Un’altra notte di paura, un’altra storia che riporta al centro dell’attenzione il tema della violenza domestica e del rispetto delle misure cautelari. A Perugia, un uomo di 44 anni è stato arrestato in flagranza dopo aver violato il divieto di avvicinamento nei confronti della moglie. Un provvedimento che avrebbe dovuto garantire distanza e sicurezza, ma che è stato ignorato, trasformando una situazione già delicata in un nuovo episodio di tensione.
La vicenda si è consumata nelle ore serali, quando la donna, accortasi della presenza dell’ex compagno nei pressi della propria abitazione, ha immediatamente lanciato l’allarme. L’uomo, infatti, si era posizionato sotto casa, cercando di attirare la sua attenzione dalla strada. Un comportamento insistente, invasivo, che ha fatto temere un’escalation.
Nonostante i ripetuti inviti ad allontanarsi, il 44enne ha continuato a rimanere nei dintorni dell’abitazione, costringendo la donna a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Una chiamata che si è rivelata decisiva per evitare sviluppi potenzialmente più gravi.
La risposta della Polizia di Stato è stata rapida. Una pattuglia della Squadra Volante ha raggiunto in pochi minuti la zona segnalata, individuando l’uomo ancora nei pressi dell’abitazione. Un riscontro diretto che ha confermato la violazione del provvedimento in atto.
Gli accertamenti successivi hanno chiarito ulteriormente il quadro: il 44enne era già destinatario di un ammonimento del Questore di Perugia, emesso nel 2022 in seguito a precedenti episodi di natura domestica. Un elemento che evidenzia una situazione pregressa complessa e che rafforza la gravità della condotta.
Di fronte a una violazione così evidente, è scattato l’arresto in flagranza. L’uomo è stato quindi accompagnato negli uffici della Questura, dove è stato trattenuto nelle camere di sicurezza su disposizione del pubblico ministero di turno, in attesa dell’udienza di convalida.
Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato. Solo pochi giorni fa, nel capoluogo umbro, un altro uomo - questa volta di 34 anni - era stato arrestato per aver violato una misura analoga. Anche in quel caso, tutto era partito da una telefonata al Numero Unico di Emergenza 112, effettuata dalla vittima dopo aver avvistato l’ex partner nei pressi del proprio luogo di lavoro.
Anche in quell’occasione, l’intervento delle Volanti è stato tempestivo. Gli agenti hanno individuato l’uomo ancora nella zona vietata, confermando la trasgressione delle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria. Un copione che si ripete e che evidenzia una criticità: il rispetto delle misure cautelari non può essere dato per scontato.
Nel sistema penale italiano, la violazione delle misure di allontanamento dalla casa familiare o del divieto di avvicinamento rappresenta oggi un reato autonomo, disciplinato dall’articolo 387-bis del codice penale. Si tratta di una norma relativamente recente, introdotta per rafforzare la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.
In passato, infatti, l’inosservanza di tali provvedimenti comportava conseguenze limitate, spesso legate alla semplice aggravazione della misura cautelare. Con l’introduzione del cosiddetto “Codice Rosso”, il legislatore ha scelto di intervenire in maniera più incisiva, trasformando la violazione in un delitto vero e proprio.
La legge prevede una pena che va dai sei mesi ai tre anni di reclusione per chi non rispetta i divieti imposti dal giudice. Ma l’aspetto più rilevante è la procedibilità d’ufficio e, soprattutto, la possibilità di arresto immediato in flagranza. Questo significa che le forze dell’ordine possono intervenire senza attendere ulteriori sviluppi o nuove aggressioni.
Il principio alla base della norma è chiaro: proteggere la vittima nel momento più delicato, ovvero quello successivo alla denuncia. È proprio in questa fase che il rischio di recidiva o di escalation è più alto, e per questo motivo il legislatore ha previsto strumenti più rapidi ed efficaci.
Tra questi, un ruolo centrale è affidato anche alla tecnologia, come il braccialetto elettronico. Questo dispositivo consente di monitorare gli spostamenti dell’indagato e di segnalare eventuali violazioni delle distanze minime imposte, generalmente fissate in alcune centinaia di metri. In caso di superamento dei limiti, viene inviato un alert alle forze dell’ordine, che possono intervenire in tempo reale.