Il richiamo della Commissione europea all’Italia per il mancato corretto recepimento della direttiva sull’acqua potabile riporta sotto i riflettori il tema dei Pfas e della sicurezza idrica.
In Umbria, però, la Regione rivendica di aver giocato d’anticipo, attivando un protocollo di monitoraggio che ha consentito di verificare la piena conformità dell’acqua distribuita sul territorio. Una posizione che si accompagna alla richiesta dell’assessore De Luca di un intervento più incisivo da parte del Governo, chiamato a rafforzare il quadro normativo e a sostenere con risorse adeguate gli investimenti sulle infrastrutture acquedottistiche.
La contestazione avviata da Bruxelles riguarda il mancato corretto recepimento della direttiva europea che disciplina la qualità delle acque destinate al consumo umano, con particolare attenzione alla presenza delle sostanze perfluoroalchiliche, i cosiddetti Pfas.
Si tratta di composti chimici largamente utilizzati in ambito industriale e noti per la loro persistenza nell’ambiente, tanto da essere definiti “inquinanti eterni”. Il tema è ormai da tempo al centro del confronto scientifico e istituzionale per i possibili effetti sulla salute derivanti da un’esposizione prolungata. In questo contesto, l’Umbria sottolinea di aver scelto una linea di rigore, anticipando l’applicazione del monitoraggio previsto dalla normativa nazionale e costruendo un sistema di controllo che oggi viene indicato come esempio virtuoso.
La Regione aveva infatti già espresso contrarietà rispetto alla decisione di prorogare i termini di entrata in vigore dei nuovi limiti definiti dal decreto legislativo 18/2023, che recepisce la normativa europea. Una posizione che oggi viene ribadita con forza. Secondo Palazzo Donini, rinviare l’applicazione dei nuovi parametri ha rappresentato un segnale debole su un tema che richiede invece tempestività, rigore e capacità di programmazione.
L’Umbria ha scelto di non attendere. Attraverso il protocollo regionale di monitoraggio sui Pfas, attivato in anticipo rispetto agli obblighi nazionali inizialmente previsti per gennaio 2026 e successivamente rinviati a luglio, sono stati avviati controlli sistematici sulle acque destinate al consumo umano. Come specificato dall’assessore De Luca: "La Regione Umbria ha dimostrato la piena sicurezza e potabilità dell’acqua in distribuzione nei rubinetti dei cittadini umbri ed ha potuto così anticipare e neutralizzare eventuali criticità che si sarebbero potute verificare nella messa a regime delle nuove disposizioni normative".
Una dichiarazione che sintetizza la linea politica e amministrativa regionale: prevenzione, monitoraggio e trasparenza come strumenti fondamentali di tutela.
A marzo 2026 la Regione ha presentato i risultati del primo report elaborato a seguito degli screening condotti sulle acque destinate al consumo umano.
Le analisi, eseguite dalle Aziende Usl attraverso i laboratori di Arpa Umbria, hanno restituito un quadro definito rassicurante. Dall’elaborazione tecnico-scientifica è emerso che tutti i campioni prelevati, sia dalle aziende sanitarie sia dai gestori del servizio idrico, risultano conformi ai limiti stabiliti dal decreto legislativo 18/2023.
Nel dettaglio, i valori rilevati si sono mantenuti ampiamente al di sotto dei parametri fissati per la “Somma di Pfas”, con limite di 0,10 microgrammi per litro, e per la “Somma di 4 Pfas”, con limite di 0,02 microgrammi per litro. Numeri che, secondo la Regione, confermano l’efficacia del sistema di controllo attivato e rafforzano la fiducia dei cittadini nella qualità dell’acqua distribuita.
Pur rivendicando i risultati ottenuti, la Regione evidenzia che il monitoraggio da solo non basta. Il nodo centrale resta quello degli investimenti strutturali. Per questo l’assessore torna a chiedere un intervento diretto dello Stato, sia per il rafforzamento dei punti di captazione sia per la modernizzazione della rete acquedottistica.
"Riteniamo ormai improcrastinabile un intervento da parte dello Stato volto a garantire uno stanziamento straordinario di risorse, da destinare alle regioni, per interventi di messa in sicurezza dei punti di captazione in caso di non conformità da parte dei gestori del servizio idrico, nonché di interventi strutturali sulla rete acquedottistica per favorire la resilienza idrica garantendo l’approvvigionamento in sicurezza di acqua potabile".
Sul tavolo c’è anche il tema del bando definitivo delle tipologie di Pfas considerate più pericolose per la salute umana. La giunta regionale ha più volte espresso perplessità per l’assenza di un intervento risolutivo da parte del Governo su questo fronte. L’orientamento espresso da Perugia punta a un approccio che non si limiti al controllo successivo, ma agisca a monte, riducendo progressivamente l’immissione di tali sostanze sul mercato.
La Regione Umbria interpreta oggi il proprio sistema di monitoraggio come una best practice nazionale. L’idea è che l’esperienza maturata sul territorio possa diventare un punto di riferimento per altre amministrazioni regionali e per lo stesso Governo centrale.
La procedura d’infrazione aperta dalla Commissione europea rappresenta, in questa lettura, un campanello d’allarme ma anche un’occasione per accelerare.
Servono controlli continui, dati accessibili, investimenti strutturali e una strategia nazionale capace di fare tesoro delle esperienze già consolidate sui territori.
E l’Umbria, rivendica la giunta, ha già indicato la strada.