13 May, 2026 - 08:36

Perugia, il Consiglio comunale boccia la mozione su Arianna Ciccone dopo il caso del 25 aprile: l'opposizione, "Segnale grave per la libertà di espressione”

Perugia, il Consiglio comunale boccia la mozione su Arianna Ciccone dopo il caso del 25 aprile: l'opposizione, "Segnale grave per la libertà di espressione”

Il voto contrario della maggioranza sull’atto dedicato alla giornalista, alla quale il 25 aprile sarebbe stato impedito di partecipare a un corteo cittadino perché esibiva la bandiera ucraina, ha provocato la dura reazione dei consiglieri di opposizione del Comune di Perugia, che definiscono la scelta “grave” sul piano politico e culturale.

A sottoscrivere la nota sono Nilo Arcudi, Paolo Befani, Chiara Calzoni, Elena Fruganti, Edoardo Gentili, Riccardo Mencaglia, Clara Pastorelli, Augusto Peltristo, Margherita Scoccia, Gianluca Tuteri, Leonardo Varasano e Nicola Volpi, che criticano la maggioranza per aver respinto quello che definiscono un atto di solidarietà istituzionale doveroso.

Il voto che accende la polemica

Il cuore della controversia è rappresentato dal voto espresso in aula sulla mozione presentata dalle opposizioni. Un documento che, nelle intenzioni dei firmatari, aveva un obiettivo preciso: esprimere formalmente, a nome del Consiglio comunale e del sindaco, solidarietà ad Arianna Ciccone per quanto accaduto durante il corteo cittadino della Festa della Liberazione. Secondo quanto ricostruito dagli stessi consiglieri, il testo era stato costruito in forma volutamente essenziale per favorire una convergenza ampia e trasversale.

“Il voto contrario della maggioranza alla mozione di solidarietà ad Arianna Ciccone rappresenta un fatto grave, politicamente e culturalmente”. Parole nette, che aprono una contestazione non soltanto politica ma anche simbolica. Per le opposizioni, infatti, il respingimento dell’atto rappresenta un segnale preciso: la rinuncia da parte dell’istituzione comunale a prendere posizione su una vicenda che investe principi fondamentali come inclusione, libertà di manifestazione e rispetto delle differenze.

Il tentativo di mediazione e il nodo della solidarietà

Nella ricostruzione fornita dai consiglieri, durante il confronto in aula vi sarebbe stato un tentativo concreto di trovare una sintesi condivisa.

Le opposizioni sottolineano di aver accolto tutti gli emendamenti proposti dalla maggioranza pur di arrivare a una formulazione comune. Ciò che non sarebbe stato negoziabile, tuttavia, era il cuore stesso della mozione: l’espressione di solidarietà istituzionale.

“Avevamo presentato un atto semplice e chiaro – commentano i consiglieri di opposizione –: esprimere, a nome del Consiglio comunale e del sindaco, solidarietà ad Arianna Ciccone, la giornalista alla quale il 25 aprile è stato impedito di sfilare in un corteo cittadino perché esponeva la bandiera ucraina. Fatto che ha avuto un’ampia eco mediatica a scapito della città. Nel corso della discussione abbiamo accettato tutti gli emendamenti proposti dalla maggioranza, nel tentativo di arrivare a un testo condiviso. Abbiamo però ribadito il punto essenziale e irrinunciabile dell’atto: che il Comune esprimesse formalmente solidarietà per quanto accaduto. Ed è proprio su questo che la maggioranza ha scelto di votare contro”. È proprio questo passaggio che, secondo i firmatari, rende il voto particolarmente significativo. Non un dissenso tecnico o procedurale, ma il rifiuto esplicito di assumere una posizione formale.

Le motivazioni contestate

A suscitare ulteriore indignazione sono state le argomentazioni emerse durante la discussione consiliare. Secondo quanto riferito dall’opposizione, sarebbe stato sostenuto che il corteo del 25 aprile, in quanto manifestazione organizzata da soggetti specifici, dovesse essere considerato un evento “privato”, con la conseguente facoltà degli organizzatori di stabilire modalità e condizioni di partecipazione. Una tesi che i consiglieri respingono con forza.

“Le motivazioni ascoltate in aula - proseguono i consiglieri di opposizione del Comune di Perugia - sono sconcertanti. È stato detto che il corteo era ‘privato’ e gli organizzatori potevano decidere liberamente chi potesse partecipare e a quali condizioni. Possibile che il Comune non avallasse tali condizioni? Una tesi pilatesca e pericolosa, perché finisce per giustificare l’esclusione di chiunque da una manifestazione pubblica e simbolica come quella del 25 aprile semplicemente perché non gradito agli organizzatori”.

Il riferimento è al rischio, secondo l’opposizione, di creare un precedente culturale e istituzionale delicato, capace di ridefinire in senso restrittivo il concetto di partecipazione a ricorrenze che appartengono alla memoria collettiva nazionale.

Il tema della libertà di espressione

Tra i punti più duri della nota vi è la contestazione di un’altra motivazione emersa durante il confronto. Secondo quanto riferito dai consiglieri, sarebbe stato sostenuto che Arianna Ciccone, per il ruolo professionale ricoperto, avrebbe dovuto essere consapevole delle dinamiche e delle possibili tensioni legate alla presenza della bandiera ucraina nel corteo.

Una lettura giudicata inaccettabile dalle opposizioni. “È stato poi sostenuto - proseguono i consiglieri di opposizione - che Arianna Ciccone, per il lavoro che svolge, ‘avrebbe dovuto sapere’ quali fossero le regole del corteo. Come se la responsabilità di quanto accaduto fosse di chi subisce l’esclusione e non di chi la impone”.

Il passaggio assume un rilievo ancora maggiore nel richiamo a quanto avvenuto nel 2025, quando - ricordano i consiglieri - un manifestante con la bandiera ucraina sarebbe stato fisicamente aggredito. “Ancora più grave è stata l’argomentazione secondo cui, dopo quanto accaduto lo scorso anno, quando un manifestante con la bandiera ucraina fu addirittura aggredito fisicamente, presentarsi con una bandiera giallo-azzurra significa esporsi a dei rischi. Una posizione che manifesta una resa culturale e civile alla violenza nei cortei: invece di condannare chi minaccia o intimidisce, si invita implicitamente chi manifesta liberamente le proprie idee a rinunciare a farlo”.

Il significato del 25 aprile

La riflessione finale delle opposizioni si sposta sul valore storico e simbolico della Festa della Liberazione. “Noi continuiamo a credere che il 25 aprile debba essere la festa della Liberazione, fatto storico ben preciso e contestualizzato e non essere la parata di ideologie di parte, come invece sta avvenendo sempre con maggior frequenza nelle città italiane”.

Una posizione che richiama il tema della neutralità istituzionale e della necessità di preservare la ricorrenza da letture divisive. “Continuiamo a credere che un’istituzione democratica abbia il dovere di esprimere solidarietà quando una cittadina viene discriminata perché sfila con un simbolo di libertà e di resistenza. Il voto della maggioranza resterà agli atti. Così come resterà agli atti il rifiuto di pronunciare una parola semplice ma necessaria: solidarietà”.

AUTORE
foto autore
Francesco Mastrodicasa
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE