsa contro il tempo per la messa in sicurezza dei trasferimenti da 56 milioni di euro

A ricucire i dettagli di una scelta tattica che ha visto la Terza commissione consiliare respingere a maggioranza la richiesta dell'opposizione di riaprire il tavolo delle audizioni è lo stesso presidente dell'organismo, Luca Simonetti (M5s). L'esponente pentastellato rivendica la natura responsabile di un iter accelerato, individuando le cause delle ristrettezze temporali nei ritardi collezionati dal Governo centrale nell'invio degli atti e nella trasmissione non tempestiva delle rendicontazioni da parte delle amministrazioni comunali.

“L'approvazione del Piano non è stata determinata dalla volontà di comprimere il confronto istituzionale o la partecipazione, ma è stata resa necessaria L'approvazione del Piano non è stata determinata dalla volontà di comprimere il confronto istituzionale o la partecipazione, ma è stata resa necessaria dai ritardi accumulati a livello nazionale nella definizione delle procedure e nella trasmissione degli atti, cui si sono aggiunti i ritardi nelle rendicontazioni da parte dei Comuni. Tali circostanze hanno fortemente ridotto i tempi a disposizione della Regione", argomenta Luca Simonetti, sottolineando come le parti sociali, le associazioni di categoria e le rappresentanze datoriali fossero già state ampiamente ascoltate dalla Giunta regionale guidata da Stefania Proietti.

Stando alla ricostruzione della presidenza della Commissione, concedere ulteriori passaggi d'ascolto avrebbe esposto l'amministrazione al concreto rischio di superare la scadenza di metà agosto senza aver perfezionato i passaggi formali. Uno scenario che avrebbe congelato l'erogazione di ben 55,9 milioni di euro indirizzati alle Aziende sanitarie locali e alle zone sociali, mettendo a repentaglio l'erogazione dei servizi assistenziali minimi destinati alle fasce più vulnerabili della popolazione.

"La Regione - conclude Simonetti - ha quindi assunto una decisione responsabile, dettata esclusivamente dall'esigenza di garantire la continuità dei servizi e di evitare che ritardi non dipendenti dalla propria attività amministrativa producessero ulteriori conseguenze sui territori".

Da Terni l'affondo sul criterio di riparto: l'accusa di penalizzazione per il polo industriale

Se la maggioranza prova a chiudere la partita sul piano metodologico e procedurale, la spaccatura politica assume contorni più nitidi quando l'attenzione si sposta verso il confine meridionale della regione. A sollevare il caso sui criteri matematici con cui le risorse sono state suddivise è Claudio Batini, consigliere comunale di Alternativa Popolare a Terni e membro del Consiglio delle Autonomie Locali (CAL).

Il rappresentante ternano accusa aperto l'Esecutivo di essersi affidato a un vero e proprio “trucco dei numeri”, reo di penalizzare l'Usl Umbria 2 con una contrazione stimata in circa 6 milioni di euro rispetto al fabbisogno reale. Claudio Batini respinge con forza la logica puramente demografica secondo cui i trasferimenti debbano seguire la sola numerosità della popolazione residente: “Chi non vuole leggere questi dati si rende complice di una scelta che penalizza un territorio che ha già pagato e sta pagando un prezzo altissimo in termini di salute”.

Secondo la tesi sostenuta dall'esponente del CAL, l'Usl Umbria 2 non comprende soltanto la conurbazione ternana, ma si estende su territori vasti come il Folignate, lo Spoletino, la Valnerina e l'Orvietano. Soprattutto, la valutazione della spesa sociale non potrebbe prescindere dalle specificità dell'area ternana, storicamente segnata da una presenza industriale pesante e da un profilo epidemiologico caratterizzato da un'elevata incidenza di patologie croniche e degenerative legate alle criticità ambientali.

L'esito del voto in Commissione e la resa dei conti fissata per la seduta in Aula del 30 luglio

L’origine dello scontro risale alle prime battute dell'esame del testo avviato nella giornata di ieri in Commissione Sanità e Servizi sociali. Nel corso dell'illustrazione guidata dalla presidente Stefania Proietti, affiancata dalla dirigenza dell'assessorato alla Salute, l'opposizione di centrodestra aveva chiesto un supplemento di indagine conoscitiva attraverso nuove audizioni in sede referente.

La votazione della richiesta si è conclusa con una spaccatura netta: 4 voti contrari compatti della maggioranza consiliare contro i 3 voti favorevoli dei commissari di minoranza. La bocciatura ha così incanalato il Prina 2025-2027 sui binari dell'approvazione rapida, prevedendo l'istituzione di un Coordinamento regionale deputato a garantire l'integrazione sociosanitaria e il raccordo costante con l'Osservatorio sulla disabilità e il Garante regionale.

L'impalcatura complessiva della programmazione integrata attende ora il passaggio finale e determinante. Il confronto definitivo tra le parti politiche è fissato per la seduta d'Aula in programma il 30 luglio, data in cui il Piano passerà al vaglio del Consiglio regionale per l'adozione definitiva.

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Federico Zacaglioni
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